Cinema. Le Terre Rosse di Giovanni Brancale.

Uno sguardo diverso sul Sud post-unitario.

di Angela Ippolito

Il fenomeno del brigantaggio in Basilicata ed il crollo del sogno di riscatto nell’Italia post-unitaria sono il filo conduttore del film di Giovanni Brancale Le terre rosse. La narrazione è incentrata sulle vicende di alcuni giovani ex garibaldini che, nonostante il nuovo assetto politico nazionale, continuano ad essere vittime di soprusi e perciò tentano una via di fuga, trovandola nell’emigrazione o nella criminalità. Il film, dunque, dà voce e luce ad uno dei momenti storici tra i più  bui e silenti della realtà post-unitaria che ha attraversato le popolazioni del sud Italia. Un progetto che prova a regalare un punto di vista nuovo e differente al nostro Risorgimento  e che punta a focalizzare l’attenzione sulla quotidianità  di tutti coloro i quali abbiano subìto inermi la “somma decisione”. Un progetto cinematografico che scorre negli occhi e sulla pelle di chi ha vissuto tale realtà e che non ha potuto neanche raccontarla con la sua anima. Una pellicola indipendente giunta addirittura oltralpe, passando da nord a sud, attraverso i borghi e le città che hanno scelto di offrire una diversa verità. Il titolo, elegante e colorato, enuncia  il rosso dell’inutile sangue versato nel nostro Sud, il rosso dell’amore per questa amara terra, il rosso delle giubbe che promisero la libertà, il rosso della politica dell’utopia e finalmente il rosso della passione di chi non si sa arrendere e trova l’alternativa. Un progetto audace che sfida la consueta e pregressa letteratura filmica e storica. Ma anche delicato ed impegnato che, pur denunciando le reali condizioni di un Sud devastato dall’oppressione piemontese e dalle vessazioni politiche, non reclama pretese, non santifica ladroni e non mortifica santoni: parla il dialetto dei più umili, dei trasognanti e traditi  briganti,  ma insegna a leggere e scrivere con contenuto entusiasmo. Notevole l’interpretazione del protagonista, Simone Castato, che ha egregiamente prestato gli occhi e la voce a Giuseppe Prestone, di cui si narra la vita avventurosa nel paese lucano di Migalli, tra il 1860 e il 1887. Commoventi e familiari le note musicali.

Il film è tratto dal romanzo Il Rinnegato, scritto da Giovanni Brancale, papà del regista, e pubblicato nel 2007: un testo che sta a metà strada tra l’approfondimento storico e il romanzo e che l’autore scrisse con il titolo Avanti, Cristo dopo aver letto Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi. Il regista spiega con veemenza che il suo progetto non reclama alcuna valenza revisionista ma che mira dritto a far emergere la verità di chi né vince né perde e ad insegnare la memoria di tale verità. La sua è la scelta di chi vuol raccontare con crudezza la realtà di un movimento che ha spesso rappresentato l’unica salvezza delle anime sconfitte da ideali traditori e traditi, senza però convergere in faziose agiografie

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