Leonardo da Vinci

Come nasce un grande genio

di Rebecca Pedrazzi – storica dell’arte e giornalista

Il 2 maggio 1519 moriva uno dei più grandi geni che l’intera umanità abbia mai avuto: Leonardo da Vinci. Il 2019 segna dunque l’anniversario dei 500 anni dalla sua morte e per celebrare la memoria di questo grande uomo d’ingegno, sono state inaugurate in tutta Italia mostre a lui dedicate. Un’occasione per riscoprire la vita di un uomo che ha rivoluzionato molti campi del sapere con le sue incredibili scoperte e i suoi studi visionari.

Ma chi era Leonardo da Vinci? Un pittore, ingegnere, disegnatore, scienziato, progettista, inventore, poeta, scenografo; e ancora uno studioso e appassionato di anatomia, astronomia, arte, architettura, scultura. Un lungo elenco che potrebbe ancora proseguire e che si può riassumere in due parole: genio poliedrico. Leonardo da Vinci, fin da giovane, si è posto molte domande cercando sempre il modo per trovare risposte tangibili. Le sue ricerche e le sue scoperte ci affascinano ancora. Oggi potremmo definirlo come un genio multitasking con un altissimo QI. Al di là dei capolavori creati – dalla  Gioconda all’Ultima Cena, dal disegno dell’Uomo Vitruviano ai suoi appunti sugli studi anatomici – ci  chiediamo: come è diventato artista, scienziato e inventore? Come ha fatto a realizzare opere che spaziano dai dipinti ai progetti di lavoro di ingegneria?

Per comprendere come Leonardo sia diventato un indiscusso genio poliedrico dobbiamo dare uno sguardo alla sua biografia, in particolare dobbiamo partire dall’analisi degli anni della sua formazione e del suo apprendistato a Firenze.

Come nasce un genio: la sua formazione.  Leonardo nasce nel 1452 a Vinci, un piccolo borgo vicino a Firenze. Il primo documento che abbiamo su di lui si riferisce alla sua nascita che viene annotata dal nonno Antonio, il quale su un libro scrive: «1452. Nacque un mio nipote figliuolo di ser Piero mio figliuolo a dì 15 aprile in sabato a ore 3 di notte. Ebbe nome Lionardo». La madre non viene menzionata in queste note: Leonardo è infatti figlio di una relazione illegittima tra ser Piero da Vinci, facoltoso notaio fiorentino, e Caterina,  di cui ancora oggi non abbiamo molte informazioni. Il padre ser Piero è un uomo colto e comprende la predisposizione per il disegno del giovane da Vinci, e decide di portarlo a Firenze dal suo amico pittore Andrea del Verrocchio. A tal proposito, Giorgio Vasari ci racconta che «gli portò ad Andrea del Verrocchio, che era molto amico suo, e lo pregò strettamente che gli dovesse dire, se Lionardo attendendo al disegno farebbe alcun profitto. Stupì Andrea nel veder il grandissimo principio di Leonardo…». E Leonardo da Vinci entrò nella bottega del Verrocchio.

Andrea del Verrocchio e la sua bottega. Siamo a Firenze, una città in pieno fermento culturale e in grande crescita. In questa prosperosa fase rinascimentale, sotto l’egida dei Medici, Andrea di Michele di Francesco di Cione detto Il Verrocchio, crea la sua bottega che diventa ben presto una delle più fiorenti. Il giovane Leonardo fece ingresso in questa bottega all’età di sedici anni: era il 1468. Per capire la poliedricità di Da Vinci dobbiamo proprio fermarci ad analizzare la bottega del Verrocchio. Qui infatti andiamo oltre i classici insegnamenti sul disegno e sulla pittura. In queste “scuole” per artisti, venivano insegnate anche le Artes Mechanicae, ossia tutte quelle discipline necessarie per saper costruire una chiesa, un ponte o una complessa scenografia teatrale. L’artista doveva infatti anche essere un esperto in ingegneria, in matematica, storia, geometria, prospettiva, natura. Questo perché l’Arte andava di pari passo con gli ultimi studi sulle arti tecnico-scientifiche. Un esempio su tutti di questa incredibile evoluzione nel Rinascimento ci è data dalla cupola di Santa Maria del Fiore realizzata da Filippo Brunelleschi che qui utilizza, per la prima volta, la prospettiva lineare.

