San Francesco di Paola nelle immaginette devozionali

di Demetrio Guzzardi – curatore della rassegna itinerante “Santi, santità e santini di Calabria

In occasione del cinquecentenario della canonizzazione del grande santo calabrese, avvenuta il 2 maggio 1519, ne celebriamo la figura attraverso una prospettiva originale: quella dei santini

Agli inizi del Novecento iniziava il grande fenomeno migratorio; chi partiva per l’altro mondo, una volta giunto oltre Oceano avvertiva il desiderio di avere con sé l’immaginetta del santo patrono o della Madonna venerata nel proprio paese. Cambiò la richiesta agli stampatori, non più santini generici, con richiami simbolici ad una Chiesa tutta tesa alla sola salvezza delle anime, ma santini particolari, anche solo foto delle statue davanti a cui si era sempre pregato; proprio in quel periodo si stava sviluppando l’arte fotografica: nacquero in quel momento i santini locali, stampati in bianco e nero. Per le copie da mandare all’estero era davvero proibitivo il costo del colore e così le statue della Vergine Maria e dei santi, da sempre conosciuti ed amati, furono fotografate e riprodotte nel modo più economico. In quel tempo, nelle Americhe, i nostri nonni «pregavano in bianco e nero»; anticipando inconsapevolmente alcune tematiche del Concilio Vaticano II, su cosa significa l’inculturazione della fede e vivere l’appartenenza ecclesiale in una precisa comunità cristiana. Tra i santini più diffusi nelle case dei nostri emigranti, oltre al Sacro Cuore di Gesù ed alla Madonna del Carmine, ci fu San Francesco di Paola, «il più santo dei calabresi, il più calabrese dei santi», ma anche quei frati della famiglia minima già dichiarati beati dalla Chiesa Cattolica, in primis San Nicola Saggio da Longobardi.

Non c’è luogo di culto in Calabria dove non si trovi un’immagine di San Francesco di Paola. Il santo è entrato a pieno titolo nella vita del popolo, tutti lo conoscono e ne riconoscono le fattezze, eppure in pochi conoscono che «l’amore alla maggiore penitenza» e «a chi ama Dio tutto è possibile» sono le chiavi di lettura per capire il grande messaggio di San Francesco di Paola. L’Ordine dei Minimi da lui fondato segue con fedeltà il suo carisma, sperimentando che vivere la vita quaresimale è la modalità pedagogica per giungere con pienezza alla gioia della Pasqua. Nelle immaginette del santo paolano troviamo delle caratteristiche, i cosiddetti attributi dei santi, che sono davvero inconfondibili: San Francesco è vestito con un abito scuro, ai piedi ha gli zoccoli di legno, ha la barba bianca e lunga ed un naso aquilino. La testa è quasi sempre coperta dal cappuccio che, «rappresenta l’urna della carità» e «la condizione di eremita, alla maniera degli anacoreti bizantini».

Ma il miracolo più celebre resta l’attraversamento dello Stretto di Messina con il suo mantello, dopo il netto rifiuto del barcaiolo Pietro Coloso di trasportarlo in Sicilia. Per questo miracolo San Francesco di Paola è invocato dalla gente del mare. Secondo padre Cozzolino: «Il mare è segno di unione, congiunge terre lontane; ci fa pensare a San Francesco mentre lo percorre sul mantello tra Catona e Messina e alla nostra civiltà mediterranea e cristiana. È luogo di lavoro e di fatica: si pesca e serve per il trasporto, ci fa pensare a San Francesco che è intervenuto per favorire pescatori e trasportatori, facendoci comprendere la nobiltà e la santità del lavoro. È espressione di bellezza, di serenità, di pace, di potenza, di forza e ci fa pensare a San Francesco che l’ha contemplato più volte ed è intervenuto per calmare le acque e concedere una rotta sicura ai naviganti, insegnandoci la sacralità della natura, che va rispettata e protetta. È espressione di speranza e di accoglienza e ci fa pensare agli immigrati che approdano disperati sulle nostre coste. Anche San Francesco sbarca da emigrante in Francia, continuando ad amare la Calabria, sua terra, e diventando cittadino di due patrie».

