L’arte del far parlare gli oggetti: Fra Sidival, l’artista con il saio

Quando le strade di Roma ti portano dove…  dovresti essere

di Annagiulia Di Pasquale

Quando qualche giorno fa camminavo per le strade di Roma, su quei sampietrini sconnessi e malandati, ho intrapreso un percorso che non avevo mai attraversato prima, nonostante sia nata e cresciuta a Roma: la via Sacra. Saranno stati gli antichi sassi romani che costituiscono la strada o forse la voglia di scoprire cosa ci fosse alla fine della stessa, che ho deciso di continuare il cammino. Munita di macchina fotografica e di un pezzetto di carta dove prendere appunti, mi sono ritrovata alla fine della strada in cima al Palatino, dove si erge un convento adiacente alla Chiesa di San Bonaventura. Suono al citofono. Mi apre un frate che gentilmente mi fa entrare facendomi strada lungo un corridoio, per poi sbucare in un cortile con al centro una fontana dalla quale stava bevendo un uccellino. Ad arricchire questo quadretto è stata la veduta su tutta Roma: dal Colosseo al giardino degli aranci, fino a vedere il Vittoriano dall’altra parte: una pace indescrivibile! Saliti all’ultimo piano, Fra Sidival, lo stesso frate gentile e cortese che mi ha guidato attraverso tutto il percorso, mi mostra il suo studio. Ebbene sì, perché Fra Sidival è un vero e proprio artista con il saio. Appena entrata nel suo laboratorio, precedentemente adibito a biblioteca, il senso di meraviglia ha avuto la meglio. La porta di entrata, preceduta da un curioso ingresso attrezzato per esporre tutti gli strumenti del mestiere, dava su uno stanzone enorme con al centro un tavolo pieno di materiali, utensili e colori; sulle pareti sono affisse tutte le sue tele, sapientemente distribuite.

Le opere contemporanee di Fra Sidival sono fra le più quotate sul mercato: utilizzando materiali dismessi come legni, stoffa, tessuti antichi, pagine di libri e con l’uso delle sue mani, del suo ingegno e della sua passione, permette ai soggetti delle tele di emergere, una tecnologia 3D che gli strumenti moderni non rendono così bene. Quando “imprigiona” il legno nella tela in realtà gli permette di uscire, di emergere, di esprimere se stesso in tutta la sua naturalezza. Com’è possibile, vi starete chiedendo? È proprio questa dicotomia che permette la libera espressione: nell’opera rappresentante il crocefisso, il corpo del Cristo sacrificato, nonostante sia imprigionato,  sembra fare a pugni con la tela per cercare di uscirne, per liberarsi, come se stesse combattendo con le ultime forze rimaste. Alla mia domanda sul perché  abbia deciso di utilizzare questo tipo di materiali così comuni ma allo stesso tempo così speciali,  Fra Sidival risponde che «l’idea è quella di scegliere dei materiali che abbiano una loro eloquenza, bellezza e soprattutto espressività. La mia arte nasce anche da incidenti di percorso che mi hanno aiutato a perfezionarmi. D’altra parte io né riutilizzo né tantomeno trasformo la materia ma la metto in condizione di parlare e di comunicare il suo vissuto. Una stoffa di trecento anni, per esempio, ha delle ossidazioni, delle lacerazioni, dei colori particolari ed è logorata dal tempo. Tutte queste peculiarità caratterizzano la stoffa e io la metto in condizione di raccontarsi. La fisica quantistica per esempio tratta del concetto di memoria della materia e noi siamo in grado di decodificare questa memoria trasformandola in emozioni e sensazioni. Quello che io faccio quando piego un tessuto o metto in risalto una venatura di un tronco è semplicemente valorizzarlo e permettergli di esprimersi a 360 gradi, attraverso gli effetti di luce ombra e le imperfezioni.»

Il suo studio, con la spettacolare veduta su Roma, risulta essere un elemento fondamentale per trovare ispirazione; un posto che  purifica e che educa alla bellezza continuamente, a detta dell’artista. Un posto che sembra l’ambientazione perfetta per un film e che ti proietta in una dimensione parallela grazie alle opere di questo straordinario personaggio contemporaneo i cui maestri non sono altro che Fontana, Pollock e Castellani. E mentre il mondo girava, io ero lì ferma a guardare una tela che di ovvio ha ben poco. Mentre il tempo scorreva, io ero lì a percepire emozioni contrastanti che mi hanno fatto rimettere in discussione alcune esperienze passate. Mentre tutto passa, l’arte rimane.

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