Il nome che mi hai sempre dato

Da una storia vera, un cortometraggio sull’amore eterno

di Margherita Bordino

“Io sono sempre io e tu sei sempre tu”. Inizia così lo short movie “Il nome che mi hai sempre dato” diretto da Giuseppe Alessio Nuzzo, classe 1989. Un film dai colori forti e caldi, quelli del sole e del mare ma al tempo stesso della bellezza dei ricordi malinconici. Una voce off accompagna tutto il racconto, o meglio, le emozioni innescate dal pensiero dello ieri, di quello che è stato e non sarà. “Il nome che mi hai sempre dato” è scandito da un gesto ripetitivo, non ossessivo ma necessario. Quello di un uomo anziano che porta tutti i giorni con sé la foto incorniciata della moglie e si siede su un muretto guardando, fissando, il mare e restando in silenzio. Giuseppe Alessio Nuzzo con questo cortometraggio non guarda al sud in quanto terra sua e da promuovere, ma allarga la sua visione e guarda all’uomo solo che compie un gesto solenne, solitario e inconsueto in una società in cui tutto scorre veloce, troppo velocemente, senza permettere più la possibilità di assaporare il dolore, la morte, l’amore perduto. Dalle note di regia di Giuseppe Alessio Guzzo si legge: “quel lungomare di Gaeta dove l’uomo si ferma tutte le volte gli ricorda la moglie, quando da ragazzi facevano il bagno insieme. E torna lì, forse per entrare di nuovo in contatto con quell’amore perduto anni fa, quando la moglie è morta. Un sentimento puro che non sembra conoscere confini. Ad accompagnare il viaggio nel tempo, nei ricordi, tra presente, passato e futuro, una poesia sull’amore e la morte di Sant’Agostino che rende ancora più forti e struggenti le immagini, studiate come dipinti, tocchi di colore su una tela di paesaggi poco utilizzati dal cinema e la televisione, quelli del litorale tra Formia e Gaeta, denominata “Riviera di Ulisse”.

“Il nome che mi hai sempre dato” è la favola dell’amore eterno. Un esempio di come il cinema riesca a fare e ad essere ancora poesia. Per compiere questo atto artistico e cinematografico Guzzo si serve delle parole di Sant’Agostino di “La morte non è niente”. Un testo toccante, a tratti soffocante, sia per la bellezza nascosta in ogni lettera sia per l’intensità del concetto: l’eterno sentimento. “Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.  Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme”, recita una strofa. Solo un esempio di pochi versi che seguono la successione delle immagini e dell’intensità di ogni movimento, sguardo, respiro del protagonista di questo cortometraggio. Il film breve “Il nome che mi hai sempre dato” ha come protagonista Mariano Rigillo affiancato da Anna Teresa Rossini, Marco Rosso Cacciapuoti e Fabiola Dalla Chiara. “Per il protagonista” – scrive nelle note il regista – “non ho avuto alcun dubbio: quando iniziammo a comporre le prime righe dello script ho subito fatto riferimento a Mariano Rigillo, come se la sua immagine, la sua fisicità, la sua grande umanità dettassero cosa scrivere e come comporre il personaggio e la narrazione”. La particolarità di questo progetto, oltre l’intuizione poetica, dolce e fresca, sta nel suo formato di registrazione e diffusione. Il film infatti è stato realizzato sia in formato verticale sia in formato orizzontale in modo da rendere fruibile e disponibile storia ed immagini attraverso grande e piccolo schermo o su smartphone. Tra gli altri lavori di Giuseppe Alessio Guzzo: “Le verità” con Francesco Montanari, Nicoletta Romanoff, Fabrizio Nevola, Anna Safroncik; e “Lettere a mia figlia” con Leo Gullotta, con cui ha vinto nel 2016 il Giffoni Film Festival. Non solo giovane regista ma ambizioso direttore del Social World Film Festival, la cui ottava edizione si terrà dal 29 luglio al 5 agosto 2019 a Vico Equense.

 

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