La Sortie de l’usine Lumière, il primo film della storia. Il 28 dicembre 1895 la proiezione pubblica a Parigi

di Gianvito Casadonte, critico cinematografico

Il cinema è la mia più grande passione, che attraverso un corso di studi mirato ho come noto tramutato in una professione. È successo infatti che, pur spaziando in vari ambiti di cultura e spettacolo, non ho di certo abbandonato o messo in secondo piano l’attività di critico cinematografico. Ecco allora che colgo l’occasione concessami dagli amici a cui è affidata la cura dell’ottima rivista Mediterraneo e dintorni per proporre ai lettori una personale recensione, anzi una sorta di illustrazione, su La Sortie de l’usine Lumière (L’uscita dalle officine Lumière): semplicemente il primo film della storia. In altre parole, una pietra miliare nell’evoluzione della razza umana attraverso le opere dell’ingegno dei suoi esponenti. Un’invenzione, frutto di una geniale intuizione, destinata a rivoluzionare la vita sociale e le forme di intrattenimento nonché capace di creare un racconto per immagini, inizialmente muto e al massimo corredato da qualche sporadica scritta esplicativa, divenuto in poco più di una manciata di decenni un architrave dell’esistenza di ogni essere senziente. Chissà però quanto fossero consci di tutto ciò Auguste e Louis Lumière all’atto della presentazione del film alla Société d’encouragement pour l’industrie nationale di Parigi il 22 marzo 1895. Si trattava, del resto, di un’opera di appena 46 secondi, ma che ben presto si sarebbe tradotto in un impareggiabile strumento di un nuovo linguaggio; un formidabile mezzo di comunicazione. Ineguagliabile, di conseguenza, il successo planetario che molti epigoni dei Lumière avrebbero avuto, soprattutto dalla seconda metà del Novecento in avanti, dovendo tutto alla mente raffinatissima dei “fratelli pionieri” a cui va riconosciuta anche la paternità della prima proiezione pubblica al Salon Indien du Grand Café, del Boulevard des Capucines a Parigi, datata 28 dicembre 1895. Data che, perciò, si fa coincidere con l’inizio del cinema.

La pellicola citata, per così definirla, constava di un’inquadratura fissa su un grande portone che riprendeva il termine di un turno di lavoro. Uomini e donne, vestiti in abiti del periodo, ovvero della Belle Époque, uscivano dall’edificio ripreso, situato ancora adesso nella periferia di Lione e ribattezzato proprio per l’avvenimento Hangar du Premier-Film. Tre le versioni esistenti per tale spezzone, ognuno per una stagione diversa: autunno, primavera, estate, girate più o meno a mezzogiorno come rivela la luce intensa che si riflette sulle teste dei personaggi.

Malgrado quanto detto, però, il film non va annoverato nella categoria Documentari. Sempre dilungandomi sull’illustrazione tecnica va aggiunto che ci sono parecchi dubbi sulla spontaneità del materiale girato. Troppo elegante il vestiario dei protagonisti, in realtà operai e inservienti, e altrettanto artefatta la gestualità. Senza contare il perfetto ordine di uscita, da sinistra verso destra, delle persone raffigurate, evidentemente frutto di un copione in cui nessuno “impalla” la camera posizionata al centro, così come in particolare l’enfasi della scena che funge da chiusura delle riprese con la carrozza, probabilmente dei padroni dell’edificio, mostrata mentre incede trionfante in strada. Ma non è certo la naturalezza della pellicola che interessa. Importa invece la sua diffusione con i Lumière che nel 1896 portarono il cinematografo in giro per il mondo, Stati Uniti d’America compresi. Un onore assoluto e un’affermazione bissata con un altro celebre titolo: L’arrivée d’un train en gare de la Ciotat. Un film su cui la leggenda narra che facesse fuggire in massa dalle sale di proiezione gli spettatori! Persone impaurite dal treno, che temevano potesse materializzarsi e travolgerli. È proprio in questo periodo, però, che mutano pure i temi narrati per la presenza negli antichi cinema, posti considerati bui e rozzi dai nobili, di rappresentanti del ceto medio, se non basso, da cui scaturì la decisione di far divertire il pubblico con la commedia e la produzione de L’arroseur arrosé: L’innaffiatore innaffiato. Ma a fronte di tanta genialità, i Lumière commisero un marchiano errore di valutazione ritenendo che la loro colossale invenzione non avesse futuro di fronte a un probabile crescente disinteresse della gente. Alla luce di tale errata valutazione, decisero allora di dedicarsi a progetti giudicati più a lungo termine, lasciando ad altri grandi registi l’evoluzione della settima arte. Non capirono in sostanza la forza attrattiva delle immagini in movimento, oramai diventate leggendarie, che avevano il potere di far vivere allo spettatore dell’epoca situazioni inedite e perfino impensabili, conducendolo in luoghi lontanissimi e sconosciuti. Un’aura di romanticismo amplificata dalla figura dell’imbonitore, che a ogni proiezione illustrava la vicenda narrata nel film.

I fratelli Lumière hanno dunque creato non solo un mezzo di divulgazione, bensì pure un dispensatore di emozioni. Una giostra meravigliosa su cui far salire ogni essere umano, a partire da un magico giorno di fine Ottocento.

 

Https://www.facebook.com/mediterraneodintorni/
Condividi