Ascoltare e condividere le emozioni. I litigi tra i genitori: come evitarli?

di Bruno Pisani

Essere buoni genitori con i propri figli è estremamente difficile, perché l’elevata emotività che accompagna la nostra funzione educativa ci offusca la mente facendoci perdere la lucidità per operare con raziocinio. Si finisce per litigare spesso tra genitori, con scambio di accuse reciproche e creazioni di fratture comunicative che avvelenano il clima familiare. La lucidità la recuperiamo invece quando si tratta di aiutare altri genitori o i loro figli. Questo è un passaggio fondamentale della nostra maturità educativa, perché osservando gli altri avremo la prospettiva giusta per capire dove sbagliamo noi come genitori. Aiutare gli altri diventa, oltre che un’opera solidale, una salutare revisione delle nostre abilità pedagogiche: ossia saremo capaci di indirizzare in modo calibrato le nostre strategie nelle prossime occasioni in cui ci confronteremo con i nostri figli. Promuoviamo così la consapevolezza delle nostre capacità ed il naturale successivo aggiornamento del nostro modus operandi.

Questa regola promuove ed affina un’altra abilità che dobbiamo possedere per essere maestri di relazione: la capacità di ascolto. Ascolto è innanzitutto capacità di accogliere l’altro senza giudicarlo o far entrare in azione i numerosi pregiudizi che ci siamo costruiti negli anni della nostra esistenza. Cerchiamo di non avere fretta di parlare per esprimere il nostro punto di vista.

In questa prima fase è bene cercare di capire l’emozione che l’altro sta provando, forse non sarà necessario intervenire perché il nostro interlocutore arriverà da solo ad una personale conclusione. Teniamo a mente che l’ascolto ed il dialogo non devono portarci necessariamente ad un accordo, ma se sapremo confrontarci con rispetto reciproco, in ogni caso alla fine ci sentiremo con l’anima più vicini a chi ci sta di fronte. Questo ci porterà a discernere meglio le sue posizioni perché capiremo nel profondo le emozioni che lo animano in questo contesto.

L’esperienza di essere ascoltati produce in noi e negli altri un effetto risanante da malumori e malintesi, vale la pena perciò di promuovere la nostra capacità di ascolto.

A cominciare con noi stessi, nei momenti di turbamento, quando ci sentiamo smarriti, perché ci è saltato qualche passaggio della nostra funzione genitoriale, entriamo nel nostro cuore ed ascoltiamoci.

Poniamoci da soli in una stanza in silenzio o con un sottofondo musicale e ripercorriamo la nostra vita. Dalle radici della nostra esistenza e delle nostre esperienze infantili, via via fino ai nostri giorni, soffermandoci sui momenti emotivamente più significativi e sul senso della presenza di alcune persone che sono state a noi care. Ecco, sicuramente nel libro della nostra storia o di quella dei nostri cari c’è già scritta la soluzione ai nostri odierni problemi.

Appena ci sentiamo più rinfrancati guarderemo con maggiore speranza al futuro, sempre attratti e rapiti dai valori di riferimento. Daremo così meno peso alle bassezze quotidiane e più smalto al nostro cammino, perché capaci di guardare laddove il nostro sguardo non arriva. Usando creatività e simbolismo saremo capaci di rappresentarci immagini, concetti ed emozioni che ci aiutano ad uscire dall’esasperato individualismo ed a immaginare un futuro migliore.

 

 

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