La costa del Cilento, tra mito e riservatezza

di Carolina Attanasio – foto di John Jackson

Se non avete mai messo piede in Cilento, avete sbagliato. Certo, così forse non la pensano molti degli abitanti di questo lembo di terra incastonato tra il litorale a sud di Salerno e la Basilicata, custodi gelosi di una riservatezza e una semplicità che non vuole contaminarsi nel turbinio incessante del turismo di massa. Lontano dai clamori di città e dal ronzio incessante della fretta che, impietosa, ci circonda, la strada verso il Cilento è lastricata di lentezza, e a buona ragione. Venendo da nord, decine di paesi e paesini vi guardano timidi e rocciosi dall’alto di qualche collina, o lontani all’orizzonte, mentre scivolate verso il suo primo, glorioso avamposto. Paestum è una delle aree archeologiche più importanti del sud Italia: ombra di Pompei, vi porta ancora più indietro nel tempo, nella culla della Magna Grecia. Il suo profilo ellenico, bianco antico nel verde della pianura al sapore di bufala, marca il tratto distintivo di una terra bagnata da un mare biblico e protetta da fiere montagne. Se è vero che la morfologia del territorio riflette la tempra di chi lo vive, allora nei profili diffidenti del Cilento si coglie lo spirito di generazioni. In quasi ogni famiglia c’è una discendenza contadina, che nel tempo si è amalgamata alla borghesia e a quella poca nobiltà rurale che, in alcuni borghi, vi capita di riconoscere dall’unico palazzo che domina la discrezione del centro storico. In tempi di turismo slow, farvi due passi in Cilento non è un’idea così malsana. Scordatevi la vida loca e godetevi la varietà del paesaggio: in un giorno potete passare dal trekking in montagna alla spiaggia con rapidità disarmante. Se l’entroterra è quasi un discorso a parte, misterioso e mistico come la Certosa di Padula, suo simbolo incontrastato, la costa è un fiorire di biodiversità. Qui la macchia mediterranea si inerpica su scogliere a strapiombo sul mare, prima di scivolare leggera su spiagge dominate da antiche torri saracene. La Dieta Mediterranea, di cui tanto si decanta, nasce qui, dagli studi di Ancel Keys negli anni Cinquanta e Sessanta sulle abitudini alimentari del posto, basate su alimenti poveri (pasta, pesce, frutta, verdura, legumi e olio d’oliva) e garanti di longevità rispetto alle più corpose abitudini del nord Europa. Vi basta fare un salto a Pioppi, casa del biologo per quarant’anni, o alla vicina Acciaroli, per scoprire un piccolo mondo meraviglioso, fatto di acqua trasparente e piazzette dove si gioca a carte, o ci si ferma solo ad assaporare il tempo. Rotolando verso sud, inciamperete nei vicoli di Pisciotta, e della sua Marina: qui si parla una sola lingua, quella delle alici di Menaica, presidio slow food. Non fermatevi qui, siete troppo vicini al mito di Palinuro per lasciarvelo sfuggire. Il suo promontorio segna l’incrocio di correnti e storie che scivolano indietro nel tempo fino all’Eneide e le sue grotte e insenature sono l’anello mancante tra terra e cielo. Le foto di quest’articolo sono di John Jackson, probabilmente l’unico inglese vivente in Cilento. A volte è l’occhio di uno straniero a ricordarci la vera bellezza del posto da cui proveniamo.

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