A Cracovia si lascia il cuore

di Claudio Pileggi

Per il nostro viaggio estivo, dopo un breve consulto familiare e coinvolgendo altri amici, quest’anno abbiamo deciso di puntare, per un tour di cinque giorni, su una meta che ormai da anni va affermandosi tra le più gettonate d’Europa, tanto da far concorrenza a città ben più famose: Cracovia, Polonia.  Le cifre ufficiali dicono infatti di milioni di turisti che ogni anno atterrano all’aeroporto di Belice. Cracovia è stata capitale della Polonia  fino alla fine del XVI secolo e dal 1978 (proprio l’anno in cui è stato eletto Papa il suo cittadino più amato e illustre, Karol Wojtyla ovvero Papa Giovanni Paolo II), il suo nucleo storico è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Tutto ciò a testimoniare un passato e un patrimonio storico-culturale di altissimo livello. Ed infatti, appena arrivati a Cracovia, dopo appena due ore di volo da Lamezia e 15 minuti di taxi dall’aeroporto, si ha netta la sensazione di essersi calati in una realtà nobile ed elegante. Bellissimi palazzi medievali, altri di epoca più recente, monumenti, bellissimi giardini che circondano l’intero perimetro del centro storico… tutto fa subito pensare di aver scelto bene.

Dopo essere passati dall’hotel per una veloce doccia, ci immergiamo subito nel ruolo di turisti e come prima tappa, anche perché vicinissimo al nostro albergo, puntiamo sul Castello di Wawel, che da una collina domina la città. All’interno è racchiusa veramente la storia della Polonia: basti pensare che qui si sono svolte quasi tutte le incoronazioni e i funerali dei regnanti e che a ogni angolo ci sono cappelle con sarcofaghi. Vi è la Cappella di Sigismondo e la Cappella della Santa Croce, tutta affrescata. Dalla torre campanaria si arriva proprio davanti alla Campana di Sigismondo, enorme, 11 tonnellate. Dal cortile rinascimentale si entra nel museo. Ci sono gli appartamenti reali privati che vantano la collezione di arazzi fiamminghi di Sigismondo II Augusto e la Cappella Jadwiga nota come “Zampa di gallina”, le Camere di Stato al secondo piano, il Tesoro e l’Armeria della Corona. Qui era anche ospitata la celebre tela di Leonardo da Vinci “La Dama con l’Ermellino”, da qualche tempo però trasferita al Museo Czartoryski per permetterne la ristrutturazione.

La serata trascorre con una lunga passeggiata verso Via Grodzka, contornata da splendidi edifici, e poi dritti fino alla Chiesa di San Francesco. È qui che Karol Woytila veniva a pregare. All’interno della chiesa sono presenti affreschi in stile liberty e le vetrate colorate di Stanislaw Wyspianski. In serata si può passeggiare fino alle fortificazioni medievali e al Barbacane,  il bastione circolare posto a protezione della Porta Florianska. Per cena, gli amici scelgono un locale tipico, dove poter assaggiare la “zurek” una zuppa con farina di segale e carne, uno dei piatti polacchi più conosciuti. La nostra impressione è senz’altro positiva, forse anche perché affamati dopo una giornata trascorsa in viaggio e in giro. Per pranzo. infatti, avevamo puntato a delle semplici ciambelle di pane, anch’esse caratteristiche, dette Obwarzanek, e vendute praticamente in ogni angolo della città.

Il secondo giorno decidiamo di andare a visitare le famosissime miniere di sale di Wielickza, a meno di 15 km da Cracovia. Sono formate da gallerie che conducono a grotte gigantesche, laghetti e cappelle interamente costruite in sale (candelabri, altari, lampadari, bassorilievi, statue) che si spingono per decine di metri nel sottosuolo. La parte visitabile è solo una minima parte delle centinaia di chilometri scavate nel corso di 700 anni: si inizia scendendo per 378 gradini al livello 1 (circa 64 metri di profondità), poi si va giù ancora fino al livello II (a meno 91 metri) che ospita tra l’altro la Cappella di Santa Cunegonda dove ogni domenica mattina viene officiata la Messa, e infine al livello III (meno 135 metri). La visita dura tre ore e nel pomeriggio, dopo una breve pausa in hotel, decidiamo di noleggiare un taxi elettrico per un tour di una paio d’ore che ci porta a visitare soprattutto il quartiere ebraico di Kazimierz (o Casimiro), col suo tristemente famoso ghetto, la fabbrica di Oscar Schlinder oltre alla vecchia Sinagoga, il museo ebraico della Galizia e la Sinagoga di Remuh, la più piccola ma anche l’unica ancora in funzione. Nonostante sia un quartiere ebraico, lo stesso ospita anche due tra le più importanti Chiese cristiane di Cracovia: il Corpus Domini e l’imponente Chiesa di Santa Caterina.

Per la cena della sera, cedendo ai desideri dei bambini del gruppo, ci rechiamo in uno dei tanti ristoranti italiani per una pizza che, dobbiamo ammettere, è risultata davvero ottima!

Per il terzo giorno, martedì, decidiamo di visitare con attenzione il centro storico e fare un po’ di shopping. Ci rechiamo così a Rynek Glowny, la Piazza del Mercato, la più grande piazza medievale d’Europa. Il Fondaco dei tessuti, l’edificio del XIV secolo collocato nel centro di questo quadrato di 200 metri di lato, impedisce di comprendere con esattezza le proporzioni di Rynek Glowny, ma vi assicuriamo che è davvero infinita. All’interno del Fondaco dei tessuti, il Mercato Sotterraneo, oggi Museo.

Il tempo minaccia pioggia, e quindi decidiamo di visitare la Basilica dell’Assunzione di Nostra Signora nota come Mariacki o Santa Maria, tanto imponente fuori quanto sfarzosa (forse eccessivamente) all’interno. Vi si può ammirare l’altare e la pala di Veit Stoss, un polittico scolpito in stile gotico. Saliamo poi in visita alla Torre Hejnal e dopo avere risalito centinaia di gradini, possiamo ammirare il panorama su tutta la città e ascoltare l’hejnal, uno squillo di tromba ripetuto per quattro volte a ogni ora, che viene eseguito da un trombettiere il quale poi si presta gentilmente ad una foto di gruppo con tutti noi.

La giornata è trascorsa in fretta e dopo una cena a base di carne, rientriamo in hotel.

Per l’ultima giornata, mercoledì, abbiamo programmato la visita ad Auschwitz/Birkenau. Luoghi purtroppo tristemente famosi, distanti quaranta chilometri da Cracovia. Partiamo alle sette e rientriamo nel pomeriggio. Di proposito, tralascio di raccontare particolari di un’esperienza davvero toccante ma che ritengo doverosa per chiunque.

 

Causa abbondante pioggia, il pomeriggio è dedicato al riposo e alla visita (richiestissima dai bambini) al Museo delle Cere.

Giovedì è il giorno della partenza. Siamo tristi, come ogni volta che ci si reca in un posto del quale si resta affascinati. In aeroporto ci scambiamo le ultime impressioni e la cosa che ci trova tutti d’accordo è una: a Cracovia si lascia il cuore.

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