La fondazione di Crotone: Eracle, Myskellos e gli Achei

di Francesco A. Cuteri

Sulla fondazione dell’antica città di Kroton la tradizione, quella antica, ha sviluppato nel corso del tempo versioni diverse e talvolta combinate fra loro. Vari autori, fra cui Strabone, ricordano che Kroton venne fondata, sul finir dell’VIII secolo a.C., ed esattamente nel 709/8 a.C., dall’ecista Miskellos  di Ripe, appartenente ad una famiglia di nobili origini che vantava di aver come capostipite addirittura Eracle.

Il suo cammino sarebbe stato consigliato da una serie di oracoli, ed infatti Miskellos  si mise alla guida di un gruppo di coloni greci originari dall’Acaia, regione posta nella parte più settentrionale del Peloponneso, dopo aver ottenuto a Delfi, come riferisce lo storico Diodoro Siculo, vissuto nel I sec. a.C,,  precise indicazioni da Apollo:

“O Miscello dal dorso ricurvo [era un po’ gobbo], Apollo il lungisaettante ti ama e ti darà una stirpe; ma per prima cosa ti ordina questo, di fondare la grande Kroton nei bei campi da arare. Il lungisaettante in persona ti parla; ma fa attenzione. Questo è il monte Taphios, non arato, questa è Chalkis, questa la sacra terra dei Cureti. E queste sono le Echinadi. E a sinistra un vasto mare. Ti raccomando di non sbagliare allontanandoti dal promontorio Lacinio, né dalla sacra Crimisa, né dal fiume Esaro”.

La tradizione dunque c’insegna che l’insediamento dei coloni achei nel tratto di costa posto fra le terre di Krimisa ed il Capo Lacinio venne stabilito per volere di Apollo, e secondo un’altra versione, quella di Antioco Siracusano, sarebbe stato lo stesso dio, con tono impetuoso, a dissuadere l’ecista dall’unirsi con gli altri coloni achei intenti a fondare Sibari. Infatti, poiché Miskellos, nonostante le precise indicazioni ricevute, e facendo così di testa sua, avrebbe voluto fondare la sua città nel territorio destinato a Sibari, che a lui sembrava più ricco e fertile, quando tornò a Delfi per chiedere consigli l’oracolo puntualizzò: “O Miscello dal dorso ricurvo, cercando cose diverse da quella che è la volontà del dio troverai il pianto. Apprezza il dono che il dio ti ha concesso”.

Secondo una ulteriore versione, riportata dal geografo greco Strabone o ancora da Stefano Bizantino, la fondazione di Kroton sarebbe avvenuta anche con l’aiuto di Archia, che era intento ad affrontare la traversata dello Ionio, destinazione Sicilia, per dare origine a Siracusa. In riferimento a questo episodio, Strabone ricorda che i due ecisti si recarono a Delfi contemporaneamente, e rammenta anche il fatto che l’oracolo avrebbe loro concesso la possibilità di scegliere, per le città che di lì a poco sarebbero  state fondate, fra la salute e la ricchezza.

Miscello, che come sappiamo non si trovava in perfette condizioni fisiche, scelse la salute, mentre Archia optò per la ricchezza. Per questa scelta, dunque, e per la particolare salubrità del clima, nacque il famoso detto che “nulla è più sano di Crotone”.

In tutte le varianti che riferiscono della fondazione della città in età arcaica, appare evidente il ruolo svolto dal santuario di Delfi all’interno del vasto movimento di colonizzazione. Non a caso, infatti, in ricordo del sacro legame che univa la polis ad Apollo, per la coniazione di alcune monete d’argento, gli stateri incusi del VI sec. a.C., venne scelto come emblema monetale proprio il tripode delfico, strettamente connesso al mito di fondazione della città.

Sulla fondazione di Crotone non esistono però solo le versioni a cui abbiamo accennato, e del resto di ciò non deve stupire, visto che parliamo di avvenimenti così lontani nel tempo  e spesso avvolti nel mito.

Infatti, secondo una diversa tradizione riportata ancora da Diodoro Siculo, la fondazione della città sarebbe legata alla mitica presenza, nelle terre del Lacinio e in uno scenario ancora prettamente indigeno, di Eracle, l’eroe figlio di Zeus ed Alcmena.

Eracle, di ritorno a Micene dall’Iberia, dove aveva sottratto a Gerione le mandrie di buoi rossi [è la decima fatica dell’eroe], dopo aver attraversato l’Italia ed essere giunto nel “Bruzio”, si fermò presso il Capo Lacinio ospite dell’amico Kroton. Visto che un ladro del luogo, Lakinios, gli aveva sottratto il bestiame, Eracle lo rintracciò e l’uccise. Ma nello scontro, senza volerlo, uccise anche l’innocente amico,  e così, per scontare la colpa del delitto  e ricordarlo degnamente, gli tributò onori funebri solenni, costruì un grande sepolcro e, supplicando gli dei, promise che in quel luogo, un giorno, una grande città avrebbe ricordato nel tempo il nome di Kroton.  La supplica, come insegna la tradizione, venne poi accolta da Apollo e ad Eracle o forse anche a Lacinio, qualche autore più tardo attribuisce la fondazione, sul promontorio, di un santuario o un tempio consacrato a Hera.

Questa versione, legata ad Eracle, ci riporta naturalmente ad uno scenario di fondazione molto più antico: miceneo. Così come ad una ktísis  acheo-troiana – e cioè di fondazione da parte di Achei di età micenea e prigioniere troiane – rimanda la leggenda, riportata da Strabone e da altri autori, che riguarda l’etimologia del Neto, fiume che, com’è risaputo, sfocia poco a nord di Crotone.

Infatti, l’idronimo Néaithos, composto da ne = nave e da aith = incendiare, evocherebbe il ricordo di navi incendiate. Si tratterebbe, dunque, delle navi degli Achei di ritorno da Troia, incendiate in loro assenza dalla prigioniere troiane stanche delle lunghe peregrinazioni. Così gli Achei sarebbero stati obbligati a fermarsi in quei luoghi, caratterizzati dalla presenza di fertile terra, e dì lì a poco sarebbero stati raggiunti da altri conterranei per dar vita a nuovi insediamenti.

Ritornando a Miskellos, è opportuno ricordare che con lui, alla fondazione della polis, presero parte molti giovani esponenti di alcune casate aristocratiche dell’Acaia legati alle pratiche rituali ed alle gare atletiche che si svolgevano abitualmente ad Olimpia. Non c’è dunque da rimanere sorpresi se, a distanza di una sola generazione dalla fondazione della città, e precisamente all’Olimpiade del 672 a.C., si registra una vittoria del crotoniate Daippo nella gara di pugilato, e se, per le tante vittorie conseguite in altre Olimpiadi dagli atleti di Kroton, Strabone ci ricorda che “l’ultimo dei Crotoniati è il primo degli altri Greci”.

Francesco A. Cuteri è archeologo, ispettore onorario del MiBACT, autore di oltre 160 saggi e guide in ambito storico-architettonico-archeologico. Socio fondatore del Circolo di studi storici “Le Calabrie”, dal 1999 al 2011 è stato professore a contratto di “Architettura e rilevamento dell’edilizia storica” e “Archeologia Medievale” presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.  Autore, nel 2012, della scoperta, a Kaulonia (Monasterace), del più grande mosaico ellenistico del Sud Italia, risalente alla fine del IV sec. a.C. Relatore in svariati convegni scientifici e responsabile, consulente e curatore di decine di mostre e allestimenti museali.

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