Trasmettiamo ai figli il desiderio di infinito

Nessuno vuole lasciare i propri figli in preda ai venditori di illusioni e di dipendenze!

di Bruno Pisani

Chi tira le fila della cultura consumistica sa bene che per educare i giovani ad essere abili consumatori, ma non pensatori, è indispensabile non farli trascendere. I giovani devono essere profondamente ancorati al presente, con orizzonti limitati e che non vanno più in là della più vicina sala bet a loro disposizione. Qui troveranno tutti i giochi per poter alimentare la loro aspirazione di raggiungere il Dio denaro e di avere più disponibilità economica per fruire dei beni che questa comporta.

Questi stessi giovani sentono tuttavia una anelito di Infinito, anche se non lo sanno esprimere, un desiderio di avere un porto sicuro cui rifugiarsi nei momenti di difficoltà e di incertezza. Spesso si sentono orfani di Qualcuno la cui presenza può dare un senso alla loro vita ed ai tanti sacrifici che si trovano ad affrontare. Il vuoto lasciato dall’assenza di un Ideale di vita li porta ad essere paurosi, indecisi, bisognevoli di appagamenti, immediati ma superficiali e che non placano la sete di trascendenza. La bet generation implicitamente chiede ai genitori un Dio possibile, che li sappia accogliere ed entusiasmare. Qualcuno che infonda in loro speranza e capacità di discernimento per scegliere la strada che li condurrà alla realizzazione di un progetto per cui valga la pena lottare. In casa si parla poco di ideali e valori, presi come siamo dalle tante difficoltà quotidiane: la mancanza di lavoro, i soldi che non bastano mai, le liti in famiglia, le malattie. Tutto questo ci soverchia emotivamente e ci conduce ad una navigazione a vista, alla programmazione del quotidiano, se va bene del fine settimana.

L’orizzonte è sempre più corto ed influenzato dall’emotività del contingente. La trascendenza, così come l’immaginazione e la creatività, sono sempre messe all’angolo dalla necessità del presente.

Se non trasmettiamo ai nostri figli un codice etico al quale ispirarsi, con dei valori da prendere a modello, saranno i registri della cultura del consumo a dettare le direttive lungo le quali muoversi: consumare e scartare.

Ma la sete di Verità che è presente in ogni giovane ci impone di mettere in risalto, in contrapposizione a consumo e scarto, la catena della vita. Ossia il valore dei legami affettivi, della persona umana, anche di quella che non produce, ma la cui speranza dà un senso alla nostra vita molto più del gioco e delle droghe. I mezzi a disposizione di chi sta crescendo la bet generation sono forti e presenti in tutto il mondo.

Contro questo modello noi possiamo proporre la forza di un Ideale che trasforma la vita di ognuno di noi, che ci da la sicurezza di indicare ai figli la strada giusta perché già sperimentata con efficacia dalle generazioni precedenti.

Questo è educare con sapienza, lontano dalle luci e dai fragori del villaggio globale, con lo sguardo fermamente rivolto a ciò che realmente conta nella vita.

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