L’altra Venezia

di Davide Balsemin

La magia unica e irripetibile di Venezia rapisce il mondo intero. E infatti il mondo intero si riversa nella città lagunare, ciò determinando anche “esternalità” critiche rispetto alla sostenibilità di flussi turistici davvero imponenti, tanto da essersi accesa una discussione sul tema. Patrimonio dell’umanità UNESCO e capitale della longeva Repubblica che fu definita “la Serenissima”, oggi risulta essere, fra le nove regine del turismo mondiale analizzate nel rapporto Healthy Travel and Healthy Destinations,  la città che più soffre questa situazione di sovraffollamento: 73,8 turisti per abitante fra centro storico e terraferma, considerando pure il cosiddetto escursionismo “mordi e fuggi” di una giornata. D’altro canto è sufficiente un altro dato, quello che ci parla di 12 milioni di arrivi annui con una stima che ne raddoppia a breve il numero, per comprendere il fenomeno in modo più immediato. Sia chiaro: le cifre certificano un successo e confermano la bellezza ineguagliabile di un luogo così incantevole; ma nel contempo inducono una riflessione sulla qualità della vita dei veneziani, soprattutto dei 50.000 che risiedono nel centro storico, soggetto da diversi anni ad un esodo preoccupante.

Questi scatti hanno proprio lo scopo di esplorare l’altra Venezia, quella non turistica, quella dei suoi abitanti, quella che dal tramonto fino a notte inoltrata smaschera la sua vera anima. Immagini che vogliono raccontare “la città più romantica del mondo” nelle ore in cui la massa dei turisti non c’è più. Quando arriva la sera quel fiume in perenne scorrimento si prosciuga, lasciando le calli ai suoi abitanti. I rumori di un’intera giornata spariscono: al loro posto si ode il ticchettio dei passi e il simpatico vociare dei veneziani che rimbomba nelle rughe. Le “fondamenta”, tratto di strada che costeggia un rio o un canale, o le “salizade”, tipicamente le calli più storiche e importanti, divengono improvvisamente e magnificamente più autentiche quando la sera le consegna ai veneziani. Questo sembra anche il momento più propizio per rintracciare e carpire le suggestioni della Venezia che ha lasciato tracce indelebili nella storia: possiamo individuare le origini dei suoi altri appellativi, quali “la Regina dell’Adriatico” e “la Dominante”, in virtù della sua possente struttura navale e del mare su cui si affaccia, testimone di un millennio di fiorenti scambi commerciali e culturali.

L’altra Venezia è decisamente differente rispetto all’immaginario collettivo, alle cartoline di massa, alle pose in piazza San Marco, al giro in gondola. Nascosta tra le viuzze meno affollate, e soprattutto nelle ore serali, la città lagunare tira fuori il suo fascino più genuino. Che bisogna scoprire poco per volta girando a piedi. Solo così si osservano i particolari, tanto artistici quanto popolari. Il quartiere ebraico, ad esempio, è un sito da conoscere sia perché è il primo “ghetto” della storia – proprio a Venezia, infatti, nel 1516 presso un’antica fonderia si istituì il geto –, sia perché conserva testimonianze artistiche importanti e godibili attraverso la visita delle sinagoghe, del museo, della biblioteca, delle attività commerciali più tradizionali.

È proprio quest’altra Venezia, dei suoi abitanti e della sua gloriosa storia, che bisogna proteggere ad ogni costo. Perché in questa Venezia si mantiene viva la sua vera anima. La sua essenza.

 

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