Cyberbullismo: distorsione comunicativa?

di Bruno Pisani*

Il cyberbullismo è una patologia relazionale nata in famiglia come espressione di disagio emotivo-comunicativo. Si tratta spesso di ragazzi poco o nulla abituati al contatto fisico, sia esso rappresentato da un abbraccio o da una carezza o un bacio. In genere figli di genitori distanzianti, senza contatto oculare, con patologie comunicative che vengono applicate sistematicamente nella quotidianità familiare. In queste realtà l’incongruenza dialogica è una delle cause più frequenti di blocchi comunicativi e/o distorsioni. Il futuro cyberbullo viene esposto in modo continuativo a comunicazioni incongrue, con la caratteristica del doppio legame, ossia senza la possibilità di potersi sottrarre al ruolo di destinatario di messaggi paradossali. La modalità espressiva non congrua al contenuto del messaggio non consente inoltre, ai figli, di contestualizzare emotivamente la realtà che stanno vivendo. Spesso durante una conversazione familiare uno dei genitori attribuisce al figlio idee e certezze o affermazioni non vere. Questo pensiero sperimentato inizialmente come estraneo dal

figlio successivamente viene introiettato anche se non se ne riconosce l’appartenenza. Partendo da questi presupposti si capisce come questi ragazzi crescano in modo da evitare il contatto relazionale diretto, soprattutto oculare, e sviluppino una modalità relazionale intimidatoria che verrà esercitata principalmente nel mondo del virtuale, facilmente accessibile ed a basso costo. Nel contesto del virtuale il cyberbullo infatti, compensa le sue difficoltà relazionali-comunicative e l’incapacità di sentire l’emozione che il suo interlocutore avverte. Vive lontano dal contatto reale che sperimenta come minaccioso, al riparo dalla mente altrui la cui malevolenza è sempre temuta e data per certa. Date le condizioni di sviluppo è inevitabile per il cyberbullo essere crudele e non avere nessuna o poca consapevolezza delle conseguenze delle sue azioni. In fondo il cyberbullo è stato creato in famiglia per esercitare questo ruolo nella società virtuale, vittima, prima di tutto lui, di relazioni patologiche familiari che si autoalimentano e che creano una mente crudele che ha bi
sogno di fare del male per trovare un punto di equilibrio al di sopra delle mille contraddizioni interne che ne rendono a volte la vita insostenibile. La prevenzione deve essere ovviamente esercitata in famiglia e l’intero nucleo, in caso di bullismo, dovrebbe essere sottoposto a psicoterapia. L’associazione “Mi.Pi.Aci.” ha da poco tempo pubblicato un manuale di genitorialità, che può essere ritirato direttamente dal sito www.associazionemipiaci.it e che rappresenta per le famiglie un valido punto di riferimento per creare relazioni in armonia, ponendo così i figli al riparo da possibili futuri disagi relazionali e comportamentali.

 

* Bruno Pisani, neuropsichiatra infantile, neurofisiopatologo, presidente della Associazione Mi.Pi.Aci, opera da trent’anni nel campo del disagio giovanile. Esperto di problematiche relative alla genitorialità, conduce corsi in ambito scolastico per promuovere la conoscenza dello studente portatore di disagio relazionale.  Per ulteriori info: www.associazionemipiaci.it

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