Una passeggiata a Roma

di Maria Grazia Cinti

Luoghi conosciuti e curiosità poco note da scoprire in poco tempo

Chi di noi non ha mai desiderato fare un viaggio a Roma? Oggi vi accompagnerò in un breve percorso, dall’antichità al Rinascimento, dal Barocco ai giorni nostri, per scoprire alcuni dei tesori più importanti che la città custodisce. Il nostro viaggio comincia dal monumento più visitato d’Italia: il Colosseo. Il suo nome, usato solo a partire dal medioevo, deriva dalla grandiosa statua di Nerone, il Colossus appunto, che si trovava nel vestibolo della Domus Aurea. L’intera zona, successivamente, sarà restituita alla popolazione da Vespasiano, che vi costruì il suo Anfiteatro. Durante la seconda inaugurazione del Colosseo, quando ormai era salito al potere Tito, ci furono giochi per cento giorni e furono uccisi più di 5000 animali. Pensiamo un attimo alle misure: il marmo impiegato doveva pesare circa 27000 kg, l’altezza esterna dell’anfiteatro raggiungeva quasi i 50 metri, e poteva ospitare più di 80.000 persone. Molti materiali antichi oggi non sono più visibili perché, dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, molti edifici, tra cui il Colosseo, furono spogliati dei loro marmi preziosi, che servirono a nuove costruzioni. I marmi dell’anfiteatro Flavio, ad esempio, furono utilizzati nella basilica di San Pietro e a Palazzo Barberini, al quale arriveremo tra poco.

Camminiamo oltre. Percorrendo la meravigliosa Via dei Fori Imperiali, che conduce a Piazza Venezia, ammiriamo sia il foro romano, usato come piazza pubblica fino alla fine del periodo repubblicano, sia i fori imperiali, la cui costruzione iniziò con Giulio Cesare e proseguì con il primo imperatore di Roma: Augusto. Lungo questa strada è ancora possibile vedere le tracce degli edifici che un tempo erano pieni di vita. Prendiamo ad esempio il foro di Traiano, il più facile da riconoscere perché, su un lato, ha una particolare struttura a esedra, nota come “Mercati di Traiano”, che, grazie ai diversi piani, in passato superava un dislivello di oltre 40 metri. Il foro doveva avere due biblioteche, che ancora conservano diverse nicchie per i libri e il più grande edificio commerciale-giudiziario che Roma avesse mai visto: la Basilica Ulpia. Il foro di Traiano, naturalmente, ospita la famosa colonna, ma pochi sanno che la sua funzione originaria era quella di tomba ell’imperatore; le sue ceneri, infatti, insieme a quelle della moglie Plotina, erano custodite nel basamento. Inoltre, la colonna doveva avere sulla sommità una statua di Traiano che, però, andò persa nel medioevo; al suo posto Papa Sisto V fece mettere una statua di San Pietro, ancora oggi visibile. Conosciamo il nome dell’architetto ufficiale di Traiano, che progettò per lui, oltre al foro e alla colonna, anche ville e archi: Apollodoro di Damasco. Egli, inoltre, fu l’esecutore dell’ultimo rifacimento del Pantheon, delle Terme sul Colle Oppio (di fronte al Colosseo) e del nuovo affaccio sul mare dell’Urbe: Portus.

Arriviamo finalmente a Piazza Venezia, la cui attrattiva principale è il Vittoriano: sapevate che nel 1911, al termine dei lavori di costruzione, 24 persone mangiarono nella pancia del cavallo bronzeo di Vittorio Emanuele II? Già, a questo rinfresco, a base di panini e vermouth, parteciparono anche il sindaco, alcuni dei costruttori del cavallo e il ministro dei lavori pubblici, oltre, naturalmente, a diversi giornalisti accorsi per documentare l’eccezionale evento. Attraversando la strada e gettando un occhio alle recenti scoperte archeologiche, si può notare una piccola targa che recita « Qui era la casa consacrata dalla dimora e dalla morte del divino Michelangelo. SPQR 1871»; la casa fu demolita proprio nel corso dei lavori per il Vittoriano.

