Le Valli Cupe, il “segreto meglio…”

“Il segreto meglio custodito d’Europa”: è così che il naturalista belga John Bouquet ha definito le Valli Cupe, il gran canyon della Calabria.

E in effetti si tratta di un luogo incantato, situato nel territorio di Sersale a metà strada tra il Mar Jonio e la Presila Catanzarese, scoperto solo pochi anni fa grazie ad un giovane botanico ed esploratore del posto, Carmine Lupia. Un habitat davvero magico, ancora poco conosciuto in Italia, dove la natura si è superata in bellezza per regalare momenti e visioni sorprendenti al visitatore, il quale non può che restare piacevolmente stupefatto dal sentirsi immerso in un paesaggio spettacolare costituito da una natura selvaggia all’interno e all’intorno della quale sono incastonati frammenti di antiche civiltà, eco di leggende lontane, testimonianze di un passato in cui la storia di questa regione emerge da protagonista nell’incontro tra Oriente e Occidente, tra il mondo bizantino e quello latino.

Le Valli Cupe, insomma, sembrano assommare la bellezza incontaminata di una natura che si rivela estremamente generosa con l’azione positiva dell’uomo che, anticamente,  proprio qui sembra aver individuato l’ambientazione esatta per stupirsi e fare esperienza del bello.

Il canyon della Calabria si raggiunge imboccando il bivio per Cropani dalla strada statale 106, che corre a livello del mare lungo il Golfo di Squillace, per poi salire verso il centro abitato di Sersale, 740 metri sullo Ionio, attraversando colline che ospitano uliveti e macchia mediterranea. Man mano che si sale di quota lo scenario cambia, accompagnando il visitatore in un susseguirsi di immagini diverse che all’ulivo sostituiscono gradatamente querce e castagni.

A questo punto, addentrarsi nelle Valli Cupe è un’avventura meravigliosa che si può sostenere secondo diversi livelli di difficoltà, tutti supportati dalla cooperativa “Segreti Mediterranei” nata proprio con lo scopo di aiutare il turista nella scoperta e nella visita del canyon e del suo patrimonio. Tutto questo lo si può fare con visite guidate ed escursioni a cavallo o a dorso d’asino, potendo anche raggiungere i percorsi più inaccessibili mediante apposite jeep, e usufruire della balneazione fluviale nei luoghi delle cascate.

Le Valli Cupe sono come una scatola cinese che regala una sorpresa dentro un’altra, uno stupore dietro un altro. Un canyon spettacolare dalle pareti tortuose che arrivano fino ad un’altezza di 130 metri, creatosi grazie a secoli e secoli di scavo della montagna da parte dei corsi d’acqua, attorno al quale insiste un vero e proprio museo a cielo aperto fatto di gole, di cascate, di torrenti, di boschi secolari, di monoliti;  ma anche di rovine di antichi monasteri basiliani e borghi scomparsi. Si contano addirittura un centinaio di cascate immerse in una vegetazione lussureggiante: quella più famosa è la Campanaro, alta 22 metri, facilmente raggiungibile con qualsiasi mezzo; nel sentiero che colà conduce si  può pure ammirare ciò che resta di un antico ponte. Ma anche la Cascata della Rupe e le Gole del Crocchio destano particolare interesse per il loro notevole valore naturalistico.

Accompagnato alla graduale scoperta di questo luogo, al visitatore si rivela tutta l’originalità di questo habitat ricco di specie vegetali di rara bellezza, fra cui la felce bulbifera considerata dalla comunità scientifica un monumento geologico; o il più profano frassino, l’albero dal quale anticamente si estraeva la manna usata come dolcificante. Ma pure la fauna contribuisce a rendere particolarissimo questo parco, grazie alla presenza di specie molto rare come la salamandrina dagli occhiali, il nibbio, il gufo reale, il gheppio, il corvo imperiale, l’avvoltoio egiziano.

Un vero e proprio incanto che – come si diceva – solo recentemente ha guadagnato la ribalta e l’attenzione di un turismo di qualità, visto l’interesse dedicato alle Valli Cupe, tra l’altro, dal National Geographic, dalla Bbc nonché dal programma Rai Geo&Geo.

Un interesse derivato evidentemente dell’aspetto naturalistico, ma arricchito dalla proverbiale ospitalità dei calabresi e dalla loro genuina enogastronomia, nonché da aspetti storici, leggendari e mistici insiti in questo territorio.

Infatti alla riserva naturale delle Valli Cupe afferiscono le rovine di castelli, monasteri e antichi borghi scomparsi, come la perduta città di Barbaro, il cui ricordo è avvolto da un’aura di fascino, mistero e leggenda laddove si narra che, caduta sotto la dominazione saracena, sia stata liberata da Carlo Magno che vi inviò Orlando e altri paladini; una leggenda che in questo territorio vive e sopravvive impetuosamente grazie alla misteriosa presenza di toponimi appartenenti al ciclo carolingio: colle d’Orlando, Razzone, Moscardinu, Fariano, Filippazzo, Luccio.

Al periodo medievale risalgono anche i monasteri di Santa Maria della Sana e di San Nicola (poi trasformato in castello) e dei Santi Tre Fanciulli dove nel 1217 soggiornò addirittura Papa Onorio III.

Altra importante testimonianza storico-mistica è rappresentata dal monastero di Santa Maria d’Acquaviva, detto anche di Monacaria, costruito nel 1194 dal grande teologo e abate calabrese Gioacchino da Fiore, “di spirito profetico dotato” secondo la definizione che ne fa Dante Alighieri nel canto XII del Paradiso.

Già… il paradiso, di cui la riserva naturale delle Valli Cupe, a pochi chilometri dal capoluogo calabrese, sembra essere veramente una prefigurazione.

 

 

Ad occuparsi della gestione dei servizi della Riserva, quindi delle escursioni e delle guide, è la Cooperativa “Segreti Mediterranei”. Per la promozione e lo sviluppo del territorio opera anche l’associazione “Terra Futura”.

Sul sito http://www.riservanaturalevallicupe.it/ nella sezione “Attività” è possibile reperire tutte le info riguardanti escursioni, sentieri, percorsi, visite guidate e programmi speciali.

 

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admin

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