La ragazza con la Leica di Helena Janeczek, un romanzo che strega

di Daniela Rabia

Vincitore del Premio Strega 2018 e del Premio Bagutta 2018 La ragazza con la Leica (Guanda editore) di Helena Janeczek è un romanzo intenso ed emozionante che cattura sin da subito il lettore e lo trattiene col fiato sospeso tra le sue righe per conoscere la storia di Gerda Taro. Gerda Pohorylle (meglio nota come Taro) nata a Stoccarda fu una fotografa famosa per i suoi reportage di guerra, la cui vita fu indissolubilmente legata a quella del fotoreporter ungherese Andrè Friemann, più conosciuto come Robert Capa. La sua vita fu stroncata tragicamente durante la Guerra di Spagna; Gerda fu travolta dai cingoli di un carro armato a soli ventisei anni il 26 luglio 1937, “un incidente stupido e crudele, però in una guerra, che con le sue immagini voleva vincere per tutti”. Le sue foto hanno vinto sicuramente facendo il giro del mondo, immortalandola e consegnandola alla storia come una ribelle, anticonformista, tenace e talentuosa fotografa, la prima caduta su un campo di battaglia. Ma Gerda nei tratti della penna della Janeczek è anche l’amica di Ruth Cerf con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania e prima di approdare in Spagna, e la compagna innamoratissima di Capa; i due scelgono insieme il nome di lui mutuandolo da Frank Capra e l’identità americana del fotoreporter i cui lavori hanno avuto successo ovunque. Robert Capa ci metterà tanto tempo a riprendersi dalla sciagura e cercherà di continuo la morte avvenuta nel 1954 durante la Prima Guerra d’Indocina. L’autrice ricrea tra le pagine che ci consegna, sullo sfondo un’atmosfera di conflitti sociali e ivi colloca relazioni autentiche d’amicizia e d’amore che la morte non spezza ma sublima nel ricordo di colei che diviene un’eroina, una figura mitica, emblema del coraggio e della caparbietà. L’incipit del testo non poteva che essere rappresentato da una splendida foto in bianco e nero della coppia di protagonisti accompagnata da parole magiche ed evocative “Da quando hai visto quella foto ti incanti a guardarli. Sembrano felici, molto felici, e sono giovani, come si addice agli eroi. Belli non potresti dirlo ma neanche negarlo, e comunque non appaiono eroici per nulla”. Il resto è incanto continuo: la storia, le vicende che s’intrecciano, i rapporti complicati e veri, la leggerezza pur nella pesantezza delle situazioni, l’arte del fotografare che “è fatta di nulla, inflazionata, merce che scade ogni giorno” eppure resta per sempre a parlare di se stessa e dell’artista che l’ha prodotta. Commovente la scena ritratta dalla scrittrice in cui Gerda in fin di vita e agonizzante chiede notizie delle sue macchine fotografiche, oggetti a lei infinitamente cari e strumenti della sua autentica passione. Nel romanzo più volte è rievocata l’amicizia tra Gerda e il poeta spagnolo Rafael Alberti che insieme alla moglie prese parte al suo funerale. Un altro poeta  Luis Pérez Infante le ha dedicato questi versi profondi che  a distanza di ottant’anni dalla sua scomparsa ci parlano di lei.

 

Malgrado la tua morte e le tue spoglie,

l’oro antico dei tuoi capelli

il fresco fiore del tuo sorriso al vento

e la grazia quando saltavi,

ridendo delle pallottole,

per fissare scene di battaglie,

tutto questo, Gerda, ci rincuora ancora.

 

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