Il 2018 è stato l’anno europeo del Patrimonio Culturale, celebrato in tutto il continente

di Luigi Colella

La ricchezza comune che abbiamo ricevuto dalle passate generazioni di europei e che lasceremo in eredità alle generazioni che verranno ha rappresentato, per il 2018 appena concluso, l’Anno europeo del patrimonio culturale. Nelle intenzioni della Comunità Europea questa celebrazione ha significato contribuire a sviluppare, attraverso la cultura, società più coese, aperte al dialogo, curiose delle diversità perché ben consapevoli della propria storia.  <<La ricchezza del patrimonio culturale è quanto ci rende europei e questa identità europea esiste in tutti noi, che ne siamo consapevoli o no. Essa non minaccia, anzi completa le nostre altre identità: nazionali, regionali, locali, etniche, religiose e culturali. Acquisire la consapevolezza di queste identità, scopriree accettare le nostre differenze è più importante che mai, proprio in questo momento in cui la crisi dei rifugiati, le ineguaglianze e l’esclusione suscitano sentimenti profondi di paura sul futuro delle nostre società e la violenza dell’estremismo minaccia i nostri valori e il nostro modo di vivere>>.  È quanto afferma Tibor Navracsics, commissario europeo per l’istruzione, la cultura, i giovani e lo sport.

L’Italia e l’allora MiBACT sono stati i fautori della celebrazione del patrimonio culturale europeo, decisione che è stata condivisa e rilanciata da tutti gli stati membri. La definizione di “patrimonio culturale“ adottata dall’Unesco e ripresa dalla UE include quello materiale (biblioteche, musei, siti archeologici, eccetera), quello immateriale (dai festival alla musica, alle feste popolari tradizionali), quello digitale (audiovisivi, videogiochi e archivi digitalizzati di tutti i tipi) e quello naturalistico (paesaggio, parchi, paesaggi dell’uomo). Le numerose manifestazioni realizzate in tutta Europa hanno consentito ai cittadini di avvicinarsi e conoscere più a fondo il loro patrimonio, che plasma l’identità dell’uomo e della sua vita quotidiana, lo si trova nelle città e nei borghi d’Europa, nei paesaggi naturali e nei siti archeologici. Non si tratta soltanto di letteratura, arte e oggetti, ma anche dell’artigianato appreso dai nostri progenitori, delle storie che raccontiamo ai nostri figli, del cibo che gustiamo in compagnia e dei film che guardiamo per riconoscere noi stessi. Il patrimonio culturale ha un valore universale per ciascuno di noi, per le comunità e le società. È importante conservarlo e trasmetterlo alle generazioni future. Si può pensare al patrimonio come a “un qualcosa del passato” o di statico, ma in realtà si sviluppa attraverso il nostro modo di rapportarci ad esso.

Un po’ di numeri. I numeri riportati dal sito europa.eu sono eccellenti: 36 i Paesi coinvolti, quindi non solo gli Stati membri, a dimostrazione del fatto che il patrimonio non è legato alla sola condivisione politico-economica; 10.150 gli eventi registrati; 5.000.000 la stima dei partecipanti agli stessi. L’Italia si è dimostrata molto attiva nel proporre eventi e nel coinvolgimento dei cittadini: 646 gli eventi conclusi su un totale di 1230 in programma per tutto il 2018. La Calabria ha proposto 37 eventi, la Sicilia 69, la Basilicata 32. Numeri più corposi si registrano in Puglia con 52 eventi per un totale di 84 momenti culturali proposti. La Campania ha proposto un totale di 84 eventi. Diverso l’approccio del Centro-Nord: numeri a tre cifre si registrano nel Lazio con i suoi 185 eventi, 105 in Toscana, 109 in Emilia Romagna, 132 in Lombardia: numeri, questi, sottodimensionati se si considera che il marchio dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale è stato attribuito anche a reti museali o ai festival che inglobano diverse realtà, ognuna con le sue manifestazioni. È il caso, per fare un esempio, dell’associazione Italiafestival che contempla, oltre a 28 festival e 6 reti di festival, numerose realtà culturali che operano su tutto il territorio nazionale e rappresentano un giusto mix tra festival strutturati e già molto conosciuti anche in ambito internazionale, e altri che pur meno conosciuti al grande pubblico hanno una forte vocazione internazionale e un solido radicamento con i territori.

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