L’editoriale di Fabio Lagonia

L’ispirazione dominante che ha guidato la realizzazione di questo nuovo numero di Mediterraneo e dintorni è un intreccio di racconti legati alla memoria, alle tradizioni, al lavoro, alla terra, all’identità. Uso il termine ”intreccio” non a caso, giacché le narrazioni non sono viste in un susseguirsi cronologico di causalità ma rappresentano storie che possono aiutare a riflettere e, possibilmente, a rinvenire qualcosa che spieghi o contraddica il nostro vivere. Le suggestioni non mancano. Non si tratta di un richiamo retorico, né tanto meno ideologico, alle radici; si tratta piuttosto della consapevolezza che nell’andare avanti, nell’innovare, nelle trasformazioni – tanto personali quanto sociali – non si dovrebbe mai elidere dal proprio orizzonte quel giusto rimando all’essenza buona delle cose. Così Thomas Quintavalle, con i suoi scatti, immortala “le mani della tradizione”, ovvero storie della più longeva e antica attività manifatturiera, accompagnandoci in un viaggio lungo il saper fare italiano, universalmente riconosciuto come made in Italy,  la cui eccellenza è figlia di creatività, genialità, artigianalità e tenacia. Per analogia, risulta assai suggestivo il bucolico mondo del grano: l’energia vitale che si sprigiona nei campi e dai campi si riflette nella bella dimensione delle campagne italiane dove – dalla Calabria al Molise, dall’Abruzzo alla Campania – socialità, fatica, premio e condivisione vengono tramandati dai contadini. La terra è il testimone più fedele che ogni generazione, col suo carico di esperienza ma anche di responsabilità, lascia alla successiva, per fare in modo che la cura sapiente della vite crei un’opera d’arte in ogni bottiglia di vino o che un antico borgo sia rigenerato o che una città come Trieste sia ricongiunta alla madrepatria.

Sono racconti che non vogliono esprimere un contrasto tra progresso e reazione, ma piuttosto l’accortezza di “procedere” senza pretendere di fare tabula rasa del passato, così come è fondamentale “conservare” senza però rimanere totalmente ripiegati su sé stessi. D’altro canto la storia di copertina è dedicata, nel centenario della nascita, a Mimmo Rotella, l’artista reso famoso soprattutto da quei manifesti strappati dai muri, a cui ha dato nuova vita e nuovi significati per esprimere il gusto delle “trasformazioni favolose”.

 

 

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