“Dentro al fuoco di cento saette”

A 126 anni dalla nascita, un omaggio al pilota dell’impossibile, attraverso il Museo Tazio Nuvolari di Mantova

di Lorenzo Montagner  “Direttore del Museo Tazio Nuvolari – Mantova”

Ferdinand Porsche lo aveva definito <<il più grande pilota del passato, del presente e dell’avvenire>>. Certo è che Tazio Nuvolari, di cui il 16 novembre ricorrono i centoventisei anni dalla nascita, è un personaggio unico e irripetibile, le cui gesta sono diventate leggendarie e sfidano il tempo. Trofei, vittorie, coraggio, fantasia, creatività, sono alcuni degli elementi del “campionissimo” di cui si cerca di mantenere viva la memoria, dando forma, sostanza ed emozioni attraverso il Museo Tazio Nuvolari, oggi di proprietà dell’Automobile Club di Mantova. È proprio attraverso un viaggio in questo luogo di cultura che vogliamo omaggiare il “pilota dell’impossibile”.

Il Museo è sito a Mantova: una piccola, ma splendida penisola (è infatti circondata da tre laghi artificiali) nel cuore della Pianura Padana posta al centro tra Milano e Venezia. È la città del poeta latino Virgilio, un territorio che fonde acqua, terra e cielo e che sotto il dominio del ducato dei Gonzaga, tra la metà del 1300 e l’inizio del 1700 ha visto transitare artisti come Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti e Giulio Romano i quali l’hanno trasformata in una delle perle del Rinascimento italiano. Nel centro di questa città, nelle silenziose mura dell’ex-chiesa del Carmelino, è custodito oggi il lascito di Tazio Nuvolari: coppe, trofei, immagini e oggetti personali raccontano la vita del “Mantovano Volante”, così era stato chiamato dal poeta Gabriele D’Annunzio. Nato nel 1892 a Castel d’Ario da una ricca famiglia di proprietari terrieri, a pochi acri di distanza da dove nacque Antonio Ascari, campione degli Anni Venti dell’Alfa Romeo e padre del pilota di Formula 1 Alberto, Tazio comprende che la sua vocazione è la velocità. Dirà infatti un giorno: “Non ho mai sognato le fate o le imprese dei corsari: ho sempre e solo sognato la velocità”. Figlio e nipote di due campioni del ciclismo, Tazio è affascinato dalle prime motociclette che lo zio Giuseppe gli fa provare quando ha da poco compiuto dieci anni, ma a stregare il giovane Nuvolari più di ogni altra cosa è il volo e dopo pochi anni dall’invenzione dei fratelli Wright riesce ad acquistare un velivolo Blériot facendolo decollare dopo averlo montato sul tetto di casa: è solo il 1910.

Attraversare il Museo Tazio Nuvolari significa fare un salto indietro nel tempo. Nuvolari partecipa alla Grande Guerra impegnato nel ruolo di conduttore di ambulanze. Un giorno, di ritorno dal fronte, Nuvolari fece prendere una sbandata al camion che guidava e il tenente gli disse di lasciar perdere: “Guidare non è il tuo mestiere!”. Inizia la sua carriera il 20 giugno 1920, a 28 anni, prendendo il via ad una corsa motociclistica con una Della Ferrera Corsa. Corre anche con le auto, e nonostante i primi anni siano poveri di soddisfazioni, Tazio è puro spettacolo: la prima vittoria in auto la ottiene il 22 maggio 1921 a Verona con una Ansaldo 4CS, la prima con le moto proprio a Mantova con una Harley Davidson FS Twin da 998cmc. Dal 1920 al 1930 corre alternando partecipazioni in auto e in moto diventando “il Campionissimo” con la Bianchi “Freccia Celeste” da 350 cmc battendo la concorrenza delle motociclette europee da 500 cmc. I successi in auto tardano ad arrivare e non trovando una squadra, nell’inverno tra il 1927 e il 1928, fonda a Mantova la Scuderia Tazio Nuvolari: è uno dei primissimi piloti al mondo a fondarne una con il proprio nome.

Tazio, fra tutti i piloti, lo si riconosce da lontano: è basso di statura ma è carico di energia e di forza con due occhi di fuoco. È un pilota che prepara al meglio la vettura, non lascia nulla al caso, fino a concepire una propria divisa che non lo abbandonerà mai: dai pantaloni da cavallerizzo e maglioni stile Missoni dei primi Anni Venti ai calzoni azzurri con una maglia giallo-limone. È pure un ottimo manager con sponsor personali e tratta con gli organizzatori delle gare per i compensi, ma questo non gli basta per sfondare. Nel 1930 la svolta: Enzo Ferrari vuole Tazio Nuvolari alla guida delle Alfa Romeo della sua Scuderia ed inizia così una storia incredibile di vittorie, di litigi, ma anche di umanità e fratellanza tra due dei personaggi più carismatici dell’Italia del Novecento.

