I giovani e la loro (in)capacità di chiedere aiuto

Affrontare il disagio dei propri figli

di Bruno Pisani

Spesso ci troviamo ad affrontare situazioni di disagio dei nostri figli i quali non sono stati capaci di chiedere aiuto nel momento del bisogno. Si tratta di evenienze le più diverse: dal disagio affettivo, alle difficoltà relazionali in ambito scolastico ed extra, ai problemi esistenziali. Alla nostra domanda rivolta al giovane: “Ma non potevi chiedere aiuto?” la risposta è spesso la stessa: “Non credevo di averne bisogno, pensavo di farcela da solo”.
A volte il figlio non ci vuole deludere, svelando situazioni che secondo lui potrebbero determinare la nostra disistima nei suoi confronti. Oppure prende tempo, sperando che le situazioni si aggiustino da sole. O forse non ha la certezza di essere capito e quindi teme o sottovaluta il nostro aiuto che pensa possa sfociare in critica e giudizio.
In una famiglia in cui c’è poca comunicazione e circolazione di idee, facilmente si arriva a situazioni di emergenza senza accorgersene. Il non riuscire a chiedere aiuto quando serve ci induce a vigilare sulla compagnia e sui luoghi che i nostri figli frequentano.
Mi dice Giorgia durante un colloquio:  “A chi avrei dovuto chiedere aiuto? I miei genitori hanno le giornate piene di mille impegni. Sono pronti a giudicare e fanno anche bene, visto che sbaglio sempre le mie amicizie. Ma poi, dottore, cos’è un vero aiuto? Certo non la consolazione o la rassicurazione, che spesso innervosiscono pure.
Chi può capire veramente l’emozione che provi? O la paura che ti blocca e non ti fa andare oltre l’ostacolo? Si, è spesso la paura che non ti fa chiedere aiuto.
Paura, a volte terrore, per le conseguenze, per ciò che ti diranno gli altri, per come ne uscirai da quella situazione. Tutto è confuso, ora troppo soverchiante per decidere, ora illusoriamente lontano tanto da pensare che rinviare sia la scelta più giusta. A volte mi percepisco capace di aggiustare tutto, altre senza volontà pur con l’acqua alla gola. L’immagine che ho di me cambia velocemente nel tempo tanto da non riuscire a percepire i miei pensieri con nitidezza.
E’ un momento che passa o devo chiedere aiuto? Mi posso destreggiare da sola o è meglio lanciare un Sos? L’ideale sarebbe essere aiutati senza doversi giustificare, o dire “scusa non lo farò più”, perché quello che hai fatto in fondo rientra nel tuo percorso di vita. L’aiuto sincero non è giudicante ma nel riceverlo ti fa prendere consapevolezza dell’errore. Mi piace pensare che lì dove nasce il mio bisogno ci sia la persona capace di porgermi la mano, che dove c’è l’ombra che volge a buio fitto ci sia la luce che illumina e guida nonostante il tumulto delle emozioni che si rincorrono.
Prima che sia troppo tardi o che il tuo attendismo peggiori la situazione.
Prima che tu pensi che ormai non ci sia più niente da fare.
Prima di sentirti fuori dal reale. Ecco l’aiuto è prima…!”.
Giorgia forse imparerà a chiedere aiuto prima… ma per ora rimane la sua riflessione, una maggiore consapevolezza dei pericoli cui va incontro facendo uso di droghe ed alcool, la disponibilità a rivedere credenze e prospettive future.

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