Odissea. O del Mediterraneo

di Felice Foresta

L’andare e il tornare l’ha creato Dio. Sulle sconfinate coste calabre la risacca ha sempre portato scampoli di partenze, di fughe e di ritorni. La saggezza dei suoi vecchi li ha addolciti, questi scampoli, li ha masticati con il dolore degli addii per vincerli con la dolcezza del rimpatrio e, poi, depositarli in un adagio ormai immune all’incedere del tempo. Il senso di un viaggio sta, allora, tutto lì. In quella frase di poche parole. L’andare e il tornare l’ha creato Dio. Parole che avvicinano al cielo e a chi sta più su. Parole alate, verrebbe da dire. Parole alate sì, ἔπεαπτερόεντα. Quelle con cui Omero continua a farci sognare ancora oggi. E una narrazione di Omero, su Omero e sull’incanto omerico, è il romanzo edito da Einaudi “Un’Odissea – Un padre, un figlio e un’epopea” di Daniel Mendelsohn. Lo studioso e critico letterario statunitense che ha regalato a umanisti e non un autentico capolavoro. Non solo perché conduce tra le pieghe del più grande romanzo che sia stato mai scritto, l’Odissea appunto. Ma perché, attraverso l’epopea del viaggiatore per eccellenza, Ulisse, è capace di sublimare l’ordito di un viaggio di un padre e di suo figlio, Jay Mendelsohn e Daniel, che è il viaggio che tutti avremmo voluto fare. E che, forse, non siamo riusciti a fare nella sua melodiosa pienezza. Daniel Mendelsohn ci riesce con grande maestria che è quella propria dello scrittore scafato e del classicista di inarrivabile livello. L’autore americano, ed è questa la forza e la suggestione che pervade il romanzo, si avventura in una navigazione che intriga e irretisce sin dall’incipit. L’impasto tra la profonda conoscenza del poema omerico e la delicatezza di chi si trovi nell’insolita veste di docente in un seminario dove, mescolato fra le matricole, compare il padre è magma in cui il lettore si perde con piacere crescente. Il ritratto che ne esce del padre, Jay Mendelsohn, ormai avanti negli anni (ne conta 81), matematico e ricercatore scientifico, è davvero fuori norma e fuori tempo, anche per il suo sottilissimo gusto nello sfidare gli insegnamenti del figlio, grecista rinomato. Un tempo dove padre e figlio, figlio e padre, si mimetizzano in un rinnovato nostos in cui le soste sono pregne di significati altri e alti ed in cui le reminiscenze liceali si fanno materia. L’autore non si lascia sfuggire l’occasione per dare sostanza a questo viaggio attraverso una crociera nel Mediterraneo che diventa l’escamotage narrativo che permette di vedere, anzi di toccare,i luoghi dell’epopea. La crociera diventa, però e soprattutto, l’occasione di coagulo di un dialogo intraducibile di parole alate come solo può essere il dialogo fra un padre e un figlio. “Abbiamo tutti bisogno della narrazione per dare un senso al mondo”, scrive  l’autore. Sì, di queste narrazioni avvertiamo l’urgenza tutti. Perché ci ricongiungono all’immanenza di un legame, quello tra un padre e un figlio, che è un legame che va oltre la terra, va dritto al cuore, e al cuore della vita e si fa mediterraneo. Sì, di queste narrazioni avvertiamo l’urgenza tutti.  Perché ci proiettano nella dimensione più autentica di un viaggio e del suo ritorno, e ci restituiscono alla bellezza della speranza. Perché, in fondo, siamo tutti un po’ migranti. E perché, in fondo, vivere è attendersi l’inatteso. Anche quando questo è solo la scoperta di tuo padre.

Titolo: UN’ODISSEA – Un padre, un figlio e un’epopea

Autore:Daniel Mendelsohn

Anno: 2017

Casa Editrice: Einaudi

Pagine: 307

Prezzo: Euro 20,00

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