Netiquette e polemiche politiche. Lo stop del Presidente Mattarella.

del Marchese del Trillo

Che la nostra rubrica sia gradita e in linea con il momento storico che viviamo già lo sapevamo. Ma che addirittura l’incipit del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica partisse dai social… dai seminatori di odio in rete… dalle questioni di #netiquette che da tempo affronto, sinceramente non me l’aspettavo. Grazie Presidente Mattarella.

Cos’è accaduto nelle settimane che hanno preceduto la fine dell’anno? Nulla di particolare; ma forse proprio questo ha preso l’attenzione del Presidente. L’ansia di protestare sempre, irrigidirsi, alzare i toni, aizzare odio, per un politico dovrebbero cedere il passo alla comprensione, al confronto, al tono istituzionale. Chiedere le dimissioni di un Ministro in nome di una politica social inappropriata (a dire dell’opposizione) ridicolizza l’opposizione e pregiudica una sana alternanza. Ma veniamo ai fatti. Facciamo i nomi. Matteo Salvini che al posto del terremoto all’Etna parla di pane e Nutella, che posta foto di gatti e parla continuamente sui social anche prima dei fatti, compromettendo indagini e impegno vigile nella delicata macchina del Viminale, è stato al centro di una serie di polemiche. Ma attenzione. Di cosa parliamo? Del nulla.

La Nutella è la stessa di Renzi. Un’eccellenza del Made in Italy. Non risulta che i post possano inficiare indagini, arresti operazioni antimafia. E continuare a stare vicino alla gente postando foto di gatti, di selfie, di incontri, di pane e salame significa continuare a parlare il linguaggio semplice e diretto. Poco istituzionale. Da leader politico. Che parla alla gente. Non  se ne allontana e si pone in sintonia col proprio gregge.

Dovremmo dire al Ministro dell’interno di assumere un comportamento più attento ed elegante? In una parola, istituzionale? No. La decisione è politica. E se Salvini tra i due linguaggi preferisce mantenere quello del leader politico, ben venga. È una decisione strategica che necessita un’assunzione di responsabilità consapevole. E per fortuna non gli si dice di essere poco lucido. Peraltro Matteo Salvini ha un team di comunicazione lungimirante e formidabile che da prima della campagna elettorale di marzo 2018 ha fatto la differenza per contenuti in quantità e qualità nel dibattito politico. Dunque il protocollo che adotta Salvini è corretto e coerente. Dire la verità al tono che gli si addice. Diretto. Non moderato conformista.  Apparendo sempre libero da condizionamenti.

Cosa suggerire ai politici? Maggiore consapevolezza e adesione al linguaggio della bontà. Del fare. Della proposta. E poi diciamola tutta: anche comunicare meno con i social su questioni delicate e protocollari. A Salvini possiamo suggerire che è meglio non commentare a caldo sui social questioni legate a inchieste giudiziarie, e fargli il plauso quando dedica sempre “un bacione e un abbraccione” ai suoi detrattori. Ai suoi oppositori possiamo suggerire di concentrarsi sulla proposta. Su un programma. Abbandonando toni aventiniani, di risentimento, con attacchi personali.

Riusciranno i nostri eroi? Sono fiducioso: sì, perché nel futuro occorrerà sempre più aderire e dividersi su programmi e non basteranno più le appartenenze politiche. Allora ecco che con i social occorrerà sempre maggiore consapevolezza. Questione di #netiquette. E non solo.

 

Https://www.facebook.com/mediterraneodintorni/
Condividi