L’iconografia di San Francesco di Paola è abbondante anche perché nei chiostri dei conventi minimi troviamo sempre nelle lunette degli affreschi con i miracoli che hanno accompagnato la sua vita; il ricordo del miracolo è una forma di quella che viene definita «carità miracolosa di frate Francesco». Ci sono molti santini che attorno alla figura del santo, a mo’ di florilegio, sistemano alcuni episodi dei miracoli operati da San Francesco in modo da ricordare che questi eventi straordinari sono contrassegnati dall’abbandono fiducioso in Dio. Tra i molteplici miracoli, nei santini è ricordato il suo grande amore per gli animali: l’agnellino Martinello, la trota Antonella e il cerbiatto. Altra caratteristica delle immagini di San Francesco è la scritta Charitas, su tre righe, per sottolineare la sua devozione alla Santissima Trinità. In molti santini la scritta Charitas si trova in cielo o su un disco d’oro attaccato al bastone, in altri ancora è in uno scudo consegnato a San Francesco dall’Arcangelo Michele, che è il protettore principale dell’Ordine dei Minimi, oppure sorretto da puttini, come nella grande statua marmorea di Giovanbattista Maini nella Basilica di San Pietro a Roma. Tra i soggetti più utilizzati nei santini troviamo l’icona di Montalto Uffugo, sicuramente quell’immagine avrà fatto presa nel mondo popolare. Il dipinto è considerato l’archetipo delle immagini del santo e, secondo una tradizione orale, fu realizzato da un pittore che spiò il frate dal buco della serratura, in una stanza del castello del re di Napoli.

Le immaginette che riproducono le statue di San Francesco, da qualche collezionista sono addirittura scartate, considerate alla stregua di mezze cartoline illustrate, mentre da altri sono collezionate e molto ricercate, proprio per la loro unicità. In alcuni paesi esistono addirittura due statue del santo, quello a figura intera ed il mezzobusto; i collezionisti tematici cercano di avere nei propri raccoglitori, ambedue le immagini. Da segnalare anche i santini con le statue vestite, o dal solo abito oppure, come quelle siciliane, con la fascia rossa del patronato. In alcuni santini locali, oltre alla statua vi è la riproduzione della chiesa o addirittura il panorama del paese, un modo per riaffermare la protezione del santo sull’intera comunità.  Le immaginette, in qualche modo, raccontano anche il periodo storico in cui vengono realizzate. Nei primi anni del Novecento vige la moda dello stile liberty che condizionerà anche gli editori dei santini che inseriscono nei loro prodotti motivi floreali. Durante il secondo conflitto mondiale vengono pubblicate immaginette particolari, destinate ai soldati al fronte, chiamate dai collezionisti santini militari e vengono ricercate, in modo particolare, quelle sgualcite, perché custodite gelosamente nei portafogli dai giovani in grigioverde. Negli anni Sessanta un nuovo tema iconografico illustrerà i santini; con l’avvento della motorizzazione di massa, in numerose immaginette spunta un’auto e le preghiere sono tutte dedicate affinché venga protetto il conducente e i passeggeri. In alcuni casi troviamo persino i segnali stradali con i principali cartelli di pericolo, quasi a voler chiedere al proprio santo preferito di guardare dall’alto i viandanti moderni, che utilizzano i mezzi a motore. Un santino particolare è considerato il calendarietto: oltre a segnare i giorni e individuare le feste mobili, come la Pasqua, l’Ordine dei Minimi ha legato la loro diffusione, naturalmente con una foto a colori del santo fondatore, alla raccolta di fondi per sostenere i fratini. Il collegio ha così dato la possibilità di studiare, e magari verificare la propria vocazione religiosa, a centinaia di adolescenti.

 

 

 

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