L’Editoriale

di Fabio Lagonia

«Meravigliarsi di tutto è il primo passo della ragione verso la scoperta.»  In questa frase di Louis Pasteur è condensata la struttura portante del nostro nuovo numero, la cui copertina è dedicata a Venezia, luogo magico che nonostante sia universalmente riconosciuto per il suo inarrivabile fascino può continuare a sorprendere chi abbia nuovi occhi con cui vedere: c’è infatti un’altra Venezia, che si può scoprire la sera, quando il fiume di turisti in perenne scorrimento si prosciuga lasciando le calli ai suoi abitanti.

Dalla parte opposta del Bel Paese c’è Zungri, appena duemila anime e quaranta case-grotte, che solo recentemente sono state “scoperte” e inquadrate nella giusta dimensione storico-culturale. Eppure insistono lì da sempre! Analoga meraviglia ha destato, più di cinque secoli fa, l’invenzione della stampa a caratteri mobili con cui Gutenberg aprì le porte alla modernità: ne parliamo in occasione del 23 febbraio, data che per tradizione indica la nascita del primo libro stampato in Europa.

A volte le “scoperte” possono anche riguardare fatti storici tenuti sotto un colpevole silenzio per sessant’anni; è questo il caso delle foibe e del dramma che ha colpito gli italiani dell’Adriatico Orientale alla fine della II Guerra Mondiale: il 10 febbraio è il Giorno del Ricordo che, pur tardivamente, lo Stato ha ufficializzato con un’apposita legge. Perché raccontare la verità e ricordarla è un dovere civile.

Ci sono poi alcune storie dei nostri giorni che rivelano quanta bellezza rischiamo di perdere o abbiamo già perso: siamo invasi dalla plastica al punto che nel Pacifico l’accumulo di questo materiale ha creato una’isola artificiale grande cinque volte l’Italia! E mentre il pianeta è coperto dall’acqua per il 71% della sua superficie, è drammaticamente paradossale immaginare che centinaia di milioni di persone non vi accedano a fronte di altre che ne sprecano in abbondanza. Anche questa è una “scoperta” che deve indurci a cambiare rotta, a migliorare i nostri comportamenti. Perché dobbiamo decidere di continuare a sorprenderci per “scoperte” meravigliose, frutto di uno spirito critico, di bellezza, di passioni. Sì, perché – per dirla con Cesare Pavese – «finché si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo.»

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