Cento anni di Mimmo Rotella

di Rosita Mercatante

Dire ciò che ancora non era stato detto. Parlare ed emozionare il pubblico senza percorrere strade già battute. Il cruccio dell’artista Mimmo Rotella, ad un certo punto della sua carriera artistica è stato proprio questo. Così, facendo leva sulla sua sfrenata spinta creativa guardandosi intorno intravide l’arte dove solo occhi avvezzi a trovare la bellezza nelle trame del quotidiano potevano riuscire a farlo: un giorno – come ha raccontato in una sua intervista – mentre passeggiava tra le vie di Roma, la città che lo ha ospitato per anni, si rese conto che alcuni manifesti pubblicitari affissi ai muri erano stati strappati e proprio da quegli strappi percepì una forza particolare, che restituiva nuovi colori dal fascino unico. Da qui l’spirazione fortunata che servì per incoronarlo come uno dei protagonisti indiscussi della scena artistica della seconda metà del XX secolo.  In contrapposizione alla già nota tecnica del collage, che serve per costruire immagini e forme ritagliando pezzi di carta o altro materiale formando un unico pezzo artistico, Mimmo Rotella si dedicò da allora al décollage che viene usata non per costruire ma per demolire l’opera ed era lo strappo lo strumento che usava per esprimersi. Era il 1953 quando il trentacinquenne Rotella, con alle spalle esperienze artistiche di grande spessore formativo, tra cui quella maturata negli Stati Uniti, ebbe quella che egli definiva “illuminazione Zen”. Il travaglio dell’artista culminò dunque con la nascita di un linguaggio espressivo nuovo che va al di là della pittura, un nuovo spazio tutto di Mimmo Rotella nel mondo dell’arte che lo renderà inconfondibile e unico. Per circa un decennio  ha continuato a prelevare dai muri della capitale, anche di notte, e incollare sulla tela pezzi di manifesti strappati per strada rielaborandoli poi in studio. Nel 1955, a Roma, nella mostra “I Sette pittori sul Tevere a Ponte Santangelo”, invitato da Emilio Villa, espone per la prima volta il ‘manifesto lacerato’. Furono gli anni del successo e degli apprezzamenti da parte dalla critica, che però non ebbe un pensiero unanime sull’artista catanzarese: talvolta è stato anche considerato un dissacratore dell’arte. Ma Rotella proseguì la sua strada con coraggio sempre mosso dal continuo desiderio di mettersi alla prova e osare: non ha avuto paura di sperimentare nuove tecniche d’arte più tecnologiche. E il tempo ha premiato la sua audacia. La figura di Mimmo Rotella, scomparso nel 2006, resta perciò legata prevalentemente alla Pop Art, alla quale vengono riferite le immagini pubblicitarie, soprattutto quelle di Marilyn Monroe, che assieme ai ritratti eseguiti da Andy Warhol, sono diventate icone del nostro tempo.
Ma il suo profilo artistico non si esaurisce qui. Così afferma il critico d’arte Tonino Sicoli: “A parte i décollage, Rotella e i new dadaisti – come venivano chiamati da Restany in quegli anni – realizzano opere di assemblaggio, con oggetti da rigattieri, tappi di bottiglia, corde, piatti, bicchieri, bottiglie, residui di confezioni, pezzi meccanici, materiali d’uso quotidiano, lamiere accartocciate, imballi, materie plastiche. Rotella, in particolare, crea degli objet, dei piccoli monumenti a sé stesso, utilizzando oggetti che portano il suo nome (la rotella del geometra, la conchiglia rotella, la rotella di liquirizia) sistemandoli su basi e firmandoli solamente, riappropriandosi di una loro valenza identitaria basata sul cambiamento di senso e di contesto fattuale”.

Creatività, spirito di ricerca e umanità: queste sono solo alcune delle caratteristiche che hanno reso Rotella una delle figure artistiche di spicco del Novecento che ancora oggi continua ad affascinare e sorprendere. A Catanzaro dal 2005 è possibile godere di un vero e proprio luogo di culto per gli appassionati d’arte e di Mimmo Rotella: la sua casa-museo, che altro non è che l’atelier della madre, modista, dove egli ha mosso i primi passi, accostato i primi colori e affinato la sensibilità che successivamente lo porterà ad un essere un’icona dei movimenti d’Avanguardia. Al suo interno sono conservate le prime opere di retrò d’affiche décollage del maestro, come “Muro Romano” del ‘57, “Ero io” del ’58, o le più recenti “Enigma” del ’96 e “L’allegro mondo di Charlot” del 2004.

Mimmo Rotella è nato a Catanzaro il 7 ottobre 1918. Lo ricordiamo, a cento anni dalla sua nascita, come uno dei più grandi artisti dell’arte del secondo dopoguerra.

