La seta del mare

A Sant’Antioco, in Sardegna, resiste la rara e antica tessitura di bisso, tramandata oralmente da Chiara Vigo

di Rosalba Paletta

Nasce nel 1955 in un mondo di fili, di tele e di arti Chiara Vigo, personaggio singolare, affascinante e a tratti poetico, ultima vestale di un’antichissima, quanto preziosa tradizione di origine ebraica, di cui si trova traccia (color porpora, viola, scarlatto e oro) nella Bibbia. Chiara è Maestro dell’antica  tessitura di bisso, un filo bruno, sottile e impalpabile che si ricava dalle secrezioni del più grande mollusco bivalve del Mediterraneo, la Pinna nobilis, e per questo detto “seta del mare”. Le più popolose colonie di Pinna nobilis affondano nei fondali sabbiosi, attraversati da correnti calde che circondano la Sardegna, in particolare lungo la costa sud-occidentale, nel Sulcis, proprio nei pressi della più grande isola sarda: Sant’Antioco (circa 90 km da Cagliari). Un’isola nell’isola, che già solo per questa particolarità vale certamente la pena di un viaggio dedicato esclusivamente alla scoperta del suo territorio – profondamente mediterraneo nei tratti e nei profumi – e del suo mare: selvaggia e tranquilla ma anche impervia e avventurosa, per via delle alte scogliere, la terraferma; memorabile e incantevole per i colori e la stupefacente biodiversità dei fondali, il paesaggio marino.

Tessuta di bisso era la cinta del saio di San Francesco d’Assisi. Per secoli lo sono stati i guanti dei Borbone, i mantelli o i copricapo delle loro spose regine, i paramenti dei Papi ancora oggi custoditi nelle teche della Santa Sede, o tele – a tema sempre sacro – riposte  nei più grandi musei. Il bisso è sparso ovunque. Ad esso il Maestro Vigo ha dedicato la sua vita: fin dal suo nascere ricuce con fili di bisso il senso del suo essere venuta al mondo. E lo fa con profonda consapevolezza, incasellando vicende di vita privata e affetti familiari in precisi spazi di un grande mosaico, molto più grande di lei, il cui primo tassello – fra esoterismo e storia – si perde nella notte dei tempi.

Cresce con la nonna, anch’ella Maestro di bisso: da lei impara quest’arte e molto altro. E da sempre è in contatto con un fratello, prelato, di lei, frequentando altri familiari un po’ artisti, un po’ artigiani. Di lei una cosa è chiara da subito, soprattutto alla nonna: la sua anima abita il mare, ed è da lì che, fra campagne di raccolta scandite da tempi e modalità precise, e rituali che si ripetono sempre uguali fin dal “giuramento del mare” (con il quale si diventa Maestri), tramanda oralmente alla Sardegna e all’umanità tutta, attraverso il suo fare, questo antico sapere. Il suo impegno non è quello di un’artigiana, anche se il pregio delle sue opere (è riuscita a realizzare, insieme ad un liutaio, persino un liuto monocordo, con la torsione adatta del filato, poi donato) è pari a quello dei più preziosi manufatti di ogni tempo. Il suo appellativo non è quello di artista, perché i suoi capolavori non hanno prezzo, e possono essere esposti, donati, ammirati, ma non venduti, né comprati; il suo operato a tutela dell’ambiente non è quello di un’attivista, anche se è instancabile e incessante, perché segue i rituali di una vestale e non colori politici; il suo nome è Maestro, ma di discepoli e studenti (soprattutto sardi) le piacerebbe incontrarne molti, molti più di quanti ancora oggi non frequentino il suo laboratorio; il suo lavoro non è un lavoro, perché non è retribuito, non è tutelato, non è protetto, non esistendo una legge di tutela di questo suo antico sapere, che a tutti gli effetti si candida ad essere considerato e riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Anche se di riconoscimenti di pregio e attestati di valore Chiara Vigo ne ha collezionati diversi: oltre alle visite, a cui lei mai si sottrae arrivando ad accogliere oltre cinquantamila visitatori all’anno nella stanza che fu il laboratorio di sua nonna, in viale Regina Margherita 168, a pochi passi dalla Basilica di Sant’Antioco. Al Maestro Vigo nel giugno del 2008 l’allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha conferito l’onorificenza di Commendatore della Repubblica; e sempre il Presidente della Repubblica le ha assegnato nel 2006 il riconoscimento “Un bosco per Kyoto” per l’impegno costante nella difesa dell’ambiente. “Un maestro ha la funzione di conservare quello che è, perché le generazioni future possano camminare sulle orme della storia, e tutti hanno diritto di trovarlo lì” afferma con vigore Chiara Vigo.

Ed è proprio da questa consapevolezza profonda che le viene la forza per continuare tutte le sue battaglie: perché sempre più scuole conoscano e tramandino ai giovani sardi questo inestimabile patrimonio; perché le colonie di Pinna nobilis, da cui viene secondo natura il nobile filato, possano vivere in pace nei fondali di Sant’Antioco senza la minaccia delle reti a strascico; perché il mollusco non venga portato via, magari ancora in esemplari giovanissimi, dai turisti in immersione ignari del suo secolare valore; perché i Maestri di bisso, nel loro incessante lavoro, possano essere sostenuti da un vitalizio così da potersi dedicare alla trasmissione di questa sapienza tanto importante per la memoria collettiva sarda e dell’intero bacino del mare Mediterraneo.

 

 

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