I dintorni di Parigi: la città di Chartres

Testo e disegni di Francesco Fontana

L’aria era fresca a quell’ora del mattino, Parigi si svegliava lentamente mentre raggiungevo la stazione di Montparnasse. L’autobus attraversava il leggendario quartiere di Saint Germain de Pres, mentre  pensavo agli scrittori, artisti e bohémien che in passato, in assoluta povertà, avevano passato ore nei caffè del rione per sfuggire al freddo invernale.

Rue de Rennes era bella ed elegante, decine di palazzi haussmaniani  terminavano accanto al grattacielo di Montparnasse che assieme alla torre Eiffel dominavano lo skyline parigino. La stazione si trovava sotto la grande torre che in quel giorno di novembre era tagliata a metà da una fitta nebbia che ne nascondeva la fine.

Il treno delle sette e quaranta era già sul binario, alcuni ciclisti caricavano le bici nei vagoni, mentre negli altri binari arrivavano i pendolari: uomini e donne in abiti eleganti, ragazzi universitari, gente di ogni tipo che una volta scesa dal treno, con passo veloce,  si disperdeva tra i corridoi delle diverse linee della metropolitana.

Il treno aveva da poco lasciato Parigi e già mi trovavo immerso in un’atmosfera diversa, le strade trafficate lasciavano spazio a grandi foreste mentre i grandi palazzi erano sostituiti da piccole case in pietra con tetto spiovente. Non mi ero ancora abituato alla differenza tra Parigi, città densamente popolata, e i suoi dintorni rurali che trovavo di una bellezza rara.

Il treno correva veloce, la pianura della regione di Beauce era un susseguirsi di campi coltivati a colza e granturco, intervallati da piccoli centri abitati dove quasi sempre vi era una chiesetta romanica e un vecchio mulino. Osservavo uno di  quei campi infiniti quando, all’orizzonte, come un antico faro solitario, apparve la maestosa Cattedrale di Chartres, protagonista assoluta di quella pianura che dominava solitaria  il paesaggio. Man mano che il treno si avvicinava alla città e la Cattedrale diventava sempre più imponente, pensavo ai pellegrini medievali ed alla suggestione che un tale edificio poteva provocare alla loro anima. Feci in tempo a scattare una foto prima che il treno arrivasse in stazione.

In cielo, sporadiche nuvole camminavano lente, si allontanavano all’orizzonte  lasciando spazio ai raggi del sole che, oltre a riscaldare l’aria, creavano giochi di luce ed ombra sui tetti in ardesia e sui muri in pietra del centro storico. Due turisti se ne stavano seduti su di una panchina contemplando la maestosa facciata della cattedrale. Mi sedetti su di un marciapiede e mentre contemplavo i due campanili, pensavo alla “Sancta Camisia”, la tunica indossata – secondo la tradizione – da  Maria mentre partoriva Gesù e anche mentre stava ai piedi della Croce. La reliquia era stata poi trasferita da Gerusalemme a Costantinopoli e presentata dall’imperatrice Irene all’imperatore Carlo Magno: il suo discendente, Carlo il Calvo, la consegnò alla cattedrale di Chartes e questo è il motivo per il quale la città, dal Medioevo in poi, era divenuta meta di pellegrinaggio e motivo della costruzione della Chiesa che adesso si trovava lì, imponente, davanti ai miei occhi.

Infastidito dal vento che soffiava gelido, mi recai verso l’interno della Cattedrale.

Venni rapito dalle grandi vetrate medievali a mosaico blu e dal labirinto ricreato nella pavimentazione. La penombra contribuiva a rendere ancora più suggestiva l’atmosfera della Chiesa. Approfittai della quiete per studiare la mappa della città e per capire quale vicolo dovessi prendere per raggiungere il fiume Eure. M’incamminai allora verso un ripido passaggio fatto da alti muri in pietra che mi permise di raggiungere il vecchio quartiere dei conciatori. Quanta bellezza in pochi metri! Il fiume era scavalcato da diversi ponti e passerelle. Le case, le chiese e gli edifici medievali si addossavano l’uno sull’altro, creando un pittoresco disordine urbano.

Camminavo lungo il fiume, fermandomi ogni tanto per disegnare piccoli scorci nascosti, dove tra le canne palustri le anatre nuotavano indisturbate. Sul fiume si affacciava anche l’imponente collegiale di Saint Andrè, edificio romanico, utilizzato durante la rivoluzione come magazzino  e che  adesso era il cuore culturale della città.

Si avvistava anche la cinquecentesca Chiesa di Saint Aignan, utilizzata come ospedale durante la rivoluzione, poi convertita in magazzino fino ad essere interessata da un importante restauro operato da un collaboratore di Viollet-Le Duc.

Rimasi a Chartres fino al tardo pomeriggio, scoprendo Chiese ed edifici civili, testimoni del passato glorioso della Francia medievale.

Al rientro a Parigi, la stazione era piena di gente, come al mattino, che dai corridoi della metropolitana raggiungeva a passo spedito uno dei ventotto binari che riportandoli indietro, si perdevano all’orizzonte, tra profonde foreste  e vecchi edifici medievali.

 

 

 

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