L’Intrepida di Anghiari, cicloturistica d’epoca tra storia e campagne toscane

testo di Federico Rossetti – foto di Luigi Burroni

Anghiari è un magnifico borgo della  provincia aretina famoso per l’omonima battaglia combattuta il 29 giugno del 1440 tra i fiorentini, risultati vincitori, e le truppe milanesi dei Visconti i quali tentarono di espandersi oltre l’Arno. È proprio tale evento a restituire fama a questo paese, anche grazie al celebre affresco che Leonardo da Vinci dipinse nella Sala del Gran Consiglio di Palazzo Vecchio di Firenze e misteriosamente andato perduto, per poi essere stato reinterpretato da altri artisti, fra cui il fiammingo Rubens.

Dai suoi 429 metri sul livello del mare Anghiari domina con fierezza la valle circostante dell’alto Tevere, mostrando, dopo più di mille anni dalla sua fondazione ad opera dei monaci Camaldolesi, il suo splendido aspetto di borgo medievale fortificato. È impossibile non soggiacere alle suggestioni che vicoli, palazzi, mura e paesaggio suscitano in questo angolo di Toscana: guardando la valle da quassù sembra quasi di sentire il rumore delle spade, o lo “scalpitar lo suolo con le sue schiere” da parte di cavalieri e combattenti. Battaglia a parte, la magia sprigionata da questi scorci di Medioevo ci ricorda pure che da qui passò, nel 1164, l’arcivescovo di Canterbury Thomas Becket; e nel 1224 San Francesco d’Assisi, ospite dei signori di Anghiari, a cui lasciò in ricordo la sua tunica, oggi conservata nel Santuario della Verna. Il borgo è davvero una meraviglia, e si comprende bene perché rientri fra i più belli d’Italia, con la sua cinta muraria, le sue porte, le sue piazze, il suo essere un museo a cielo aperto.

Da qualche anno, dal 2012 per l’esattezza, c’è un ulteriore elemento che  conferisce valore al paese: è L’Intrepida. Si tratta di una cicloturistica d’epoca, ovvero una pedalata non agonistica a cui possono partecipare tutti, purché muniti di bici storica e coerente abbigliamento. L’evento rispecchia infatti l’ambientazione e la dimensione sportiva degli anni ’50 e ’60, quando si correva non già con l’abbigliamento tecnico che oggi conosciamo bensì con maglie e pantaloncini di lana; di conseguenza le due ruote che corrono su questi tracciati devono essere rigorosamente antecedenti al 1987, anno in cui la bicicletta ha subìto modifiche tali da poterlo considerare come il periodo spartiacque (si pensi agli sganci rapidi al posto delle cinghiette, o al cambio sul manubrio in luogo di quello alla canna a due levette).

L’Intrepida – nata per volontà di appassionati del posto riuniti nell’associazione “GS Frates Dynamis Bike” presieduta da Fabrizio Graziotti, non a caso amante  di “cose vecchie” ma belle – si articola in tre differenti percorsi: quello corto, di 42 chilometri; quello lungo, di 85; e quello intrepido da 120. La prima edizione venne organizzata nel 2012 e vi parteciparono 205 corridori. L’edizione di quest’anno – svoltasi domenica 21 ottobre, con un contorno collaterale gioioso iniziato il giovedì precedente – ha visto invece la partecipazione straordinaria di 1.020 ciclisti partiti, dopo l’Inno di Mameli eseguito dalla Filarmonica P. Mascagni, da Piazza Baldaccio, al cui centro si erge la statua di Garibaldi che sembra aver voluto indicare la “spedizione dei 1000 intrepidi”! Si può condividere con gli organizzatori la consapevolezza e il compiacimento per essere stata – quella di quest’anno – un’edizione da incorniciare, con partecipanti provenienti non solo da ogni parte d’Italia ma anche dalla Svizzera, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Germania e addirittura dal Canada. E tutti si sono divertiti. Questo, in fondo, è lo spirito vero ricercato da chi ha messo su una simile manifestazione; tant’è che la passione per il ciclismo, e segnatamente per quello d’epoca, si risolve nella diffusione di uno sport fatto di sani valori ma anche nella valorizzazione di un territorio già di per sé magnifico. Anghiari, per quattro giorni, ha ospitato in un clima di festa e di sana goliardia tutti questi ciclisti ma anche le loro famiglie con amici al seguito. E L’Intrepida ha garantito quel valore aggiunto rappresentato da un’organizzazione ben oleata in virtù della quale, alla bellezza dei paesaggi che fanno da cornice alla pedalata, ha offerto momenti culturali quali le visite ai musei del borgo medievale, i mercatini d’epoca, l’accoglienza calorosa in un clima di amicizia e familiarità, le prelibatezze enogastronomiche tipiche di questo territorio e preparate nei punti di ristoro allestiti nelle località Ponte alla Piera, Castello di Galbino, Castello di Sorci, Felcino Nero e Lippiano. Per suggellare il tutto, a gara terminata, col pranzo collettivo nel centro storico del paese a base dei famosi “bringoli”, ossia la pasta tipica di Anghiari tirata a mano: una sorta di spaghetti ma molto più grossi e rustici, da gustare col classico sugo di carne o funghi. Cos’altro volere di più? Fabrizio Graziotti non nasconde l’entusiasmo: <<Abbiamo coronato il nostro sogno e il sorriso degli intrepidi ha ripagato alla grande il lavoro svolto. Incredibile pensare di essere arrivati a quota 1.000 in soltanto sette anni. Li ringrazio tutti a nome del gruppo perché sono stati loro i protagonisti dell’Intrepida. Difficile trovare le parole appropriate per descrivere le emozioni che abbiamo provato. Siamo commossi e voglio ringraziare istituzioni, sponsor, associazioni, tutti i componenti del gruppo e volontari che con noi hanno collaborato alla realizzazione degli eventi promossi in questi quattro giorni. Bella la partecipazione delle persone che sono state ad Anghiari anche senza pedalare e degli ex campioni, con una citazione speciale per El Diablo Claudio Chiappucci , intrepido come ciclista e come spirito perché con la sua simpatia ha coinvolto tutti. Obiettivo per il 2019? Confermare numeri e qualità di questa edizione. L’Intrepida è condivisione di una passione, è amicizia, è magia e questo non cambierà mai>>.

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