A cento anni dalla fine della Grande Guerra

L’11 novembre 1918 si concludeva un conflitto “totale”

di Pasquale Martinello

La Prima Guerra Mondiale (1914-1918) è una guerra che coinvolge numerose Nazioni ed è combattuta su una molteplicità di teatri terrestri, quasi tutti europei. Distrugge milioni di vite umane, brucia immense risorse materiali, modifica irreversibilmente l’assetto politico e sociale degli Stati belligeranti. Affonda le proprie radici nella seconda metà del 1800. Termina con numerosi trattati. La conferenza generale per la pace si apre a Parigi l’8 gennaio 1919. Getta, infine, un seme di speranza poiché immagina la Società delle Nazioni, che è costituita il 28 aprile 1919.

Nella Prima Guerra Mondiale si fronteggiano due grandi Alleanze: da una parte, la Triplice Alleanza (stipulata nel 1892 e più volte rinnovata fino al 1912) con Germania, Impero Austro-Ungarico e Italia; dall’altra la Triplice Intesa con Francia, Russia e Inghilterra. Si arriva a questo sistema di alleanze perché col tempo maturarono profondi rancori, ma anche differenti interessi politici ed economici. Infatti la Francia vuole lavare l’onta del 1870 costata la perdita dell’Alsazia e della Lorena; la Russia, alleandosi con la Francia, cerca appoggi alla sua espansione nei Balcani; la Germania si sente forte con il suo apparato industriale e si lancia in un’aggressiva politica estera; l’Austria guarda verso l’Egeo, tagliando così la via alla Russia, che si atteggia a protettrice degli Slavi e che non nasconde le sue aspirazioni verso il Mare Mediterraneo. L’Impero Austro-Ungarico ha seri problemi etnici interni, alcuni popoli che ne fanno parte richiedono sempre più insistentemente l’indipendentismo. La minaccia tedesca sposta l’obiettivo della politica inglese, sempre ferma nella sua convinzione di avversare la potenza più forte o più minacciosa in Europa, che ormai non è la Francia, bensì la Germania. L’Italia – che aspira ad espandersi in Nord Africa – era stata spinta nelle braccia della Germania e dell’Austria dalla Francia con la regia dell’Inghilterra. La Francia, l’11 maggio 1881, occupava la Tunisia col beneplacito dell’Inghilterra che non vedeva favorevolmente il fatto che la Sicilia e la Tunisia fossero nelle stesse mani, in quanto ciò significava avere il controllo del bacino occidentale del Mediterraneo. Vi era, infine, la questione dell’irredentismo nel Trentino, a Fiume e in Dalmazia. Questo movimento politico-culturale si era sviluppato tra gli Italiani dal 1866, in favore dell’estensione dei confini nazionali alle regioni con prevalente popolazione italiana soggette ad altre sovranità, in particolare all’Austria. L’irredentismo Italiano è una spina nel fianco all’interno della Triplice Alleanza.

