Caro mio Presidente…

E se un tuo amico assume improvvisamente una carica istituzionale?

del Marchese del Trillo

Caro mio presidente… Potrebbe essere il perfetto incipit di una lettera istituzionale in cui prevale la supposta relazione personale rispetto al rinnovarsi di un rispetto istituzionale. È giusto. Come si scrive a una carica istituzionale, sebbene ancor prima amico. Dove finisce la finzione e inizia il rispetto e dove deve prevalere il rispetto e finire la confidenza?

Ci sarebbe una straordinaria aneddotica nel tempo che fu delle lettere (a volte missive profumate), degli ambasciatori, delle feste e dei ricevimenti quali unici luoghi di incontro e di ritrovo. Ma oggi al tempo 4.0 il luogo di incontro continuo è il web e la domanda la vogliamo attualizzare in un contesto social media… in cui tante volte vince l’arroganza del potere, la cattiva confidenza, la pressione psicologica e subdolamente morale all’amico che assume un ruolo pubblico. Proviamo a non entrare nel caso particolare, sebbene in questo tempo straordinario di cambiamento assurgono a cariche istituzionali meravigliosi sconosciuti che avranno un pur loro legittimo giro di amici e abituali frequentatori.

Miei cari lettori vicini e lontani, giudici, ambasciatori, esponenti del Governo, cariche istituzionali dello Stato, presidenti del Parlamento e non solo della Repubblica… a Voi penso in questo momento. O ancora meglio a quei vostri amici e parenti che diventano cattivi consiglieri nell’ora del giudizio. Ragioniamo per gradi. Sui social assistiamo spesso a una perdita di senno da parte di esponenti istituzionali, a disastrosi post che minano la cultura dello Stato e si finisce per fare polemiche (e poca politica) anche internazionali con post e tweet. Si fanno ganci (per non dire ammiccamenti), occhiolini, minacce mal velate e annunci e commenti più per aizzare gli animi e incoraggiare la propria tribù che condividere e allargare ragionamenti. E il problema peggiore a volte sono gli amici dei potenti… più avidi e pericolosi del potente di turno.  Allora veniamo al punto cruciale del ragionamento di #netiquette che vogliamo condividere su questo numero.

Cari Potenti distinguetevi per educazione. Eleganza. Ascolto. Senza smentire la vostra natura. Anche se dentro avvertite “lo spirito guerriero che entro mi rugge” cercate di offrire la parte dialogante di voi stessi al prossimo; non siete più a capo di un’idea, di una parte, di un partito, ma rappresentate una istituzione, tutti. Anche chi non conoscete. Chi non vi ha votato. Se mai vi siete sottoposti a un giudizio elettorale. E, pur mantenendo un linguaggio audace, segno di verità e di coerenza, abbiate almeno il garbo di pensare di rappresentare tutti e mandate almeno abbracci e baci quando vi congedate nei post. Come negli incontri pubblici. Lo ha capito bene Salvini, ma può ancora migliorare se poi continuerà a compiere atti platealmente “di sinistra” come il presentarsi a casa delle persone… e ascoltare gli ultimi. Questo dipenderà dal suo crescente staff direttamente al carico di responsabilità pubbliche e politiche che vorrà e potrà assumere.

Mi piace chiudere col caso di un mio amico, Guido George Lombardi, ancor più amico e socio da tantissimi anni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump: vi avrei voluto far vedere con quale rispetto e garbo George abbia trattato il Presidente in tante occasioni pubbliche e private. Mai invadente. Sempre disponibile, mai servile, mai piegato. E soprattutto la lezione che ci offre George è di non aver mai abusato dell’amicizia. Siamo tutti così attenti al valore dell’amicizia? “Sappiamo e vogliamo stare insieme” verrebbe da dire riecheggiano il sottotitolo di #networking.

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