Le chine di Leonardo Bellaspiga, sulle orme della Serenissima

di Fabio Lagonia

Sulle ali della Bora, nel ruggito del Leone; da Trieste a Cattaro sulla rotta di Venezia non è solo una composizione artistica: è un’operazione dell’anima, un impulso del cuore, un incentivo alla memoria, un tributo alla storia. È un sentimento di fratellanza che corre lungo la costa adriatica orientale “italiana”, dove la Romanitas prima e la Serenissima Repubblica di Venezia poi hanno marchiato una civiltà oggi rappresentata da luoghi sognati… perché lasciati. Leonardo Bellaspiga, nato nel 1925 ad Osimo, ingegnere amante dell’arte, della scienza, della lirica e di tutto ciò che è bello, con le sue magnifiche chine riproduce mirabilmente segni e paesaggi che dalla Venezia Giulia arrivano fino al Montenegro passando per la Dalmazia. Il suo raffinato vergare in bianco e nero gli scorci di quel territorio – siano essi un campanile o un arco, una bifora o un porticato, un leone di San Marco o un ulivo istriano, una piazza o un porticciolo – esprime la cifra di una sensibilità straordinaria. Si resta incantati dalla mano di questo novantatreenne, soprattutto per l’emozione che la severa bellezza delle sue chine suscita in chi sappia vedere non solo con gli occhi. Il disegno ha questo di bello: riesce a cogliere i particolari di una realtà poiché obbliga chi lo realizza a concentrarsi sul dettaglio, offrendo a chi lo osserva lo stupore di una nuova prospettiva nel proprio rapporto con l’oggetto rappresentato. A tal proposito non sfugge l’assenza di figure umane in queste chine, quasi a voler assegnare il primato alle pietre, ai luoghi, ai segni, i quali – da soli – parlano, e dicono tanto; oppure a voler significare il dramma di “un popolo in fuga”. D’altronde Leonardo Bellaspiga ha sposato un’esule da Pola, Carmen, e a quei luoghi e a quella storia, colpevolmente celata per sessant’anni, si è appassionato. Tutto ciò lo ha spinto a voler conoscere i fatti – e qui viene fuori l’attitudine scientifica dell’ingegnere –, assieme  al desiderio di regalare emozioni secondo lo spirito dell’artista. Il focus della sua arte è infatti il costante stupore di fronte alla bellezza del creato ma anche la meraviglia suscitata nei secoli dall’ingegno di cui è capace l’essere umano. Forse per questo tra i suoi estimatori si contano anche i due ultimi pontefici: Benedetto XVI, che conserva le venticinque tavole dedicate al Sacro Monte di Varese; e papa Francesco, che a Pasqua ha meditato sulla Via Crucis recentemente disegnata da Bellaspiga.

Le centocinquanta chine presenti sulle ali della Bora, nel ruggito del Leone sono da ritenersi un capolavoro giacché aiutano a ragionare, esprimono un punto di partenza, una proposta per approfondire, una sollecitazione a capire. L’aspetto immediato del disegno, ossia quello estetico, sembra dunque andare di pari passo con quello etico, volto a ricercare il senso dell’esistenza. Questa è davvero un’opera che, meritoriamente, contribuisce a trasformare il ricordo in un dovere, l’arte in un fondamentale elemento pedagogico e… l’Adriatico in un ponte.

Cieli gonfi di tempeste e mari calmi

 di Lucia Bellaspiga

giornalista, inviata del quotidiano “Avvenire”

Ho avuto la fortuna di veder nascere in diretta, una per una, le oltre centocinquanta chine che compongono la raccolta di “visioni” inserite nel volume Sulle ali della bora, nel ruggito del leone. Da Trieste a Cattaro sulla rotta di Venezia: con il passare dei giorni il foglio bianco si riempiva magicamente di un reticolo di segnetti apparentemente senza forma – per me che attendevo il risultato finale – ma già perfettamente impressi nella mente di chi teneva in mano il pennino che avanzava rapido, quasi mosso da vita propria. Tratto dopo tratto, crescevano così architetture e paesaggi, cieli gonfi di tempeste e mari calmi, pinete ombrose e piazze assolate… Soprattutto, però, ho avuto la fortuna di vederle nascere negli occhi nella passione dell’artista – mio padre – uomo innamorato del Bello in ogni sua manifestazione, e quindi ineluttabilmente anche delle terre che si estendono oltre la sponda orientale dell’Adriatico: sono Pola e Arbe, Zara e Curzola, Orsera e Cherso, Lesina e Cattaro… sono le isole battute dalla Bora, sono i contrasti del mare sulla terra rossa o riarsa, e sono le città tuttora attraversate dal ruggito antico del Leone di San Marco, scolpito da secoli su torri, palazzi e cattedrali.

Fin da bambina ho sempre visto mio padre disegnare e dipingere, ma in questa raccolta avviene il salto di qualità: il diletto è diventato impegno civile, si è tramutato nel vigoroso invito a partire tutti noi con lui per un viaggio ideale che non conosce dogane né confini nazionali, ma ha il respiro arioso di un mondo libero e pacifico, abitato da uomini di buona volontà. Per romantica nostalgia. Leonardo Bellaspiga è proteso alla stessa koinè che in passato rendeva florido e unito questo spettacolare angolo di mondo, dove ai tempi di Venezia si parlavano diverse lingue e si apparteneva a diverse culture: differenze che, al contrario di quanto accade oggi, non facevano paura né portavano divisione, ma arricchivano di vivace fermento i popoli di quelle terre di artisti, naviganti, letterati, costruttori, poeti, mercanti, armatori, musicisti. Sulle ali della bora, nel ruggito del leone. Da Trieste a Cattaro sulla rotta di Venezia è anche il titolo delle mostre che fino ad oggi hanno portato le sue chine in Istria, Dalmazia ed entroterra (Slovenia, Croazia e Montenegro), nell’intento iniziale di fare tappe nelle principali Comunità degli Italiani lì presenti. Ma il successo di ogni esposizione e il crescente entusiasmo del pubblico hanno poi portato Bellaspiga ad allargare il campo delle sue chine anche in zone più distanti, come la Slavonia, tuttora abitata dai discendenti delle famiglie bellunesi laggiù emigrate, o a Zagabria, Lubiana e Banja Luka, dove sono attive comunità di nostri concittadini.

E d’altra parte in questo libro le architetture veneziane cui fa riferimento il titolo lasciano il posto anche alle vestigia dell’antica Roma o ai palazzi della dominazione austro-ungarica. Ne esce un affresco multiforme e variopinto, proprio come il mosaico di genti che da millenni popola questo angolo di paradiso in terra, a noi tanto caro.

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