Sintetizzando molto si può dire che Francia e Gran Bretagna, nazioni tradizionalmente colonialiste, cercano di mantenere ed ampliare il dominio sui territori africani ed asiatici e di interdire l’accesso alle nuove potenze emergenti, quali la Germania e l’Italia. Queste ultime, invece, vogliono espandersi e cercano di forzare l’accerchiamento anche a costo di creare nuovi punti di tensione. In questa situazione, l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando del 28 giugno 1914 per mano del nazionalista diciannovenne Gavrilo Princip è solo un pretesto per dare libero sfogo alle attese accumulate. Al momento dell’attentato di Sarajevo scattano, con alcune eccezioni, le opposte alleanze. Alla dichiarazione di guerra (28 luglio 1914) fatta dall’Austria alla Serbia, che aveva respinto le condizioni umilianti avanzate da Vienna, seguono in rapida successione l’entrata in guerra di tutte le altre grandi potenze. Il 1° agosto la Germania dichiara guerra alla Russia, due giorni dopo, il 3 agosto alla Francia e invade il Belgio. Il 4 agosto entra in guerra anche la Gran Bretagna. L’Italia insieme a Portogallo, Grecia, Bulgaria, Romania e Impero Ottomano rimane neutrale. Romperà il suo isolamento quando il gruppo degli interventisti, inizialmente minoritari, raggiunge una consistenza non trascurabile, premendo sul governo affinché l’Italia entri in guerra al fine di completare l’Unità Nazionale. Così , col pretesto di non essere stata avvisata dell’ultimatum di Germania e Austria alla Serbia e col sospetto che non sarebbe stata risarcita dei territori promessi, l’Italia, il 25 aprile 1915, firma il Patto di Londra e passa con la Triplice, impegnandosi ad entrare nel conflitto entro un mese in cambio di tutte le terre irridente, l’isola di Zara, l’arcipelago del Dodecanneso e compensi coloniali. Il 23 maggio dichiara guerra all’Austria–Ungheria (dichiarerà guerra alla Germania il 28 agosto del 1916). La Germania e l’Austria sono affiancate in momenti successivi dalla Turchia (novembre 1914) e dalla Bulgaria (ottobre 1915). La Triplice intesa si allarga con l’intervento del Giappone (agosto 1914) e della Romania (luglio 1916).

S’instaurano così delle contrapposizioni che caratterizzeranno tutto l’andamento della guerra. La Germania inizia le operazioni entrando in Francia attraverso il Belgio e i Paesi Bassi.  Con una “guerra lampo” di appena sei settimane il 5 settembre è a soli 40 km da Parigi, ma si arresta sulla Marna. La guerra di movimento si trasforma in guerra di logoramento lungo oltre ottocento chilometri di trincee dalle Fiandre fino alla frontiera svizzera. Alla Marna (tre volte) si susseguiranno Verdun (per 10 mesi), le Somme, l’Altopiano di Asiago, le dodici battaglie dell’Isonzo, Chemin des Dames. Solo nel 1917 gli eserciti riprendono a manovrare. Si registrano Caporetto, Monte Grappa, le Battaglie del Piave, l’Offensiva di Primavera, Vittorio Veneto, Amiens. Il conflitto si allarga coinvolgendo soldati di differenti nazionalità. A Gallipoli operano per la prima volta i militari dell’ANZAC (il Corpo d’Armata formato da soldati australiani e neozelandesi). Due fatti risultano dirimenti nel 1917: in Russia forti disordini interni portano alla Rivoluzione d’ottobre e al ritiro dal conflitto (3 marzo 1918); il 6 aprile, gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Germania, spostando con il loro enorme potenziale economico, l’ago della bilancia a favore dell’Intesa.

La guerra si conclude l’11 novembre del 1918 e consegna alla storia la scomparsa di grossi Imperi: quello Tedesco, l’Austro-Ungarico, il Russo e l’Ottomano. La Germania (Versailles, 28 giugno 1919) restituisce l’Alsazia, la Lorena ed alcune porzioni di territorio alla Polonia; perde tutte le Colonie. La monarchia imperiale è rimpiazzata dalla Repubblica di Weimar. L’Austria (Saint-Germain, 10 settembre 1919) è ridotta ad un ottavo del territorio del suo ex impero; si formano la Cecoslovacchia, la Polonia e la Iugoslavia e si sancisce la scissione con l’Ungheria (Trianon, 4 giugno 1920).  La Russia ristabilisce il suo dominio su Ucraina e Bielorussia. L’Impero Ottomano (Sèvres, 10 agosto 1920) è spartito tra gli Alleati vittoriosi: Siria e Libano vanno alla Francia, Palestina, Transgiordania e Mesopotamia al Regno Unito (è costituito il nuovo stato dell’Iraq). È una rivoluzione geo-politica: si calcola che oltre 250 milioni di europei vedono mutato da un giorno all’altro lo Stato in cui vivono! Mai l’Europa aveva conosciuto una ridefinizione dei suoi confini di tale portata ed in un tempo così breve. Quanto all’Italia, prende corpo la consapevolezza di non essere una “potenza uguale”, e ciò si trasforma nella frustrazione della “vittoria mutilata” dal momento che il principio di nazionalità stabilito dal presidente statunitense Wilson confliggeva con gli accordi stipulati a Londra, non riconoscendo i confini italiani naturali dell’Istria orientale e della Dalmazia.

