La Guida archeologica della Calabria antica di Fabrizio Mollo

Luoghi, eventi, arte, popoli, itinerari

di Rosita Mercatante

La Calabria ha un particolare bisogno di essere parlata: “il calabrese vuole essere parlato. Bisogna parlargli come a un uomo che ha sentimenti, doveri, bisogni, affetti: insomma come a un uomo”. Scriveva così Corrado Alvaro, lo scrittore d’Aspromonte. Una sollecitazione che il professore Fabrizio Mollo, docente di Topografia Antica e Archeologia delle Province Romane all’Università di Messina, ha saputo prendere in considerazione per rivolgere la sua parola “da esperto del settore” a tutti i calabresi, perseguendo l’obiettivo di farli riappropriare consapevolmente del loro passato. Consegnare alla stampa un volume di oltre seicento pagine che narra la storia della Calabria antica – dalla prima comparsa dell’uomo nel catanzarese (risalente a circa 700.000 anni orsono) fino all’Alto Medioevo – ha l’utile scopo di offrire ai suoi conterranei l’opportunità di conoscere i tesori che provengono da un passato affascinante. Perché conoscere è il primo passo da fare per edificare un sano e forte senso di appartenenza di una comunità. L’opera, intitolata “Guida archeologica della Calabria antica” (edizioni Rubbettino), con una straordinaria opera di sintesi e con un linguaggio scorrevole, riesce e a farsi comprendere anche dal lettore non archeologo.

In una prima parte del libro vengono trattati in ordine cronologico i principali eventi storici, non prescindendo da un quadro ambientale e geografico della regione che evidenziano le peculiarità territoriali. Questi capitoli di inquadramento geo-morfologico e storico-archeologico  –  come fa notare il professore Gioacchino Francesco La Torre, che ha firmato la prefazione  –  si possono definire dei veri e propri saggi, in quanto oltre al puntuale resoconto sullo stato dei luoghi c’è spazio per considerazioni originali che indicano come il lavoro sia stato condotto non solo con lo spirito compilativo, proprio del genere ‘guida’, ma con l’occhio sempre critico dello studioso che non si accontenta di riportare la communis opinio, ma preferisce accompagnare i suoi lettori per sentieri inesplorati. La seconda parte, invece, è dedicata ai tredici itinerari opportunamente selezionati in modo da proporre un quadro uniforme di tutta la Calabria. Questi vengono descritti secondo un ordine geografico che segue, procedendo in senso antiorario, il perimetro della regione, a partire dal comprensorio tirrenico cosentino, al confine con la Basilicata, fino all’area del Pollino e di Castrovillari. Quello proposto al lettore è, dunque, un coinvolgente viaggio nel tempo raccontato attraverso la pregnanza semantica dei manufatti: insediamenti, strutture architettoniche, oggetti d’arte e d’artigianato, oggetti d’uso comune scoperti nel corso delle secolari ricerche archeologiche. Ad aiutare la comprensione le immagini, le planimetrie e i grafici.

Il libro – frutto dell’assiduo lavoro di ricerca compiuto nell’arco di dieci mesi e soprattutto il risultato di un percorso di studio che da anni impegnano Mollo, già autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche – è anche una preziosa guida per i turisti e i viaggiatori che nei loro spostamenti tra parchi e musei archeologici potranno portarlo con sé e ricavarne indicazioni e notizie. E ancora, l’opera è un valido strumento di conoscenza per tutti i lettori colti, per gli appassionati di archeologia, per gli studenti, per gli universitari che vi troveranno informazioni trattate con un rigoroso approccio metodologico e una ricchissima e aggiornata bibliografia. Meritano di essere segnalate le pagine in cui è possibile trovare interessanti spunti di carattere storico e sociologico sulle condizioni della regione e della gran parte dei suoi abitanti al tempo dei primi viaggi del Gran Tour, quando la Calabria era considerata – dai pochi che vi si avventuravano, preferendo attraversarla piuttosto che imbarcarsi direttamente da Napoli per la Sicilia, come fece ad esempio Goethe – una  terra selvaggia, di passaggio, molto difficile e irta di pericoli.

Di particolare interesse sono anche le parti dedicate al contatto tra le popolazioni indigene e i greci, dal momento del loro arrivo sulle coste ioniche e nell’area dello Stretto di Messina, tra la seconda metà dell’VIII e gli inizi del VII secolo a.C. fino alla conquista romana. Un contatto che non risponde ad un unico modello, ma che si articola in molteplici situazioni, diverse da caso a caso e mutevoli nel corso del tempo: Enotri, Ausoni, Siculi, e poi Sanniti, Lucani, Brettii, Mamertini hanno interagito con i Greci, coi Punici e coi Romani, in alcuni casi soccombendo alla superiore organizzazione militare e politico-sociale degli invasori, in altri affermando la loro identità politico-culturale, assorbendo alcuni modelli comportamentali e culturali, ma anche contaminando le comunità allogene, tanto che in alcuni casi, non abbiamo strumenti per poter distinguere Brettii dai Greci o per poter stabilire se una data città sia stata in certi periodi prevalentemente greca o brettia, come ad esempio Crotone o Hipponion tra IV e III secolo a.C.

Quella compiuta da Fabrizio Mollo è senza dubbio una vera e propria operazione intellettuale che non solo ci restituisce l’immagine di una Calabria tutta da scoprire, ammirare e amare, ma costituisce l’esempio lampante del nuovo modo di comunicare assunto dallo studioso dell’antichità come ha notato l’archeologa Maria D’Andrea: “Dobbiamo essere capaci di farci comprendere da tutti, oltre che in grado di catturare l’attenzione della gente che non deve più sentirsi esclusa  da questi contesti. È ormai superato il periodo in cui gli archeologi conducevano ricerche fini a stesse e i musei erano considerati luoghi chiusi e respingenti. Mollo ha saputo raccontare tanto e bene”.

 

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