Antar. L’Ulisse d’Oriente.

di Felice Foresta

Una storia d’amore e diserzione. Una storia di andata e di ritorno. Di est e ovest. Una storia fiorentaraba. Antar, ultima avvolgente creatura di Eliana Iorfida, certo è tutto questo. Ma è anche di più. Molto di più. Se ci vuoi entrare dentro, però, non puoi fare a meno di attingere al granaio dorato del ginnasio. Dove hai imparato che i greci, quella strana mistura di terra, anima e divinità, erano avanti. Molto più avanti di noi. Per loro non c’erano solo il singolare e il plurale. Loro, quando volevano declinare il noi, l’essere insieme, il fare con, non parlavano né al singolare né al plurale. Usavano non un artificio linguistico ma, semplicemente, un loro straordinario modo di essere: il duale. Perché l’essenza vera dell’uomo, quell’essere mai pago di sé stesso e, quindi, nato per associarsi (ζῷον πολιτικόν), risiede nel noi, nel con, nel duale appunto. E duale è infatti la narrazione che lievita  tra le pagine binarie di questo bel romanzo che, mentre ti parla dell’armonia vellutata di Firenze, è capace di accompagnarti tra le croste impaurite di una Damasco bellissima e sfregiata dentro, e che, mentre ti consegna le suggestioni acerbe di un amore, raccoglie i postumi di un’altra storia che nasce spartana e muore infingarda. Antar, il nome riecheggia un famoso poeta-guerriero ante Islam, è un romanzo che non tutti potevano scrivere. O, meglio, mettiamola così, solo Eliana Iorfida poteva scrivere. Perché Eliana – memorabile il suo “Sette paia di scarpe”, romanzo d’esordio ispirato ad una fiaba persiana che le è valso il premio “La Giara” della Rai – è  scrittrice in purezza, ma, per vocazione e studi, è archeologa. Anzi archeologa d’Oriente, con alle spalle importanti missioni nazionali e internazionali, e che, come pochi, conosce, fino al ventre molle di una guerra senza meta, la realtà siriana.

“Affratellato a milioni di destini, abitante e naufrago di un Mediterraneo in continuo tumulto, cittadino di una terra elastica, che si espande e si restringe senza avere il tempo di assorbire appieno i cambiamenti che la attraversano, mi riconosco figlio legittimo di due culture, un arabo italiano che porta il suo messaggio a un mondo che ancora deve venire”. Il senso di una narrazione speziata e deliziosa che ti abbraccia da subito sta tutta qui. Ovvero in una naturale capacità – in cui l’autrice si prodiga senza sforzi ma con ricchezza di contesto e di pretesto – di cucire, tendere, avvicinare, allentare e poi suggellare definitivamente due mondi apparentemente diversi e che, invece, appartengono prepotentemente alla stessa etnia mediterranea. Di cui, a volte, facciamo fatica a comprenderne l’inesauribile profondità di valori, di ritmi ancestrali, e di stimmate di pensiero. Eliana Iorfida, invece, non incorre in alcuna dimenticanza e così affida alla vicende di vita e di cuore (le storie d’amore, la ricerca del fratello, il rapporto conflittuale con il padre, e soprattutto l’inevitabile dualità) di Antar, alle sue paure, alla sua generosità, al suo anelito di normalità, pagine dense di amore e morte (ἔρως καὶ θάνατος, il greco torna sempre, perché dal greco veniamo), di sentimento e passione. In sottofondo, e poi mica tanto, rimane quella strana idiozia dell’uomo che è la guerra. Un’idiozia contro la quale serve pregare il Dio, a patto che sia il Dio non di un popolo o di una fazione; servono eroi quotidiani come Antar, l’Ulisse d’Oriente. E, soprattutto, servono libri pieni di delicatezza e meraviglia. Come quelli di Eliana Iorfida. Come l’ultimo suo romanzo dedicato al gesuita italiano, padre Paolo Dall’Oglio, sequestrato a Raqqa, in Siria,  di cui da cinque anni non si hanno notizie, ineguagliabile promotore della pace e del dialogo interreligioso. Come Antar, chicca di storia e d’incanto. Shukran Eliana. Grazie davvero.

 

Titolo:  Antar

Autore: Eliana Iorfida

Anno:    2018

Casa Editrice:   Vertigo

Pagine: 197

Prezzo: Euro 14,00

 

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