Il nostro amico microbiota

di Ludovico Abenavoli – Docente di gastroenterologia all’Università “Magna Græcia” di Catanzaro

Il nostro intestino è colonizzato da una popolazione di batteri che comprende dalle 500 alle 1000 specie diverse, chiamata microbiota intestinale. Per le sue caratteristiche anatomiche e fisiologiche l’intestino è l’habitat naturale di un elevato numero di microrganismi e considerando che l’intero corpo umano è composto da circa un miliardo di miliardi di  cellule, la flora microbica è ben dieci volte più numerosa. Il microbiota racchiude sia specie autoctone e cioè acquisite dalla nascita, sia microrganismi transitori di origine ambientale. Infatti l’intestino, che rappresenta uno degli organi a maggior contatto con differenti agenti esterni come batteri, virus ed allergeni, costituisce la prima vera e propria barriera difensiva nei confronti di microrganismi che possono aggredire il nostro corpo, determinando anche gravi patologie. La colonizzazione del tratto gastrointestinale che ha inizio nelle prime ore successive alla nascita, continua con l’avanzare dell’età fino a formare una microflora caratteristica di ciascun individuo. In particolare nell’intestino tenue, che presenta una superficie assorbente di circa 250 m2, sono presenti batteri appartenenti a 14 famiglie, 45 generi e oltre 500 specie differenti, per un totale di circa 1,5 kg del nostro peso. Questo complesso di batteri “buoni” svolge numerose funzioni necessarie per mantenere in salute il nostro organismo. La perdita dell’equilibrio del microbiota può determinare lo sviluppo di un ampio numero di malattie, tra cui infezioni, disturbi metabolici, malassorbimento fino ad arrivare a malattie neoplastiche come il tumore del colon. Le patologie che ne conseguono, rappresentano quindi un rilevante problema sociale, in quanto sono fonte di vari sintomi spiacevoli di cui soffrono moltissime persone come gonfiore addominale, flatulenza, stitichezza e/o diarrea. Questa sgradevole sintomatologia è dovuta alla graduale sostituzione nell’intestino del microbiota da parte di batteri patogeni che minano la nostra salute. Le principali cause di alterazioni a carico del microbiota possono essere ricondotte ad un’alimentazione sbagliata, ad infezioni intestinali, alla somministrazione di terapia antibiotica o ad altre condizioni come la sindrome dell’intestino irritabile, l’intolleranza al lattosio, le malattie infiammatorie croniche intestinali, la malattia celiaca e l’obesità. Al fine di riequilibrare la composizione del microbiota intestinale, può risultare utile un approccio che preveda l’uso dei cosiddetti probiotici, definiti come microrganismi vivi e vitali che conferiscono benefici alla salute dell’ospite quando consumati, in adeguate quantità, come parte di un alimento o di un integratore. I ceppi probiotici presenti oggi sul mercato italiano, sotto forma di alimenti e integratori, con buona dimostrazione di efficacia, appartengono essenzialmente a due generi batterici e cioè Lactobacillus e Bifidobacterium. Gli effetti dei probiotici sul funzionamento normale o patologico dell’organismo umano sono ben documentati, ed il loro impiego da soli o in associazione con altre terapie in caso di alterazione del microbiota, costituisce un approccio terapeutico evidence-based nella moderna pratica clinica.

 

 

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