Il Cammino di San Francesco di Paola

di Alessandro Mantuano

In sei giorni è possibile percorrere i 112 chilometri dell’itinerario escursionistico che ricalca i passi del Santo e collega alcuni luoghi toccati dalla testimonianza della sua vita e della sua predicazione. Siamo in Calabria, nella provincia cosentina, fra boschi incantati, antichi borghi, vedute da sogno. Un viaggio affascinante sulle orme dell’eremita calabrese. Dolci rilievi macchiati da grandi e belle faggete, con alberi monumentali e slanciati, inondate, per l’estrema vicinanza del mar Tirreno, da nebbie persistenti che favoriscono un microclima fresco con una vegetazione di montagna a quote decisamente basse. Camminando sui sentieri di questi monti si rimane incantati dalle vedute che si concedono agli occhi del viaggiatore. È in questo scenario che, grazie a ricerche storiche e a valutazioni cartografiche, è stato possibile ricostruire i probabili itinerari percorsi sei secoli fa dall’eremita calabrese. San Francesco di Paola, infatti, nel Quattrocento impegnava a piedi i ripidi sentieri della Catena Costiera in un senso e nell’altro, attraversando alti valichi e compiendo tragitti di decine e spesso centinaia di chilometri, ogni qualvolta doveva spostarsi per raggiungere malati o incontrare governanti e uomini appartenenti alla gerarchia ecclesiastica, o costruire nuovi monasteri.

Data la posizione centrale del Santuario di Paola lungo il Cammino, questo può essere percorso anche solo parzialmente. Quattro infatti sono gli itinerari previsti: La Via del Giovane: 49 chilometri in tre tappe, che si dirama dal Convento di San Marco Argentano dove un Francesco fanciullo rimase per un anno. La Via dell’Eremita: 63 chilometri in tre tappe, che parte da Paterno Calabro. La Via dei Monasteri: 130 chilometri in sei tappe, che unisce i conventi fondati dal Santo: Paterno Calabro, Spezzano della Sila e Corigliano Calabro. La Via per la Francia: 70 chilometri in tre tappe, che ripercorre gli ultimi giorni di Francesco in Calabria prima di partire per la Francia, dove fu chiamato dal re Luigi XI; l’ultimo saluto di benedizione alla sua terra il Santo lo diede sulla cima del Monte Sant’Angelo, sul Pollino.

I primi due itinerari sono già attivi, con segnaletica completa (110 pietre miliari elegantemente decorate con il “sole”, simbolo del Cammino) e accoglienza organizzata (ad ogni fine tappa il pellegrino può trovare ospitalità di diverso genere, in case private, in B&B o in rifugi di montagna); gli altri due itinerari sono in via di definizione. Chiunque può percorrere il Cammino in modo autonomo, portando con sé la “credenziale”, ossia il documento su cui far apporre i timbri dei luoghi visitati per ricevere alla fine il Testimonium, la pergamena timbrata dai frati dell’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola.

Il Cammino – inserito nell’Atlante dei Cammini d’Italia del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – è insomma un lungo sentiero che unisce diversi territori, ma soprattutto una rete di persone, compagni di viaggio, gente del posto. Il camminatore si ritroverà, giorno per giorno, a ricostruire la vita del Santo raccontata dai luoghi. Se ne può fare esperienza anche percorrendolo in mountain bike. Il periodo migliore è la primavera, l’inizio estate e l’autunno.

 

 

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