Escher, la Calabria e il mito

di Domenico Iozzo

Una mostra unica e originale che racconta il legame speciale tra la Calabria e Escher, il celebre incisore olandese il cui stile ha lasciato un segno indelebile nell’evoluzione dell’arte contemporanea. “Escher, la Calabria e il mito” è il titolo della mostra che per due mesi, dal 20 novembre fino al 20 gennaio, accenderà i riflettori sulla città di Catanzaro e sul suo splendido contenitore culturale del Complesso monumentale del San Giovanni. L’iniziativa è stata proposta e prodotta dall’assessorato alla Cultura del Comune del capoluogo calabrese che, sostenuta dalla Regione Calabria, è riuscito ad allestire una grande operazione avvalendosi di una doppia curatela d’eccezione a firma di Domenico Piraina – direttore del Palazzo Reale e dei Settore Promozione Culturale della Città di Milano – e di Federico Giudiceandrea, uno dei più importanti collezionisti ed esperti dell’arte di Escher. L’evento è realizzato in collaborazione con Arthemisia, società leader a livello internazionale per la produzione di grandi mostre d’arte.

L’artista divenuto celebre per le sue costruzioni impossibili e le distorsioni geometriche visitò l’Italia a più riprese e nel 1930 raggiunse la Calabria rimanendone completamente stregato. In questa mostra – per il cui manifesto è stato scelto il suggestivo bianco e nero di “Dragon” – sarà possibile riscoprire lo stesso stupore che Escher provò dinanzi al paesaggio e alla bellezza della nostra regione quale tappa significativa del Grand Tour, il lungo viaggio nell’Europa continentale solitamente effettuato dai ricchi giovani dell’aristocrazia europea a partire dal XVII secolo.

Il percorso di Maurits Cornelis Escher in Calabria iniziò dal Golfo di S. Eufemia e proseguì per circa un mese, prima in direzione sud viaggiando in treno lungo la costa tirrenica e con diverse tappe tra i paesi fra mare e montagna come Pizzo, Tropea, Nicotera, Palmi, Scilla e Melito Porto Salvo, luogo quest’ultimo dal quale proseguì per raggiungere le località ai piedi dell’Aspromonte tra cui Palizzi e Pentedattilo. Proprio a quest’ultimo, borgo abbandonato che da qualche anno ha riscoperto una nuova vita grazie all’arte e alla cultura,  Escher dedicò quattro suggestive incisioni. Il viaggio riprese, poi, in direzione nord raggiungendo Gerace, Stilo, Santa Severina, Cariati, Rossano, Morano Calabro e Rocca Imperiale. Dallo sguardo del viaggiatore curioso, che non accusa i segni del tempo, emerge l’immagine dei suggestivi piccoli borghi calabresi che custodiscono la memoria e l’identità della nostra storia e che meritano di essere maggiormente conosciuti e valorizzati.

La mostra offrirà un’occasione preziosa di promozione per la città di Catanzaro riconosciuta, anche grazie a diversi eventi storicizzati, quale punto di riferimento del panorama culturale in Calabria e nel Mezzogiorno. C’è grande fiducia, dunque, per un ritorno positivo che un’iniziativa del genere può generare dal punto di vista dell’indotto culturale, economico e sociale sul territorio. Come sottolineato dal sindaco di Catanzaro Sergio Abramo, “l’obiettivo più grande è quello di proiettare il Capoluogo al centro dei più ampi circuiti culturali e turistici sulla scia dei numerosi altri eventi storicizzati che hanno contribuito a far parlare di Catanzaro in termini positivi, al di là degli stereotipi e dei luoghi comuni che caratterizzano il racconto del Sud”.  L’assessorato alla Cultura del Comune di Catanzaro è tornata a produrre una grande mostra dopo alcuni anni, una sfida che ha visto il settore, guidato dall’assessore Ivan Cardamone, impegnato a costruire una rete di collaborazione con gli operatori culturali, le attività ricettive e commerciali, le scuole e gli ordini professionali per far vivere l’evento durante tutto il periodo di apertura al pubblico e garantirne il più ampio respiro a livello regionale e nazionale.

Maurits Cornelis Escher  (Leeuwarden, 17 giugno 1898 – Laren, 27 marzo 1972),  incisore e grafico olandese molto apprezzato da logici e matematici per le sue costruzioni impossibili, per i suoi mosaici di geometrie regolari e irregolari e poliedri ispirati a forme della realtà da lui percepite e interpretate in modo assolutamente originale attraverso le cosiddette tassellazioni.  Famoso anche per i disegni panoramici e le incisioni. Tra le sue opere più celebri, sintesi ineguagliabile di geometria e fantasia, si ricordano le Mani che disegnano (1948), Cielo e acqua I (1938) nella quale spiccano l’alternanza di luce e ombra e il gioco tra gli elementi vitali dell’aria e dell’acqua in cui pesci nel mare diventano uccelli nel cielo, Salita e discesa (1960), nel quale file di persone salgono o scendono una scala chiusa in un ciclo infinito. Da giovanissimo Escher, studiò carpenteria e pianoforte, prima di approdare alla Scuola di architettura e arti decorative di Haarlem, sulle orme del maestro Samuel Jesserum De Mesquita. La passione per il viaggio cominciò dall’Italia, il cui primo contatto avvenne nel marzo 1921: assieme ai suoi genitori Escher intraprese un viaggio di venti giorni lungo le coste del Mediterraneo. Conobbe la Toscana (Firenze, Volterra, Siena, San Gimignano) e poi anche l’Abruzzo (Fara San Martino, Castrovalva) e la Campania (Ravello). Successivamente attraversò ed apprezzò la Calabria. Escher mori nel 1972. In tutti questi anni, a partire dal 1936, pur intraprendendo lunghi viaggi negli Stati Uniti e in Canada, non tornò mai più in Italia.

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