«Chi mai sì duro o sì invido non lodasse Pippo architetto vedendo qui struttura sì grande, erta sopra e’ cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e’ popoli toscani, fatta sanza alcuno aiuto di travamenti o di copia di legname, quale artificio certo, se io ben iudico, come a questi tempi era incredibile potersi, così forse appresso gli antichi fu non saputo né conosciuto?» (Leon Battista Alberti, De Pictura).

Verso il concetto di “artista moderno”.  Perché abbiamo citato il Brunelleschi? Perché con la sua incredibile cupola, egli aveva ridimensionato il concetto di architetto. Brunelleschi è forse il primo architetto moderno in grado di inglobare nella sua figura il ruolo di ingegnere e progettista; di intellettuale e di capomastro. La diretta conseguenza è che anche gli artisti non devono ora essere da meno, soprattutto a Firenze. Per questo motivo, l’apprendistato di Leonardo presso il Verrocchio è un percorso di formazione multidisciplinare. Non è un caso che proprio in questa bottega si siano formati artisti famosi in tutto il mondo come, oltre a Leonardo, Sandro Botticelli, Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio e Luca Signorelli. Possiamo allora affermare che Leonardo è nato con una molteplicità di talenti e tanto ingegno, ma che è stata proprio la bottega del Verrocchio a dargli i primi strumenti necessari per avviarlo verso una strada di successo nei diversi campi: dall’ingegneria all’arte. Non dobbiamo allora più sorprenderci quando passiamo in analisi le opere di Leonardo che comprendono sia i dipinti, ma anche incredibili studi e progetti sull’anatomia, sulle armi, sulle macchine da guerra fino alle ali artificiali. Arriviamo ora al 1472 quando il ventenne da Vinci viene iscritto al registro dei pittori della Compagnia di San Luca. Da questo momento Leonardo può ricevere commissioni di opere e lavorare in autonomia. Il suo talento artistico già si può ammirare nelle sue primissime opere e la sua fama inizia presto a crescere. Ma Leonardo non si accontenta. La sua sete di conoscenza vuole di più: è l’artista rinascimentale per eccellenza. I suoi interessi lo portano ad indagare i meccanismi che regolano la natura e la scienza e questo gli è possibile grazie al suo incredibile spirito d’osservazione e alla sua abilità di disegnatore. Leonardo parte proprio dall’analisi sul campo per riportare le sue riflessioni e analisi sulla carta. Ma c’è una cosa che manca – e che tormenta – il giovane Leonardo. Seppur consapevole delle sue capacità e del valore della sua ricerca, Leonardo era un uomo “senza lettere”. La sua grande lacuna era proprio di non conoscere le “lettere” come il latino che gli avrebbe permesso di aprirsi a nuovi orizzonti nel campo scientifico.

Arti Liberali e Arti Meccaniche. Nella Firenze del Quattrocento era molto marcata la differenza tra arti liberali e arti meccaniche. Il Rinascimento eredita dal Medioevo questa divisione tra il nobile e spirituale lavoro intellettuale (le arti liberali) e le arti che richiedono uno sforzo fisico (appunto le arti meccaniche), relegate ad essere in una posizione di inferiorità. La Poesia e la Pittura stavano in un limbo a metà tra queste due arti, sebbene la poesia trovava un grande sostegno dai letterati. Sebbene culla del Rinascimento,  a Firenze i ricercatori delle arti meccaniche non erano apprezzati quanto avrebbero dovuto. E Leonardo, ben consapevole del valore della sua ricerca, si ribella a questa arcaica e obsoleta “tendenza”. Per lui infatti la pittura è scienza, ed occupa un gradino più alto rispetto alla scultura e alla poesia. «Questa [la pittura ndr] non si copia, come si fa le lettere, che tanto vale la copia quanto l’origine. Questa non s’impronta, come si fa la scultura, della quale tal è la impressa qual è l’origine in quanto alla virtù dell’opera. Questa non fa infiniti figliuoli come fa i libri stampati; questa sola si resta nobile, questa sola onora il suo autore, e resta preziosa e unica, e non partorisce mai figliuoli eguali a sè. E tal singolarità la fa più eccellente che quelle che per tutto sono pubblicate.»  E a questo punto, ormai trentenne, quando riceve una nuova opportunità di lavoro, la coglie al volo.

