Appunti di un pellegrino in marcia per Santiago

di Gianluigi Plazzogna

Ho percorso, alcuni anni fa, il cammino del famoso pellegrinaggio a Santiago avendo la costanza di appuntarmi ogni giorno le cose salienti su un taccuino, corredando gli appunti con alcuni schizzi ad acquerello. Ne è scaturito un diario intimo, prezioso, perché offre alle persone senza velleità sportive, come me, un’idea della fatica e delle possibilità di riuscita in questa piccola “impresa”. Mi interessava tradurre le emozioni del viaggio in qualcosa di più intenso che non fosse la semplice fotografia e siccome il rapporto che instauri con il Camino è un rapporto profondo ho cercato di far emergere i miei pensieri, ma anche le semplici azioni quotidiane, il ricordo di alcuni incontri avuti per strada, così come le cose più banali, i piccoli aneddoti che però rimangono nella loro semplicità, scolpiti nel cuore. E così oltre a scrivere, ho disegnato.

Gli schizzi sono rapidi, fatti dopo che arrivavo alla meta della tappa, dopo un po’ di riposo e avendo a disposizione non più di un’ora di tempo. Delle volte denunciano la stanchezza della giornata, ma per questo risultano più veritieri. Siamo partiti dalla Francia, Saint-Jean-Pied-de-Port; il classico cammino francese, il più frequentato, forse troppo frequentato, molta gente; ma è anche nello scambio di amicizie rapide, intense e le più diverse, nelle relazioni occasionali, ma dense di emozioni che si basa la bellezza di questo viaggio e quindi ben venga un po’ di folla. La prima sera siamo arrivati al rifugio di Orisson; dovevamo essere là per le 18.00 perché dopo chiudeva; eravamo in ritardo in quanto venivamo direttamente in auto dall’Italia ed il viaggio è risultato più lungo del previsto. Abbiamo deciso di segnare nel taccuino il tragitto di ogni giorno, sottolineando ed elencando tutti i piccoli paesi di passaggio, ma anche le distanze, i tempi per le pause, le calorie consumate, la media oraria (mai da atleta…!) e da non dimenticare i sellos, i timbri ad ogni tappa.

Il secondo giorno abbiamo scavalcato i Pirenei per giungere a Roncisvalle. Nei giorni seguenti Zubiri e Pamplona. Spesso allegavo, come ogni buon diarista, i biglietti dei musei chiese o il conto della trattoria o altro e li incollavo nel mio carnet. Arriviamo a Pamplona, città fortificata, sosta al caffè Iruna, famoso perché frequentato, in passato, da Hemingway. Altre volte, lungo il percorso mi fermavo a disegnare alcune cose che mi colpivano (anche per trovare una scusa per una sosta) e così mi fermo a tratteggiare le sagome sull’alto del Perdón, oppure la piazza di Pamplona o le arcate di Puente la Reina.

A Puente la Reina il cammino francese si unisce a quello aragonese per continuare alla volta di Santiago per un’unica via. E poi di tappa in tappa passando per: Estella, città meravigliosa e ricca d’arte; Los Arcos; Logroño, capitale della Rioja, a berci un calice di ottimo vino in Calle del Laurel. Percorrendo meravigliosi campi di grano e paesaggi d’Arcadia ci fermiamo a Santo Domingo de la Calzada. Da lì a Belorado arriviamo finalmente in Castilla e León. Quindi a Burgos, dalla campagna, seguendo il fiume: bella la Puerta de Santa Maria con le statue degli illustri spagnoli, e poi la Cattedrale, e a sera la cena a casa di Ojeda, ambiente molto raffinato (e noi notati subito con ai piedi i sandali da pellegrino).

Le Mesetas, sconfinate interminabili; solo il tempo dell’orologio ci dice quando arriveremo. All’Oasi di San Bol ci ritempriamo ad una magnifica fonte di acqua freddissima ed arriviamo ad Hontanas: magia di quattro case, il villaggio che non arriva più, Castrojeriz, paese su una collina perfettamente conica, noto nel passato per le battaglie tra arabi e cristiani.  Un cartello ci dice che siamo a 470 km: abbiamo percorso più di metà strada. Altri lunghi chilometri tra le Mesetas per arrivare a Fromista (chiesa di San Martin e chiesa di San Pedro); Carrión de los Condes, lande piatte e sconfinate dove colonnine stradali in cemento con la conchiglia, ci indicano la strada da percorrere. Ci perdiamo per vie diverse, campi di grano all’infinito.  Abbiamo dormito in quelle casette di legno di solito riservate agli attrezzi da giardino, freddo…! e poi fuori nel buio della notte ad ammirare il Campus Stellae (via Lattea).  Arriviamo a León, antica capitale di Spagna. Tappa lunga 39 km. Cattedrale di Santa Maria de Regla – giorno di riposo – sera in plaza Mayor al Consistorio e visita a San Isidoro e alla cripta con affreschi del XIII secolo. Qui abbiamo riposato un giorno intero per poi proseguire per Astorga, nota per il Palacio Episcopal (el Castillo) di Antoni Gaudì.  Da Astorga cominciano le montagne, dapprima Foncebadón, poi la Cruz de Hierro, dove abbiamo depositato dei sassi che avevamo nello zaino da parecchi giorni come simbolo di espiazione dei nostri peccati. Arriviamo a Ponferrada, città templare con castello del XIII secolo. Un’altra dura tappa di montagna ci porta a O Cebreiro, passando prima per Villafranca del Bierzo.  Triacastela, Sarria e Melide. Altre dure tappe: la fatica accumulata si fa sentire e le energie mancano.

A Melide cena da Ezechiel, famoso per il polpo alla galiziana.  Pedrouzo, Lavacolla, dove i pellegrini si lavano i piedi prima di entrare in Santiago e finalmente a Santiago tutti ad abbracciarci in piazza della Cattedrale.

Alle ore 14.00 del 29 agosto ci consegnano la tanto attesa Compostela. La Cattedrale è la meta del nostro cammino e delle nostre fatiche e finalmente siamo arrivati. È  quasi buio ma non possiamo lasciare Santiago senza un ulteriore sguardo seminotturno alla Cattedrale. La fatica passata è in realtà ripagata dal sogno di fratellanza universale, che per un momento in Santiago e lungo la strada si è avverato: abbiamo tutti nel cuore il desiderio che, giunti a casa, il sogno possa continuare. Speriamo…, ma per noi che l’abbiamo vissuto è già un bel risultato che ci ha riempito il cuore di sentimenti e di valori buoni, di momenti genuini, semplici; che ci ha fatto dimenticare l’affannarsi dei ritmi di lavoro, delle preoccupazioni per vivere la lentezza e l’estasi del cammino, per ascoltare la natura e inebriarsi in essa, per vivere in pace e serenità con gli altri, per sentirci tutti “hermanos”, per sperare che d’ora in poi il nostro andare sia sempre lungo un “Buen Camino”.

 

 

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