Percorrendo alcune caratteristiche e talvolta strette, vie di Roma, arriviamo a Via del Tritone, e, da lì, raggiungiamo Piazza Barberini con la fontana del Bernini. Quest’opera fu commissionata nel 1610 da Papa Urbano VIII Barberini al celebre scultore, non solo per fungere da ornamento, ma anche perché rispondeva all’esigenza pubblica di acqua; la fontana, infatti, sfruttava l’acquedotto Felice, il primo costruito dopo quelli romani.

Salendo ancora per Via delle Quattro Fontane, noteremo sulla sinistra il grandioso Palazzo Barberini, che oggi ospita una parte della Galleria Nazionale d’Arte Antica. Al suo interno è possibile vedere la bellissima scala elicoidale progettata da Francesco Borromini, oltre al mitreo cosiddetto Barberini; questi santuari, dedicati a Mitra, erano per lo più sotterranei e avevano (alcuni hanno ancora) al loro interno, una scultura e/o una pittura in cui la divinità è intenta ad uccidere un toro. Pensiamo che solo a Ostia Antica, ad oggi, sono stati trovati più di 20 mitrei!

Se superiamo la piazza delle Quattro Fontane, con le statue del Tevere, dell’Arno, di Diana e di Giunone, possiamo raggiungere Piazza della Repubblica, nota ai romani anche come Piazza Esedra. Guardando attentamente il lato della Piazza senza portici, noteremo tre archi con sopra una croce e la scritta “basilica”. Ci troviamo, infatti, di fronte alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, che ha questo ingresso inconsueto per una chiesa, poiché è stata ricavata dal frigidarium (aula centrale – zona fredda), delle antiche Terme di Diocleziano, le più grandi che la città abbia mai visto. L’esecutore materiale di questa trasformazione fu, dietro disposizione di Papa Pio IV, Michelangelo, che in quel periodo stava lavorando anche alla Basilica di San Pietro. Il Buonarroti, come abbiamo capito, non distrusse i resti archeologici; anzi, restaurò alcune zone delle terme e ne trasformò altre, per creare la chiesa più particolare che si fosse mai vista fino a quell’epoca. Santa Maria degli Angeli, inoltre, è la chiesa in cui si svolgono le cerimonie ufficiali della Repubblica Italiana, come ad esempio i funerali di Stato.

Alcune delle strade che abbiamo percorso a piedi sono ZTL (Zone a Traffico Limitato) ma vi stupirà sapere che già Giulio Cesare aveva istituito qualcosa del genere! Nel 45 a.C., infatti, Cesare promulgò la Lex Iulia Municipalis, che, tra le altre, prevedeva norme sulla circolazione stradale, limitando ad alcune ore l’accesso ai carri che trasportavano le merci (ma, attenzione! Questo non valeva per chi trasportava materiale per costruire i templi, altrimenti sarebbe stato un sacrilegio). Se il traffico di oggi vi sembra tanto, 2000 anni fa forse era ancora peggio!

Il nostro viaggio, breve ma intenso, termina a Piazza dei Cinquecento, dove si trova la Stazione Termini, la più grande d’Italia, che conta circa 150 milioni di passeggeri l’anno. In questa piazza è possibile ammirare non solo l’ultimo impianto della stazione ferroviaria, che nella sua vita ha visto tante diverse forme e facciate, ma anche imponenti resti delle mura più antiche di Roma, quelle serviane. La cinta muraria, fatta costruire da Tarquinio Prisco ma ampliata da Servio Tullio, da cui prende il nome, risale al VI secolo a.C.! Quasi nessuno, uscendo o entrando in stazione, dà importanza a questi grandi blocchi, che però rivestono un’importanza assoluta in questo contesto, poiché ci portano da 2500 anni fa ad oggi in un battito di ciglia.

 

 

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