Barcellona. Dall’altro lato dell’orizzonte.

di Francesco Fontana

Osservavo con apprensione la torre umana che lentamente stava crescendo davanti ai miei occhi. Era composta da persone di tutte le età, vestite allo stesso modo: una maglia rossa, un pantalone bianco e una fascia nera attorno alla vita. La base era composta da decine di uomini messi in cerchio, con la schiena leggermente ricurva. Reggevano  il peso d’altrettante persone che  s’aggrappavano su di loro, appigliandosi ai vestiti, arrampicandosi sulle loro spalle e formando a loro volta un’altro cerchio umano.

Era mezzogiorno di una domenica d’agosto a Barcellona. Mi trovavo nel quartiere di Gràcia, uno dei luoghi più tradizionali della città. La piazza era gremita di gente che come me, tratteneva il respiro. L’atmosfera mi ricordava quella che si creava in Calabria durante le feste patronali, quando riti sacri e profani  tenevano le genti col fiato sospeso, come adesso, dove stavamo tutti ad osservare il terzo gruppo di persone che s’aggrappavano le une alle altre per comporre il terzo anello della torre. Alberi di mandarini circondavano il perimetro della piazza, che si trovava accanto alle opere di Gaudì. Opere uniche, create dal genio dell’architetto alla fine del 1800, in un momento di riscoperta dei valori nazionali, che ispiravano gli artisti in tutta Europa.

E mentre in Finlandia gli architetti guardavano alle grandi foreste per recuperare il legno utile a costruire le proprie architetture,  in Spagna  Antonì Gaudì pescava nel Mediterraneo e nel passato islamico della nazione,  per ritrovare un’identità iberica.

Era stata così concepita la Sagrada familia, tempio espiatorio di fine Ottocento ancora incompiuto, che avevo visitato per la prima volta, qualche giorno prima. Uscendo dalla metropolitana non mi ero accorto che la basilica si trovava alle mie spalle. Voltandomi, mi ero ritrovato faccia a faccia con quella che, in quel momento, mi era sembrata una Cattedrale uscita da un racconto fiabesco… era maestosa, dalle forme incerte, all’apparenza fragile, sembrava fatta d’argilla. Era un’opera unica, certamente il capolavoro di Gaudi, che ritrovava le linee slanciate del gotico ma che poi le oltrepassava, con uno stile tutto nuovo, simbolico, mai visto prima. Cattedrale ubicata in una città che non aveva paura d’innovare, ma che era entusiasta del proprio dialetto e delle proprie tradizioni… come entusiasti erano i Castellers che continuavano ad aggrapparsi sulle spalle di uomini e donne, formando il quarto cerchio della torre umana.

Il quartiere dove mi trovavo era situato a nord rispetto al quartiere gotico, uno dei più affascinanti della città, dove piazze, vicoli ed archi si susseguivano, intervallati da antiche chiese come Santa Maria del Mar, costruita nel 1300 e resa celebre dal romanzo di Idelfonso Falcones, che narrava della Barcellona medievale, città mediterranea e in continua espansione.

Nelle lunghe passeggiate che facevo, mi piaceva perdermi, ritrovandomi a percorrere vicoli stretti, isolati, che profumavano di mare e che finivano all’improvviso su grandi viali come la Rambla, dove un fiume di turisti annullava in un attimo l’intimità vissuta qualche secondo prima. Era sorprendente la sensazione che provavo vivendo la città.

Mi sentivo a mio agio, pur essendo dall’altro lato di quell’orizzonte che scrutavo da bambino, che m’incuriosiva e che immaginavo irraggiungibile. Forse a farmi sentire a mio agio era il mare, lo stesso mare nel quale ero cresciuto, e che allo stesso modo bagnava tanti altri paesi: il Mediterraneo, nel quale avevano navigato diversi popoli, caratterizzandosi e contaminandosi. Mi capitava di stare seduto sulla spiaggia della barceloneta, tra grattacieli e sculture contemporanee, e riflettere  su similitudini e differenze tra i diversi popoli mediterranei ed arrivavo sempre alla conclusione che in altri posti mancava l’eclettismo catalano, dove il vetro e l’acciaio dei grandi grattacieli conviveva con il dialetto, con le tradizioni e con la torre umana dei castellers, la quale in questo momento era crollata davanti ai miei occhi! In  un attimo la torre si era sbilanciata e tutta quella gente era caduta per terra. Ma bastò poco per rivedere i castellers rialzarsi per ricostruire la stessa torre, che stavolta portarono a termine quando due bambine, arrampicandosi a quindici metri d’altezza, salutarono la piazza di Barcellona che applaudiva a festa.

www.francescofontana.fr

Francesco Fontana, nato in Calabria e residente a Parigi. Di formazione artistica ed architettonica, ha avuto modo di confrontarsi con diverse esperienze internazionali che hanno influenzato il modo nel quale rilegge il territorio ed i valori dei luoghi quotidiani. Nel suo sito vi è una selezione dei suoi diari di viaggio, disegni e parole alla ricerca del genius loci.

 

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