Guglielmo Marconi, “il mago degli spazii”

120 anni fa la prima comunicazione radiotelegrafica internazionale

di Celina Di Marco – Museo Storico della Comunicazione (Ministero dello Sviluppo Economico) – Roma – In collaborazione con Emilio Tripodi (nostra redazione di Roma)

“Fin dal 1895, all’inizio cioè dei miei primi esperimenti, io ebbi la forte intuizione, direi quasi la visione chiara e sicura, che le trasmissioni radiotelegrafiche sarebbero state possibili attraverso le più  grandi distanze”. Queste testuali parole di Guglielmo Marconi – che è possibile ascoltare nell’audio con la sua voce originale – attestano quanto l’inventore bolognese fosse consapevole di aver fatto un’importante scoperta nella storia delle comunicazioni,  realizzando la più straordinaria rivoluzione dall’epoca della stampa di Gutenberg.

Nato nel 1874, giovanissimo legge la Vita di Benjamin Frankiln nella biblioteca paterna di Villa Griffone a Pontecchio, vicino Bologna, e da lì inizia i suoi primi esperimenti nel campo dell’elettricità. Prende lezioni private di fisica dal prof. Vincenzo Rosa e assiste alle lezioni del prof. Augusto Righi sulle onde hertziane all’Università di Bologna, leggendo tutti i volumi disponibili sull’argomento. A soli ventitré anni in Inghilterra effettuò un collegamento senza fili tra due apparecchi collocati a cinque chilometri di distanza l’uno dall’altro. Ma dalla collinetta di casa,  nel giro di poco tempo a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ben presto il suo segnale attraversò la Manica e poi addirittura l’Atlantico. Una rivoluzione straordinaria! Si disse che Marconi fece uscire il mondo dal silenzio. Progettò e inventò decine di dispositivi, collaborò con la Marina militare italiana e inglese.  Nel 1900 risolse anche il problema della riservatezza e dell’indipendenza delle comunicazioni grazie al famoso brevetto 7777 relativo alla sintonia dei circuiti trasmittenti e riceventi, che svelò l’esistenza dello spettro radioelettrico, il quale, opportunamente diviso e governato, permise la comunicazione contemporanea di molti segnali senza interferenze, ampliando in modo straordinario la capacità comunicativa della radio. E così, nei primi anni del Novecento la sua fama è già globale e la sua invenzione senza fili fece letteralmente il giro del mondo. Non a caso Gabriele D’Annunzio lo definì “mago degli spazii” sulle pagine del settimanale Quadrivio il 25 luglio del 1937. Il più grande impatto che la sua applicazione ebbe sull’immaginario collettivo fu il fatto di imbarcarsi per un viaggio in mare sapendo che dalla nave ora si poteva comunicare: ciò significava la salvezza per molte persone. Forse per questo nel 1912 fu invitato a salpare su una bellissima nave diretta da Southampton a New York: era il viaggio inaugurale di un transatlantico di lusso, ma Marconi declinò per impegni di lavoro. E fu una gran fortuna per lui! Quella nave era il Titanic. La notte del 14 aprile 1912 i telegrafisti si affannarono fino all’ultimo a lanciare il messaggio di SOS. Il segnale venne intercettato da una nave, il Carpathia, dotata a sua volta di telegrafo – cosa all’epoca non scontata – e questo consentirà di salvare i 706 superstiti: Marconi, che al momento del naufragio si trovava negli Stati Uniti, li accoglierà personalmente presso il porto di New York, acclamato come un eroe. In seguito dirà che la loro gratitudine fu la più grande ricompensa per tutti gli anni di lavoro. Un fatto simile accadde anche tre anni prima, nel 1909, anno in cui Marconi ricevette il Premio Nobel: due navi passeggeri, la Republic e la Florida, si scontrarono in mezzo alla Manica ma la tragedia fu sfiorata e 1700 persone si salvarono da morte certa proprio grazie ai “marconigrammi” trasmessi per quattordici ore consecutive e intercettati da un piroscafo in transito, il Baltic.

Volendo circoscrivere ad un periodo preciso  della vita di Marconi il momento dirimente delle sue scoperte, questo sarebbe marzo del 1899. Il 2 di quel mese tenne la sua prima conferenza sulla telegrafia senza fili presso l’Institute of Electrical Engineers di Londra; il 28 stabilì la prima comunicazione radiotelegrafica internazionale: avvenne attraverso la Manica fra la stazione di South Foreland, nei pressi di Dover in Inghilterra, e quella di Vimereux, una cittadina della costa francese nei pressi di Boulogne sur Mer, la località in cui 35 anni prima si sposarono i suoi genitori. Per la prima volta un messaggio trasmesso con la telegrafia senza fili unì due Stati. Il segnale arrivò forte e chiaro alla distanza di 130 chilometri, coprendone 50 via mare e 80 via terra, e consegnando 15 parole al minuto. Marconi ebbe dunque il merito, a differenza di altri scienziati, di avere messo a punto un sistema che consentì il passaggio dai pochi chilometri di Villa Griffone ai 130 sulla Manica  per poi arrivare ai 3400 chilometri transoceanici tra Cornovaglia e Terranova. Fra i molti messaggi spediti, segnaliamo quello che inviò allo scienziato francese Edouard Branly: “Marconi invia al Signor Branly i suoi rispettosi saluti oltre la Manica; questo bel successo essendo in parte dovuto alle importanti ricerche del Signor Branly”. Tutto questo avvenne esattamente centovent’anni fa, quando ancora la radio non era voce, non era musica, non era informazione e non era in tutte le automobili, gli uffici e le case del mondo. Ah… era sempre di marzo, ma del 1983, quando veniva venduto il primo apparecchio di massa senza fili per telefonare: un Motorola DynaTAC 8000x, soprannominato “the brick”, il mattone!

Intervenendo al Forum del Chicago Tribune l’11 marzo 1937, pochi mesi prima di morire, Guglielmo Marconi lasciò questo testamento morale:

«Nella radio abbiamo uno strumento appropriato per unire i popoli del mondo, per far sentire le loro voci, le loro necessità e le loro aspirazioni. Il significato di questo moderno mezzo di comunicazione è così del tutto rivelato: una larga via di comunicazione per il miglioramento delle nostre reciproche relazioni è a nostra disposizione; dobbiamo solo seguirne il corso in uno spirito di tolleranza e di comprensione solidale, pronti a utilizzare le conquiste della scienza e dell’ingegno umano per il bene comune. Sono fermamente convinto della possibilità di raggiungere questo ideale

 

 

 

 

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