Il Museo Nuvolari custodisce anche una dedica firmata da Gabriele D’Annunzio. Nel 1932, anno che coincide con la vittoria del Campionato Europeo della Formula Grand Prix, Nuvolari incontra il grande poeta che gli regala la famosa tartaruga, un piccolo gioiello che sarà per Tazio un amuleto, un simbolo da stampare sulla carta intestata, una spilla per fermare il foulard tricolore, un logo da esibire sull’aereo privato. Tazio Nuvolari è “l’uomo nuovo” che domina la dea della velocità e che fa tramontare l’uomo romantico di fine Ottocento.

Tra i molti oggetti esposti si possono ammirare molte coppe: una in particolare racconta una storia che ancora oggi, dopo più di ottant’anni, fa ancora parlare. Tazio, solo con la sua Alfa Romeo contro cinque Mercedes e quattro Auto Union, attende il via sullo schieramento di partenza del circuito tedesco del Nürburgring, ma in quei momenti prima del via, osservando l’unica bandiera italiana nel mezzo di migliaia di croci uncinate, nota che è logora e così chiama Nello Ugolini, Direttore Sportivo della Scuderia Ferrari. “Nello, fai cambiare quella bandiera perché è rovinata; oggi vinco io!”. Tazio ingaggia una battaglia lunga quasi cinque ore: anche se sono tanti i cavalli dei motori delle auto tedesche così come più sviluppata è la tecnologia delle vetture del Reich rispetto all’Alfa Romeo, Nuvolari riesce a ribaltare il pronostico che lo vede perdente alla partenza guidando con il suo stile unico, lottando come Davide contro il gigante Golia. All’ultimo giro, mentre 200 mila tedeschi con il braccio destro alzato al saluto dei nazisti attendono sul traguardo la Mercedes di von Brauchitsch, ecco che spunta invece l’Alfa Romeo di Tazio a tagliare il traguardo e vincere una gara impossibile. È il 28 luglio 1935. A Tazio il trofeo con la rappresentazione del Dio Mercurio poggiata su una base con il nome Adolf Hitler.

C’è una sezione del Museo Nuvolari dedicata alla famiglia: alla moglie Carolina, compagna di una vita e ai figli Giorgio e Alberto. A studiare la vita di Tazio si ha l’impressione di stare davanti al copione di un film dal risvolto drammatico. Il campione che piega le curve dei circuiti al suo volere, nulla può contro il destino che gli strappa entrambi i figli. Giorgio e Alberto muoiono di malattia a dieci anni di distanza, a 18 anni. Mentre Tazio sfida la sorte in pista, la morte gli prende ciò che ha più di caro. Giorgio muore nei primi giorni d’estate del 1937 durante il viaggio di Tazio verso gli Stati Uniti dove l’avrebbe atteso la corsa per la Coppa Vanderbilt; Alberto nella primavera del 1946. Da quel giorno Tazio diventa ancor più silenzioso. Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale Tazio abbandona l’Alfa Romeo per l’avveniristica Auto Union, ma il matrimonio, suggellato da un contratto ricchissimo, 1.200.000 Reichmark, frutta solo tre vittorie: Gran Premio d’Italia e d’Inghilterra 1938, Gran Premio di Belgrado 1939. Riprende nel 1946 ma è l’ombra del grande campione di un tempo. È abbattuto dalla perdita dei figli e anche se non vince le gare alle quali partecipa, il suo nome è sulla bocca di tutti: continua a guidare a Torino con una Cisitalia alla quale si è staccato il volante, alla Mille Miglia del 1947, corsa di una sola giornata con partenza da Brescia verso Roma e ritorno a Brescia, con una piccola Cisitalia da 1100 cmc contro una potentissima Alfa Romeo da 3000 cmc: solo una pioggia torrenziale lo ferma. L’anno seguente Enzo Ferrari lo convince a prendere il via alla Mille Miglia con una Ferrari 166 SC. Il coraggio di Tazio è incredibile e dopo oltre mille chilometri di gara, con una vettura danneggiata, ha 23 minuti di vantaggio sul compagno di squadra al volante di una Ferrari gemella. Il pubblico italiano, tra le lacrime, saluta Nuvolari che corre disperato verso la vittoria senza più il cofano a proteggere il motore, ma a poche centinaia di chilometri dal traguardo Enzo Ferrari gli impone di fermarsi. Perde la Mille Miglia ma guadagna l’immortalità e quel cofano che Tazio aveva perso in quella gara, oggi è presente nel suo Museo a ricordare quell’incredibile giornata.

Continuerà a correre fino al 1950: la sua ultima vittoria la conquista il 10 aprile di quell’anno nella cronoscalata Palermo-Monte Pellegrino, alla guida di una Cisitalia 204 Abarth Spider Corsa, decorata sui cofani, per l’occasione, con un coniglio e un uovo pasquale. La sua ultima apparizione è, il 13 maggio, a Silverstone, al volante di una Jaguar XK120.

Tre anni dopo, all’alba dell’11 agosto 1953 prende definitivamente il volo per “correre ancor più veloce per le vie dei cieli”.

www.tazionuvolari.it

info@tazionuvolari.it

Cell. Museo: +39.366.4218816
Tel. Automobile Club Mantova: +39.0376.325691

 

Https://www.facebook.com/mediterraneodintorni/
Condividi