Fondali marini

Uno spettacolo prodigioso tra scogliere, relitti, coralli e storia

di Massimiliano Salvatori

Che il mare sia vitale e ricco, nonostante le gravi ingiurie provocate dagli innumerevoli comportamenti scellerati dell’uomo, è una buona notizia. Se poi si ha il privilegio di osservarlo nella sua parte più intima, ovvero i fondali, la notizia assume le sembianze della sorpresa. O addirittura della magia! È prodigioso lo spettacolo offerto dalle profondità marine: una visione cangiante che sbalordisce sempre, giacché anche il sub più esperto si trova di fronte a nuove scoperte. Il Mediterraneo, in particolare, irrompe con stupore. Ben conosciamo la bellezza dei suoi paesaggi costieri, ma anche dell’entroterra: un habitat plurale considerato – nella sua complessità – una delle principali eco-regioni del pianeta a motivo della sua ricchezza di biodiversità. Tutto ciò è sotto gli occhi di tutti e risulta immediato riconoscerne e apprezzarne il fascino. Più difficile, invece, è immaginare la bellezza nascosta che giace silenziosa al di sotto del pelo dell’acqua, e giù fino a profondità irraggiungibili, dove vige una dimensione misteriosa, una vita inaspettatamente intensa e trafficata. La passione, e forse un pizzico di sana follia, di chi indossa una muta e tutto l’occorrente (respiratore, scooter, videocamera) per immergersi alla scoperta dei fondali più belli, fortunatamente svela ai più che rimangono a terra i misteri delle bellezze sommerse. E sono tante. Non si tratta solo di fauna, ancorché questa sia certamente variopinta, multiforme e inaspettata; il mondo che sta laggiù regala una flora ittica generosa, paesaggi costituiti e attraversati da grotte, vulcani, coralli, correnti, e anche dagli antichi carichi del passato con le sue tracce di storia lì giacenti da secoli e millenni. D’altronde, i famosi “bronzi” sono stati ottimamente custoditi dai fondali jonici.

Sotto questo punto di vista sono davvero originali e sempre interessanti gli incontri che si fanno in fondo al mare: ad esempio i relitti, risalenti – in massima parte – al periodo del secondo conflitto mondiale. E numerosi sono quelli rinvenuti nel Mediterraneo, dall’arcipelago toscano al canale di Sicilia, dalle coste iberiche a quelle nordafricane, da quelle dalmate allo Ionio e fino al Medio Oriente. Una ricchezza da conoscere, da proteggere, da tutelare. Dal punto di vista subacqueo, oltre ad essere un sito affascinante, il relitto si rivela un’importante zona di ripopolamento faunistico, ad esempio per  ricciole, cernie, saraghi, corvine, eccetera; questo effetto benefico è garantito dal fatto che il relitto rappresenta un elemento ostruttivo per chi sia dedito alla pesca di frodo o ad impropri metodi a strascico, i quali, com’è noto, impattano negativamente sull’ambiente marino poiché distruggono e asportano qualsiasi cosa intercettino sul fondale. Per tali ragioni ci sono Paesi che hanno trasformato i rottami delle imbarcazioni in vere e proprie risorse ecologiche: emblematico è il caso di Malta. Qui, infatti, il governo – già da più di vent’anni – ha deciso di bonificare i relitti per poi affondarli nelle acque  prospicienti alla costa e così creare a bassissimo costo un ambiente marino prospero tanto sotto il profilo prettamente ecologico quanto sotto l’aspetto turistico, dal momento che l’isola maltese è diventata la maggiore attrazione per i subacquei. Situazione analoga si riscontra in Micronesia dove i fondali della Truk Lagoon ospitano una settantina di relitti giapponesi affondati durante la seconda guerra mondiale: oggi questo sito presenta una ricchissima colonia di pesci e coralli di ogni specie, ed è considerato il paradiso mondiale dei sub. In Italia lo “scuttling”, ossia l’affondamento volontario di navi e imbarcazioni, non è preso in considerazione e ciò non solo non procura i benefici sopra menzionati, ma costituisce addirittura uno spreco inutile. Infatti i nostri relitti giacciono nei porti italiani per decenni, con l’aggravante che lo Stato deve accollarsi pure un’autolesionistica tassa di stazionamento oltre che essere complice di situazioni oggettivamente indecorose.

Concedendoci un pizzico di sarcasmo, si potrebbe affermare che sulla terraferma le cose vadano peggio di quello che si registra in fondo al mare, con le sue bellezze sommerse! Il Mediterraneo offre tanto: i fondali dell’arcipelago delle Eolie compongono un panorama da non perdere al pari delle coste attorno alla punta d’Italia. Qui, sul Tirreno, si segnalano i fondali generosi di Capo Vaticano e quelli dello Stretto dov’è nato il mito di Scilla e Cariddi. Scilla, in particolare, presenta una limpidezza dell’acqua e una ricchezza di nutrienti dovute alle forti correnti; un po’ più a Nord i fondali di Palmi regalano delle gorgonie rosse stupefacenti, mentre ad Amantea si riscontrano magnifici rami di corallo nero nascosti sotto il caratteristico e luminoso rivestimento bianco. I fondali dell’area jonica calabrese sono conosciuti soprattutto per la zona compresa tra Capo Colonna e Le Castella grazie ad un’abbondante varietà di pesci. Il basso Jonio è noto, invece, per le scogliere e per i tanti relitti di navi militari e commerciali: senza dubbio il più famoso fra questi è il Pasubio, un piroscafo lungo novanta metri, silurato nel 1943 a largo di Roccella Jonica e adagiatosi a quarantaquattro metri di profondità, dove riposa ben conservato e ben fotografato dagli appassionati. Anche i fondali di Guardavalle espongono orgogliosi il loro splendido relitto: si tratta del Kingdom, adagiato a bassa profondità e perciò tappa ideale anche per i subacquei meno esperti. Come si è già accennato, l’importanza di tali relitti risiede non solo nel valore storico e turistico ma anche in quello ecologico, sicché dovunque vi sia un’imbarcazione affondata prospera la vita acquatica. Altro che navi dei veleni!

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