Rotella e il cinema

di Davide Cosco 

Le celebrazioni dei cento anni dalla nascita di Mimmo Rotella rappresentano un momento centrale di gioia per ricordare uno degli artisti più influenti del Novecento, un autore geniale, dirompente, innovatore, libero, che ha saputo fondare una vera e propria filosofia rotelliana, coraggiosa e sempre giovane, fedele al culto della modernità, del gusto, delle idee, del futuro.

Il suo legame con la settima arte è stato straordinario; quello che Rotella ha dato al mondo del cinema conosce pochi eguali. E il cinema ha saputo ricambiare offrendosi con tenerezza e vocazione alla direzione del maestro. Con il lavoro “Rotella fuori posto”, insieme ad Eugenio Attanasio, abbiamo voluto rendere omaggio a questo grandissimo regista del décollage, capace di portare pezzi pregiati della strada al museo, in un dialogante messaggio universale. Siamo andati a ricercare i suoi luoghi, quel rapporto intenso con le sue origini, dove Catanzaro e poi Napoli, Roma, Parigi, l’America sono divenuti un grand tour emozionale. L’incontro con Pollock, Rauschenberg, con Restany, come afferma Tommaso Trini all’interno dello stesso docufilm: “hanno fatto di lui un artista simile a una divinità che parla della creazione del mondo”.

Nel lavoro abbiamo sommato momenti di finzione a documenti storici di grande valore scientifico per riflettere anche sui destini e la missione dell’arte contemporanea. Dai manifesti strappati che vedeva per Roma, uscivano strappi, lacerazioni, sovrapposizioni, con una gestualità filmica in continuità, al fine di rompere per ricostruire, come con la pellicola e, successivamente, con il digitale. Sempre come si fa nel cinema, al pari di un attore di grande estro, Rotella diveniva presto un performer intento a lasciare un segno distintivo, al punto da poter mettere – nel Museum of Contemporary Art di Los Angeles -le sue Marilyn al fianco di quelle dell’icona della pop art Andy Warhol.

Immagini differenti, frammenti diseguali che grazie al suo estro edificante stanno bene fra loro, dialogano in quella magnifica ed eterna ricerca che fa delle arti un intreccio, una unione, un mistero fascinoso, una speranza.

Esattamente al pari del grande cinema d’autore dove dentro i cassetti ci sono cose nascoste, accanto a un primo piano sembrano muoversi altre visioni, che non c’è talvolta bisogno di scoprire, dacché esistono simultaneamente: è come se dietro il manifesto e dentro quei connotati se ne muovessero altri. Le opere di Rotella, come i grandi film, hanno un odore. Unico. Spettacolare. Che ti riporta a quei momenti e li cristallizza in una vasta e intima memoria collettiva.

Le sue opere stimolano, indicano percorsi, toccano per bellezza e significanze.

Rotella ha fatto rivivere celebri icone dell’immaginario con delle ouverture e poi con un extra-time dei film, di Marylin, Elvis, James Bond e Fellini, Superman e Gregory Peck, Arancia Meccanica accanto all’eleganza di Cary Grant, Dirty Dancing al ritmo di King Kong, Batman e Divorzio all’italiana, manifesti pubblicitari e La maja desnuda, Via col Vento impastato con la Loren, Lolita, Ingrid Bergman, gli indiani e il West e Casablanca, Tenera è la Notte. Lassù qualcuno mi ama. Lo spettacolo del circo. Cleopatra, Ragtime,Liz Taylor, Rita Hayworth, Clark Gable, John Wayne, Liza Minnelli, Anita Ekberg, Marcello Mastroianni, C’era una volta in America, il manifesto pubblicitario, il gioco, genio e sregolatezza, il New Dada, il Nouveau Réalisme, la Pop Art, in una meravigliosa ricerca estetica ed estatica, fatta di contraddizioni, rimembranze, slanci, desideri.

Insomma un olimpo di divi avvicinati al mondo, gente con cui si sta bene insieme, cui Rotella ha offerto caratteri nuovi, umanizzandoli, come nel Neorealismo, anche lui ha utilizzato materiali “bassi” per fare arte, identificandosi inconsapevolmente con il cinema anche nel momento in cui creava attraverso il riciclo di materia e materiali già esistenti.

Autore versatile, pop, inventore dei poemi fonetici, anticonformista, al punto da essere stato da incipit per “Un americano a Roma” di Steno, interpretato magistralmente da Alberto Sordi, Mimmo Rotella ci ha regalato un modo nuovo di fare e pensare l’arte, da esempio adamantino anche per le future generazioni.

Le sue opere sono momenti artistici irripetibili, eppure riguardabili, come le scene dei film, in un incantesimo di colori e visioni, dentro un’infinità di mondi possibili e impossibili.

Rotella è stato tutto questo. Ma molto, molto di più.

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