Dadada beach museum, la prima spiaggia-museo del Mediterraneo

Intuizione, fantasia, creatività. O forse una folgorazione o una prospettiva seducente che ti lusinga e non ti lascia più fino a quando non le dai ascolto. In una parola: il genio. Perché geniale è l’idea di Roberto Talarico, imprenditore e titolare del lido Dadadà di Montauro, sulla magnifica costa jonica catanzarese. L’ispirazione nasce dall’infinità di oggetti smarriti e non reclamati che ogni anno, a fine stagione, trova sulla spiaggia: dagli occhiali alle ciabatte, dalle chiavi ai cappellini; e così immagina di riutilizzarli. L’incontro con Mario Loprete, artista di fama internazionale, fa il resto. E così l’estate 2018 regala il Dadada Beach Museum, che, da quanto ne sappiamo, è il primo museo – con tanto di catalogo e percorso – allestito su una spiaggia. Pur esistendo infatti iniziative simili – famosa a tal riguardo è quella di Barcellona – si tratta più che altro di installazioni o sculture di sabbia.

Loprete esprime la sua cifra creativa mediante un’originale tecnica scultorea che incontra la pittura, e ama utilizzare il cemento, simbolo al tempo stesso di antico e moderno. Prende spunto dalla corrente hip hop americana, dove è ben considerato tanto da aver guadagnato un titolo in copertina con relativo articolo sul recente numero di luglio del We Are Jersey, la rivista  statunitense icona del mondo hip hop. Un riconoscimento eccezionale se si pensa che tutti gli artisti di tale corrente non possono prescindere dall’essere menzionati in questo magazine se vogliono ottenere una sorta di sigillo ufficiale di qualità. 

Le sue opere in cemento esposte al Dadada Beach Museum  sono denominate “concrete sculputures” e realizzate in pieno stile Dada, ovvero rompendo ogni canone estetico tradizionale, compreso quello che pretende di esporre arte unicamente all’interno di stanzoni bianchi. La spiaggia, in tal senso, può diventare un unico luogo artistico, accessibile a tutti, dove installare delle opere in riva al mare diventa un gesto irriverente in linea con la filosofia dada. Cos’altro dire? Un museo di arte contemporanea decisamente fuori dagli schemi che ha l’ambizione di superare la stagionalità e di ospitare ulteriori collezioni destinate ad arricchirsi nel tempo, in un connubio tra arte, ambiente e territorio.

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