Quella conclusa nel 1918 è certamente tra le guerre più sanguinose della storia. Neanche i civili sono risparmiati: circa 950.000 muoiono a causa delle operazioni militari e circa 5.893.000 persone periscono per cause collaterali, in particolare, carestie, malattie ed epidemie (influenza spagnola). Il conflitto, inoltre, resta alla storia per essere stata una guerra “totale”, a motivo del coinvolgimento globale di nazioni che ha lasciato sul campo quattordici milioni di morti; una guerra di “trincea”; una guerra “tecnologica”, grazie all’introduzione di nuove armi (mitragliatrici, granate), dell’aviazione come strumento militare, dei sottomarini e del gas, che compare per la prima volta a Ypres il 22 aprile 1915. Il 15 settembre 1916 a Flers-Courcelette compare pure il primo carro armato, di manifattura inglese. Inoltre, la mobilitazione del “fronte interno”, data la mancanza di manodopera maschile, porta ad un ingresso massiccio delle donne negli apparati produttivi e nell’organizzazione sociale e politica di ogni singola Nazione.

Durante i lavori della Conferenza di Pace di Parigi il 28 aprile 1919 è istituita la Società delle Nazioni su proposta del presidente statunitense Wilson per assicurare la cooperazione, la pace e la sicurezza internazionale. Operativa dal 10 gennaio 1920, con sede a Ginevra, consta di un’Assemblea, formata dai rappresentanti di tutti gli Stati membri e di un Consiglio, composto da cinque membri permanenti (Gran Bretagna, Francia, Italia, Giappone, Stati Uniti) e quattro temporanei, eletti ogni tre anni dall’Assemblea. Ben presto rivela la sua sostanziale debolezza sul piano organizzativo e politico. Il Senato degli Stati Uniti non gratifica l’adesione alla Società delle Nazioni e, successivamente, seggi permanenti sono attribuiti alla Germania (1926) e Unione Sovietica (1934). Tutto questo però non impedisce i conflitti che coinvolgono le grandi potenze come la guerra cino-giapponese (1931), la guerra italo-etiopica (1935-36), la guerra civile spagnola (1936-39), la seconda guerra mondiale (1939-1945). Ulteriormente indebolita dal ritiro del Giappone e della Germania (1933), dell’Italia (1937) e dall’espulsione dell’Unione Sovietica dopo l’aggressione della Finlandia (1939), la Società delle Nazioni è sciolta formalmente il 18 aprile 1946 per deliberazione dell’Assemblea.

Il 24 ottobre 1945 nasce l’Organizzazione  delle Nazioni Unite che presenta accentuate similitudini con l’organismo precedente, ad iniziare dallo scopo: il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Pasquale Martinello, Generale di Divisione della riserva, è nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 10 Giugno 1950. Ha ricoperto numerosi incarichi di Comando e di Stato Maggiore, svolto mansioni di Addetto per la Difesa, Esercito, Marina ed Aeronautica presso l’Ambasciata d’Italia in Polonia, con accreditamento secondario presso le Ambasciate d’Italia in Lituania, Lettonia ed Estonia. Da Generale di Brigata è stato Comandante del Comando Militare Esercito e del Presidio Militare della Calabria dal 28 settembre 2006 al 4 ottobre 2008 e Capo Divisione Addestramento, Formazione e Dottrina della Nato Training Mission in Baghdad dal 5 ottobre 2008 al 9 luglio 2009. Al rientro dall’Iraq ha riassunto l’incarico di Comandante del Comando Militare Esercito e del Presidio Militare della Calabria fino a dicembre 2009. È Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, è insignito della Medaglia Mauriziana, della Medaglia d’Argento di Lungo Comando, della Croce d’Oro con Stelletta per Anzianità di Servizio, Medaglia al Merito conferita dal Ministero della Difesa della Repubblica di Lituania.

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