“Vivere per addizione”: Cataldo Perri…

 

 

<<Ho preso in mano la chitarra battente per caso, a una cena da amici, e il suo suono mi è rimasto sempre in testa. Era come sentire la risacca del mare e i rumori del Mediterraneo>>. È così che Cataldo Perri, “cantautore jonico”, descrive il suo approccio con la musica, passione che coltiva sin dai tempi perugini dell’Università dove la nostalgia e il distacco dal suo paese, Cariati, si manifestano attraverso la ricerca delle radici, e quindi della parlata, dei suoni, dei cibi, dei colori, degli odori, dei rumori del suo meraviglioso angolo di Calabria.

Ispirazioni fortissime, che lo spingono a recuperare ballate e tarantelle della tradizione popolare utilizzando parole di racconti antichi e suoni della chitarra battente, che impara da autodidatta e oggi suona con una maestria impareggiabile.

Eppure Cataldo Perri di professione fa altro: è medico di medicina generale nel suo paese, dove, dopo la laurea, decide di tornare <<per un dovere morale e politico>>. Dovere che fa rima con impegno civile a favore dei più deboli e contro ogni prepotenza;  tematiche, queste, presenti nella sua produzione artistica.

“Medico per mangiare, musicista per vivere” è il motto che si cuce addosso, probabilmente stimolato dai continui rimproveri della mamma, la quale, temendo che il figliuolo si distragga dalla disciplina medica, gli rammenta che con la musica non si mangia! Ma una passione così forte non si può reprimere. Esce il suo primo disco, “Rotte saracene”,  in cui raccoglie la colonna sonora di una sua opera teatrale intitolata “Laura e il sultano” che narra la vicenda di una ragazza di Cariati rapita dai Turchi nel 1500 e poi divenuta la favorita del sultano di Costantinopoli. La Rai nel ’92 acquista i diritti di Rotte Saracene, spesso utilizzate in trasmissioni televisive come Linea blu, Geo&Geo, Sereno variabile, Mediterraneo.

Nel 2001 realizza “Bastimenti”, un’altra opera teatrale e musicale: qui racconta la vicenda del nonno partito nel 1924 per l’Argentina, mai più ritornato e mai conosciuto. Nel 2006 succede un fatto curioso:  pochi secondi della sua frizzante “Tarantella di Cariati” accompagnano lo spot della pasta Divella in tutte le tv: è un successo clamoroso, di cui però non ne gode economicamente poiché quei pochi secondi non fanno scattare il diritto d’autore. E la mamma infierisce: con la musica non si mangia!

Nel 2011 realizza “Guellaré”, un disco registrato con il gruppo “Lo Squintetto” composto dai bravi Piero Gallina, Enzo Naccarato, Nicola Pisani, Carlo Cimino, Checco Pallone. Il lavoro viene premiato come miglior etnodisco 2011 dalla trasmissione Demo di RadioRai1. È  in questa disco, in modo particolare, che si sente di più la sua rabbia contro la ‘ndrangheta e contro la sofferenza procurata dalle carrette del mare.

Nel frattempo, Cataldo Perri fa apprezzati concerti in Italia, in Europa e un po’ dovunque nel mondo, tiene lezioni-concerto sulla chitarra battente, scrive musiche per alcune fiction della Rai, riceve riconoscimenti, rappresenta l’Italia in prestigiosi festival internazionali. E trova anche il tempo di scrivere libri: “Ohi dottò”, del 2012, è una simpatica descrizione delle varie tipologie umane calabresi, con i loro pregi e difetti, incontrate in anni di attività medica. “Malura”, scritto lo scorso anno e vincitore del premio Amantea, è invece un romanzo che mette il focus sulla condizione umana impastata di sofferenza e felicità, cadute e rivincite.

E a proposito di rivincite, un giorno bussano alla sua porta: è la mamma ad aprire, che si trova inaspettatamente di fronte un enorme scatolone, ma proprio enorme, dietro al quale si nasconde il postino. Aprono il pacco: è stracolmo di confezioni di pasta, in ogni formato. È il minino con cui la Divella sente di dover ringraziare per quello spot fortunato il suo autore musicale; il quale, cogliendo la palla al balzo, rivolge alla mamma questo monito perentoriamente vendicativo:  <<E non dirmi più che con la musica non si mangia!>>

Da più di un decennio Perri ha iniziato una bella collaborazione con lo scrittore calabrese Carmine Abate: insieme hanno messo su un raffinato spettacolo di musica e letture che recentemente è maturato nell’idea di realizzare un concept-album, intitolato “Vivere per addizione”,  proprio come uno dei più fortunati libri dello scrittore.  Il disco uscirà a luglio con l’etichetta della casa discografica CNI di Paolo Dossena.

Si tratta di dieci brani, ognuno dei quali è ispirato ad un romanzo di Abate e alla grande cultura arbreshe di cui lo scrittore – originario  di Carfizzi e vincitore del premio Campiello 2012 – è rappresentante prestigioso.

Il format artistico di “Vivere per addizione” non ha precedenti nella storia della produzione musicale italiana, a parte l’album “Non al denaro non all’amore né al cielo” di Fabrizio De Andrè tratto dall’antologia di Spoon River. Il filo conduttore del disco è il variegato, emozionante universo letterario di Abate e in particolare un concetto molto caro sia ad Abate che a Perri, racchiuso tutto nel titolo: un uomo non è solo del posto dove nasce ma l’insieme dei posti in cui è vissuto.

E di posti, Cataldo Perri, sembra viverne tanti. Prossimamente, ad esempio, andrà in Argentina, un tempo meta di infinite emigrazioni calabresi, la terra da cui suo nonno non è più ritornato. Laggiù si prefigura un progetto assai stimolante a motivo della collaborazione artistica instaurata col grande musicista argentino Ariel Pirotti, vincitore del Grammy per la musica sudamericana.  A ottobre Cataldo Perri terrà un concerto a Buenos Aires, assieme alla grande orchestra di tango diretta dallo stesso maestro Pirotti. E il nonno sarà certamente in sala ad applaudire, mentre un po’ di Mediterraneo continua a mescolarsi con l’Oceano.

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