Taurianova, in viaggio tra i luoghi quotidiani.

di Francesco Fontana

Anche se ci sono nato e cresciuto e la mia famiglia vive ancora a pochi metri da Via Roma, una delle strade più belle di  Taurianova, dagli ultimi dieci anni casa mia è l’Europa.

Ad ogni partenza  dalla Calabria segue un ritorno, e ad ogni ritorno Taurianova si confronta con i valori che scopro all’estero facendo venire fuori la mia identità mediterranea e le peculiarità uniche della Calabria che, quando la vivevo quotidianamente, non riuscivo a riconoscere completamente.

Ero appena rientrato da un lungo periodo vissuto in Repubblica Ceca, quando decisi che era arrivato il momento di fare una lunga camminata nel mio paese natale, un viaggio per vivere e riscoprire il bello dei luoghi della mia infanzia e adolescenza. Cominciai il mio girovagare dalla parte alta di Via Roma, strada che collega chiese e palazzi storici,  miracoli e processioni, giardini di limoni e mandarini. Quante volte nei pomeriggi degli anni ottanta mi ritrovavo da queste parti  a giocare per strada, mentre il sole creava ombre nette sulle pietre di palazzo Zerbi, edificio in stile barocco siciliano, affiancato dalla piccola chiesa di San Nicola, costruita nel 1860 per donna Carmela Zerbi.

Osservavo questo scorcio pittoresco, pensando alle tante cappelle e dimore storiche disseminate qui e lì tra le campagne, edifici storici assopiti, abbandonati alle felci ed ai fichi d’india, dimenticati per sempre. Per fortuna, non era il caso di palazzo Zerbi che in quel pomeriggio di luglio, come tanti anni fa,  s’affacciava su Via Roma, orgoglioso del suo portale in granito grigio e il gioco di curve che ne evidenziavano le belle finestre.

Lasciai la parte alta di Via Roma, scendendo verso la Chiesa dell’Immacolata; lungo il cammino incontravo diverse case abbandonate, alcune di esse erano senza intonaco,  invase dalle vegetazioni che avevano preso il posto delle genti emigrate all’estero. La poesia che si leggeva tra le pietre giustificava una sosta. Probabilmente, molte di queste  costruzioni erano state eseguite con i resti di altri edifici, demoliti dai diversi terremoti.

Era una cosa comune in passato, non vi era un senso di conservazione, ed era anche per questo motivo che ovunque si potevano trovare edifici civili e religiosi realizzati con i resti di altre fabbriche. In quelle pietre si poteva leggere il trascorrere del tempo. Quanto sarebbero piaciute al filosofo John Ruskin!

Ripresi il cammino, arrivando nella piazzetta della Chiesa dell’Immacolata. Mi sedetti su di una panchina, osservavo alcuni passanti che dall’altro lato della strada si fermavano per leggere “le carte dei morti”, manifesti funebri che a volte, al posto del cognome del povero defunto, riportavano il nome col quale era conosciuto nel paese, “l’ingiuria”,  che appariva buffa e solenne su quei poster in bianco e nero.

Guardavo la Chiesa dell’Immacolata, ricordando un antico libro di Domenico Sofia Moretti, nel quale narrava di antiche funzioni notturne che avevano luogo dentro la chiesa,  monaci che, al buio, la sera di ogni venerdì di marzo, cantavano il miserere battendosi l’un l’altro le spalle, con discipline di ferro o di canna.

Dentro la Chiesa, vi era un vero e proprio patrimonio artistico che non potevo visitare, a quell’ora del pomeriggio la chiesa  era chiusa. Mi ero ripromesso di tornare per contemplare ancora una volta il bel ciborio in marmo del XV secolo o la scultura raffigurante la Madonna del soccorso del XVI secolo. M’incamminai cosi verso il duomo, luogo di miracoli e di antiche tradizioni. Ripensavo al 29 agosto dell’ anno passato, quando il sole era oramai tramontato e le genti del paese si erano riunite in piazza, formando un cerchio spontaneo attorno ad alcuni fasci di lupini. Il sindaco aveva gettato allora, sui lupini ancora spenti, un fascio ardente, accendendo  un grande fuoco che aveva illuminato la piazza a giorno.

Quel fuoco, dava il via ai lunghi festeggiamenti in onore della Madonna della Montagna.

Storicamente, le fiamme servivano per avvisare le genti dei paesi vicini che la novena in onore della Madonna stava per cominciare e facendo un altro salto nel passato, il fuoco, veniva acceso per dare il benvenuto alla fiera del bestiame e degli attrezzi agricoli che si svolgeva a Radicena, uno dei due antichi centri che oggi formano Taurianova.

Il duomo di Taurianova è anche il “luogo di miracoli”.  E’ da qui infatti che nel lontano 1894, nella commozione cittadina e nelle testimonianza di illustri scrittori, la Madonna venne portata in processione da un popolo impaurito e commosso dagli occhi della statua che cominciarono a muoversi. Era Il 9 settembre 1894 quando un negoziante napoletano di nome Ambrogio Incarnato giunse a  Radicena per la fiera. Se ne stava in preghiera, contemplando la statua della Vergine, quando gli occhi della statua cominciarono a muoversi convulsamente da destra a sinistra e dall’alto verso il basso.

Gridò al miracolo, cosa che richiamò dentro la chiesa centinaia di fedeli che divennero  testimoni dell’avvenimento.

Lasciai alle mie spalle quel luogo cosi carico di valori, camminando verso la parte bassa di Via Roma. Alla mia sinistra c’era palazzo Lo Schiavo, storico ed imponente edificio utilizzato anche dai francesi durante il periodo dell’occupazione.

Affacciava su piazza Garibaldi,  luogo molto pittoresco che con un leggero dislivello diventava un piccolo belvedere sulla seicentesca chiesa del Rosario, sull’ex albergo cittadino e sulle belle palme di  Piazza Italia. Ad aggiungere valore alla piazza c’era la statua di Francesco Gemelli Careri, viaggiatore che nel 1600 partì da Radicena per fare il giro del mondo. Fu definito colui che inventò il turismo moderno, e pare che abbia ispirato Jules Verne per scrivere il famoso: “Giro del mondo in 80 giorni”. Mi affacciai dal piccolo muretto in pietra bianca di piazza Garibaldi, osservando i vicoli circostanti che decisi di visitare. Angoli di Taurianova che erano riconoscibili un po’ dappertutto in Calabria. 

Vicoli fatti d’antichi portali che narravano di antiche famiglie nobiliari,  fatti di scalette, archi, passerelle e ballatoi che collegavano e prolungavano. Vicoli stretti, minacciati dall’abbandono dove, qui e lì, risuonava ancora il vocio di chi  aveva lasciato porte e finestre di casa aperte, vicoli da vivere col tempo lento.

Conclusi il mio girovagare a Taurianova arrivando al Calvario che, insieme al cimitero monumentale, avvolti dagli alti ulivi secolari, se ne sta quasi da parte  rispetto al resto del paese. Mi sedetti sulla scalinata del Calvario osservando gli alti ulivi che lo circondavano.

Ripensai al giro appena fatto, al bello dei luoghi di tutti i giorni ed a quanto sarebbe facile viverlo… basterebbe rallentare ogni tanto per osservare, lasciandosi cosi stupire dalla ricchezza del patrimonio che abbiamo attorno.

www.francescofontana.fr

 

Https://www.facebook.com/mediterraneodintorni/
Condividi