Da Firenze a Milano. Era giunto il momento di lasciare Firenze verso nuove esperienze. L’opportunità gli viene data proprio da Lorenzo il Magnifico che gli propone di andare a Milano alla corte degli Sforza. Leonardo si presenta a Ludovico il Moro scrivendogli nel 1482 una lettera. Questa epistola ci racconta molto del nostro geniale Leonardo e del livello di conoscenza da lui raggiunto: è ormai un uomo maturo e consapevole, in grado di realizzare non solo commissioni di opere d’arte ma anche ponti, armi da guerra difensive e d’attacco, opere idriche e tanto altro. Leonardo, come afferma, era ora in grado di fare cose straordinarie per l’epoca: «[…] componerò […] instrumenti di mirabile efficacia et fora de l’usato, et insomma secondo la varietà de’ casi componerò varie et infinite cose da offender et difender». E per dare forza e concretezza alle sue parole, Leonardo realizzò per Ludovico il Moro una lira a forma di teschio di cavallo: una cosa “bizzarra e nuova” per mostrare ai potenti Sforza che lui non era solo un pittore ma anche, appunto, un inventore. Alla corte milanese Leonardo trovò un raffinato clima umanistico, un ambiente estremamente stimolante. In questi anni lavora assiduamente come pittore, scenografo, ingegnere idraulico, proseguendo e ampliando sempre i suoi progressi nelle diverse discipline, dalla matematica all’anatomia. Realizza tra le sue opere più belle: La Dama con l’Ermellino, il Ritratto di Musico e uno dei suoi più grandi capolavori della storia dell’arte: il Cenacolo nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie. I suoi studi – nei diversi campi – proseguono con grande successo grazie anche ai nuovi importanti incontri alla corte degli Sforza. Visionari e ancora oggi incredibili sono i suoi studi sull’anatomia: è proprio di questi anni il celebre disegno dell’Uomo Vitruviano.

 

Ritorniamo alla nostra domanda iniziale: Leonardo, come è diventato artista, scienziato e inventore? Siamo arrivati qui, con la sua esperienza milanese, alla maturità di un genio poliedrico, che è partito dal suo piccolo borgo toscano. Ecco che ora si può delineare il percorso di nascita e crescita di un genio: dalla indiscussa predisposizione alla ricerca, insita in Leonardo, al suo percorso di studi e di lavoro. Dalla bottega del Verrocchio, dove ha appreso le basi – quella multidisciplinarità che lo ha fortemente formato – fino alla corte degli Sforza. Negli anni successivi, Leonardo riprenderà a viaggiare e continuerà a dipingere, studiare, analizzare, annotare e creare incredibili capolavori nei diversi campi, dalla pittura alla scienza.

Oltre ai suoi meravigliosi capolavori d’arte e alle sua geniali invenzioni, forse non tutti sanno alcune scoperte ed intuizioni che aveva avuto il nostro Leonardo: ad esempio è stato il primo uomo a comprendere cos’erano i fossili e a studiarli, capendo infine perché è possibile trovare fossili marini in cima alle montagne. Studiò le leggi di gravitazione paragonando i pianeti a calamite per spiegare un concetto estremamente complesso per l’epoca; ed ancora studiò e teorizzò il modello di moto perpetuo. Incredibili sono i suoi studi  visionari nel campo naturalistico e botanico: analizzò la disposizione delle foglie capendo che queste crescono seguendo leggi matematiche (teoria ripresa ben tre secoli più tardi). Scoprì che le piante hanno anelli concentrici e che questi ne indicano l’età (teoria confermata oltre cento anni dopo). Leonardo è ancora oggi un uomo che stupisce per i suoi studi, la sua abilità e le sue innumerevoli scoperte: un uomo ancora oggi da “studiare”.

 

 

 

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